STORIE PAZZESCHE (Damian Szifron 2014)

Vorrei trovare un modo intelligente per parlare di questo film, possibilmente senza scadere nello spoiler, ma dubito ci sia modo di farlo, anche perché più ci ripenso e più mi fomento e quindi improvviserò.

Storie Pazzesche è un film argentino scritto e diretto da Damian Szifron, prodotto da Pedro Almodovar che è stato presentato “in concorso” nel 2014 al Festival di Cannes.
Se qualcuno mi chiedesse di giocare al gioco delle associazioni mentali io alla parola “rabbia”, a mani basse, risponderei con il titolo di questo film. Ci sono arrivata per vie traverse, diciamo che in un primo tempo sono stata incuriosita dal titolo, ma al di là del fatto di non aver capito bene, in un primo momento, di cosa si trattasse, anche questo film era irrimediabilmente finito, come molti altri per un motivo o per l’altro, nella mia lista d’attesa (ormai paragonabile ad un pozzo senza fondo), fino a quando, per la legge universale del “meglio tardi che mai” è arrivato il suo turno e gli ho dato la più che meritata attenzione.

Senza inalberarmi in discorsi contorti, ci terrei a dire che Charlie Chaplin, in vita sua, ha partorito tra i tanti un aforisma famosissimo che potrebbe riassumere alla perfezione questo lungometraggio, ovvero “la vita è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo”.
Damian Szifron, con questo lavoro non fa altro che inscenare il concetto della “giornata no”, lasciando davvero pochissimo spazio all’interpretazione. Il film è, come suggerito già dal titolo, un’autentica raccolta formata da 6 brevi racconti tutti scollegati tra di loro con diversi scenari e attori, ma con un unico elemento in comune grazie al quale lo sceneggiatore si lancia a capofitto nella psiche umana, quasi esplicitamente determinato nella messa in atto di un vero e proprio esperimento antropologico nel quale gli esseri umani sono le autentiche cavie, di turno, studiate da lontano.
Queste persone sono poste davanti a delle semplicissime situazioni che potrebbero capitare davvero a chiunque nella vita di tutti i giorni, ma il bello inizia quando l’autore si prende la libertà di ignorare totalmente le varie ed eventuali conseguenze di azioni considerate illegali davanti agli occhi della legge (in almeno il 90% degli stati del pianeta terra) e della domanda esistenziale “e se invece io te la facessi pagare davvero?”, facendo così scattare la scintilla della vendetta in grado di portare i personaggi delle varie storie a sfogarsi, cedendo irrimediabilmente al fascino delle ripicche e vendette senza freni, in tutte le loro sfumature, e portando la narrazione all’estremo fino al punto di sfociare nella violenza spietata e a volte anche nel grottesco.

Per quanto mi riguarda è stato un autentico colpo di fulmine (e per me è raro), anche perché dopo i primi 15 minuti ero ferma davanti allo schemo con una smorfia molto stupida, e parecchio divertita, in faccia. E’ entrato ufficialmente a far parte della mia lista di visioni da ripetere più volte durante l’anno, a scopo terapeutico. Se, come me, amate lo humor nero e il senso dell’assurdo, questo film vi strapperà senz’altro almeno una risata (io non riuscivo a smettere). Quel che è certo è che guardando Storie Pazzesche dimenticherete con ottime probabilità eventuali preoccupazioni per almeno un’ora e mezzo.

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