un veloce appunto

Va bene, l’ultima settimana è stata molto scombussolata dagli eventi e così i miei piani di pubblicazione sul blog, ma una cosa la devo festeggiare.

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La scorsa domenica si sono tenuti i consueti Hollywood Foreign Press Association’s Golden Globes a Los Angeles e, diversamente dal passato, quest’anno è successa una cosa paranormale, a parte il fatto di rivedere Ricky Gervais a presentarli (che adoro nel suo essere dannatamente politically incorrect e seriamente pensavo non sarebbe più successo).

Io di solito sono molto scontenta delle nominations delle serie televisive, ma quest’anno invece seguendo il mantra del “tanto chi piace a me non si becca mai niente” avevo deciso di fregarmene.
E’ anche vero che di solito tifo molto di più per la sezione cinematografica, ma quest’anno la Hollywood Foreign Press mi piace pensare si sia sentita provocata, perché altrimenti non si spiegherebbe un tale atteggiamento.  Hanno considerato, ad esempio, Eva Green per Penny Dreadful, Wagner Moura per Narcos, Oscar Isaac per Show Me a Hero, Gael Garcia Bernal per Mozart In The Jungle e lo stesso Mozart In The Jungle. Certo uno straccio di  nomination a un gioiellino televisivo come Hannibal della NBC non penso gli avrebbe provocato un’orticaria se ci fosse stata, ma per me è già stato un miracolo questo.

E quindi, cosa abbiamo imparato da questa edizione? per caso che il paranormale è tra di noi? che per una volta ci ho schifosamente preso? che ho capito come funzionano le loro menti malate? che ho avuto un culo grosso come Shanghai? può darsi, non lo so… PERO’ QUELLO CHE MI HA RESO PARTICOLARMENTE FELICE E CHE NON MI HA FATTA PENTIRE DI ESSERE RIMASTA SVEGLIA FINO AD UN ORARIO INDEGNO E’ CHE LORO HANNO VINTO

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Gael Garcia Bernal

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Oscar Isaac

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Jason Schwarzmann e il resto del cast di Mozart In The Jungle

è più che altro un reminder per me stessa per testimoniare che è successo davvero ed è tutto bellissimo.

…l’anno prossimo tornerò a bestemmiare lo so, ma non importa.

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“For we’re like creatures in the wind, and wild is the wind”

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Quando dicono che il rock è nostalgia non ti dicono quanto effettivamente faccia male arrivarci e come si faccia ad affrontare il distacco. La morte di un artista di fama mondiale o meno è sempre pesante per i fan, ma come si gestisce la morte di qualcuno che ha segnato la storia del mondo per circa 50 anni? Con la morte di David Bowie si chiude sempre di più un’epoca per la musica mondiale e io sono pervasa dall’ansia al solo pensiero.
Sono ormai passate più di 72 ore dal momento in cui ho saputo della tragica notizia che ha colpito il mondo della musica e ancora non so bene cosa dire. Dovevo dire qualcosa, ma non sapevo come farlo. L’ultima delle mie intenzioni è di far diventare questo blog un necrologio, ma ultimamente mi ci stanno obbligando. Beh sappiate che non è piacevole, ho dovuto far passare tre giorni per mettere insieme due idee in croce e non sono nemmeno sicura saranno soddisfacenti man mano che si arriverà in fondo al post.

Partiamo da qui: allora, secondo voi cosa c’è di più brutto dello svegliarsi un lunedì mattina dopo aver fatto la nottata per i golden globes e aver festeggiato perché gran parte della gente per cui tifavi aveva finalmente vinto e sentirsi dire da tua madre al posto di “Ciao” o “Buongiorno” la seguente frase: “E’ morto David Bowie… era un cantante inglese, lo conosci?” (il fatto che mia madre non sappia chi sia è un discorso su cui anch’io cerco di glissare per amore della pace). Secondo me niente batte una tale mole di letame. E’ troppo anche per un lunedì mattina.

E’ davvero ingiusto, oltretutto, perché l’8 gennaio è stato il suo compleanno e usciva in concomitanza il suo ultimo album Blackstar. Entrambi motivi per cui far festa, e ora? ora non ho il coraggio di ascoltarlo anche perché il suo manager ha detto che era una sorta di saluto ai fans. Cioè, non sono pronta.

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David Bowie è stato un artista importantissimo per un numero spaventoso di persone. E’ stato una figura singolare, un pioniere, che ha avuto sempre il coraggio di osare e ha ispirato una moltitudine infinita di artisti a sua volta. Se non ci fosse stato David Bowie, l’artista, a quest’ora non esisterebbero tutti i sottogeneri musicali che esistono. E’ stato un personaggio fondamentale e non ce ne sarà più uno così.

A livello personale, se dovessi fare un breve excursus dei miei 30 anni di vita, devo dire che non saprei proprio quale sia stato il momento preciso in cui ho sentito parlare di lui per la prima volta, ero piccola, ma ricordo una delle prime volte che ho visto un suo video con cognizione di causa in tv, credo fosse l’ormai lontano 1999.
Gli anni novanta… aiuto, a ripensarci mi viene da ridere per come facessi a campare senza internet, da amante della musica era un inferno trovare roba particolare soprattutto perché ora abbiamo accesso a una mole immensa di materiale digitando solo un paio di tasti, ma prima se non avevi la frequenza radio decente a portata di mano o le riviste musicali di settore a farti da vademecum era davvero dura.
Insomma avevo 13 o 14 anni e devo dire grazie a canali come TMC2 (non ho ancora accettato il suo oscuramento), MTV (quando ancora era definibile come canale musicale a tutto tondo). Comunque era il 1999, l’album Hours… era nel pieno della fase promozionale, il video era quello di Thursday’s Child. La canzone, una ballad molto bella, è tutt’ora secondo me molto sottovalutata, lui all’epoca portava i capelli lunghi e faceva così

Se devo essere sincera non sono mai stata una grandissima conoscitrice della sua carriera a tutto tondo, anche perché è davvero quanto di più vasto ci sia nel panorama musicale mondiale però negli anni ho conosciuto persone che mi ci hanno fatta avvicinare di più, facendomi conoscere le varie incarnazioni del Duca Bianco, partendo dagli albori fino ad arrivare a tempi più recenti, passando poi per la sua fase più glam.  Mi porterò dietro per sempre pezzi come Scary Monsters, China Girl, Absolute Beginners, Life on Mars?, Space Oddity, Let’s Dance o Rebel Rebel, per citarne alcuni. Però il periodo a cui mi sento più legata, per sonorità è il periodo berlinese.

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con Iggy Pop

Amo Berlino, è una città che può non piacere a tutti a prima vista, ma non mi importa. Quando penso a Berlino io penso alla musica che mi piace,low_album e oltre ad alcuni gruppi autoctoni di un certo peso, in primis penso a David Bowie che viveva a Schöneberg. Mi piace moltissimo anche Londra e oggettivamente mi rendo conto sia ingiusto declassarla, perché a livello musicale mi ha dato molto di più della capitale teutonica, ma l’atmosfera è tutta un’altra cosa.
Berlino, per David Bowie (e non solo) è stata prima di tutto una cura, poi un laboratorio creativo. Il cosiddetto periodo berlinese della sua 5938756b541208774b57c7aafd5ca22f154f87bediscografia è contrassegnato da una trilogia composta rispettivamente dagli album LOW, HEROES e LODGER, registrati tra il 1977 e il 1979, ancora oggi un altissimo esempio di sperimentazione musicale.
Per quanto banale vi possa sembrare non credo lo ringrazierò mai abbastanza per avermi dato una bowie-lodgercolonna sonora perfetta per le mie visite passate e future in quella capitale europea, anche perché il mio ultimo viaggio lì, in particolare, consisteva in lunghe camminate con Warszawa, Sound and Vision e Always Crashing in the Same Car in loop nella testa così come Heroes e vi assicuro che, suggestione o meno, tutto acquistava un aspetto diverso, believe it or not. Al di là di tutto ciò questa fase della sua carriera ha poi lasciato il segno su tutta la sua produzione discografica successiva portandolo a rinnovarsi continuamente e collaborando con altri artisti chiave del panorama musicale internazionale.

Ora a rigor di logica dovrei anche parlare della sua saltuaria e allo steso tempo prolifica carriera d’attore, ma lascio perdere per ora, e posticipo a quando sarò un po’ più lucida e meno triste (?) per parlarne. Ora lasciatemi solo affogare tra le playlist della sua produzione discografica e tributi vari perché sono in totale negazione e non so per quanto lo sarò ancora.

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Lo so benissimo che tanti anni fa ci sei solo caduto sulla Terra e che, in fondo, adesso sei semplicemente tornato a casa, ma l’hai fatto troppo presto. Non ne avevamo abbastanza. Ci mancherai tantissimo Mr Starman, ora nulla sarà più lo stesso. Grazie di tutto.

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“All day long I think of things but nothing seems to satisfy, think I’ll lose my mind if I don’t find something to pacify” – BEST OF 2015

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E’ mezzanotte dell’ormai 4 gennaio e quando avrò pubblicato questo post sarà un altro orario, ma poco importa. Il punto è che è già gennaio 2016 inoltrato, ma io non ho ancora fatto auguri di alcun tipo quindi leviamoci subito questo pensiero: BUON ANNO FOLLOWERS!
Il mio blog esiste da pochi mesi e siete già cosi tanti a seguirmi! Non me l’aspettavo, sinceramente, e la cosa mi fa piacere. Mi fa piacere perché più vado avanti e più scopro di avere pareri in comune con molti di voi sul cinema.
Spero mi farete compagnia anche durante questo lungo 2016 appena iniziato e che d’ora in avanti ci sia una nuova ondata di uscite cinematografiche interessante di cui discutere. Questo è il mio unico proposito per l’anno nuovo: guardare più film possibili.

Il mio 2015 cinematografico tutto sommato è stato un anno soddisfacente sotto diversi punti di vista (momento fangirl disperata: dopo tantissimi anni passati a sperare invano ho incontrato Kenneth Branagh e per di più a Milano, cioè senza nemmeno dover fare chissà quanti chilometri, scusate se è poco), ma in fondo, il fatto è che ogni anno mi sembra di non essere andata abbastanza spesso al cinema o di non aver visto abbastanza cose. Lo so, non si può avere tutto dalla vita e io devo arrendermi all’idea.

Intanto due appunti:
– Continuerò a tenere il conto dei film visti in sala nella sezione MOVIES I WATCHED IN… in caso foste interessati e poi sinceramente torna utile anche a me perché ho una memoria infima.
– Forse farò una lista dei film che voglio assolutamente vedere quest’anno, nei prossimi giorni (forse… vedremo).

Per ora mi limito a elencare i 10 titoli che ho salvato nel 2015.
Premetto che non sono in grado di fare classifiche, mi sento sempre troppo bad mother e non sono in grado di scegliere con cognizione di causa, quindi non offendetevi e non urlate all’eresia. grazie.

1. Ex Machina

L’opera prima, alla regia, di Alex Garland ha avuto tanti applausi da parte mia per un motivo in particolare, ovvero perché è un film fantascientifico che è riuscito a stupirmi e a dare una ventata di aria fresca alla sottocategoria di film fantascientifici con robot al centro dell’azione. E’ stato, inoltre, un ottimo esempio di prova attoriale da parte di tutto il cast e spero vivamente faccia portare a casa qualche premio a qualcuno durante questa “awards season”. In ogni caso, in caso vi fosse sfuggita la recensione QUI ne parlo.


2. Gone Girl

Partendo dal fatto che ogni volta che David Fincher fa un film io vado a cuor leggero al cinema e da quando ha capito che collaborare con Trent Reznor e Atticus Ross per la colonna sonora è cosa buona e giusta io, di nuovo, vado al cinema anche con la prospettiva di due ore e mezzo di eargasm, anche Gone Girl non mi ha delusa. Oltretutto questo film ha sollevato un tema importante e spesso sottovalutato, ovvero l’approccio dei mass media nei confronti della tv del dolore e il relativo sciacallaggio giornalistico. Non perdonerò mai l’oscar mancato a Rosamund Pike per “Amazing Amy”, né il titolo affibbiato al film nel nostro paese.


3. Birdman

Tanto s’è detto di Birdman: c’è chi l’ha amato e chi l’ha detestato, a me è piaciuto nel complesso e sono stata contentissima abbia vinto l’oscar. Ho adorato tutto di questo film a partire dal cast e arrivando alla scelta registica dell’infinito piano sequenza. Ora aspetto The Revenant con una certa impazienza.


4. A Most Violent Year

Probabilmente a breve farò un post dedicato appositamente a questo film perché merita attenzione, e fortunatamente, anche se in ritardo di un anno e qualche mese sulla tabella di marcia, se ne sono accorti anche nel nostro paese perché dovrebbe finalmente uscire in Italia il prossimo 4 febbraio.
Questo film di J.C. Chandor è cupo e un po’ retrò, ma è un viaggio nel sogno americano oltre che una continua lotta per la sopravvivenza in ambito lavorativo, scegliendo il percorso più giusto per farlo.


5.
Storie Pazzesche

Questo film è più vecchio, ma io l’ho visto nel 2015 al cineforum quindi merita lo stesso di stare in questa lista. E’ stato una piacevolissima sorpresa perché sapevo fosse divertente, ma non pensavo così tanto. In ogni caso QUI ne ho parlato più ampiamente.


6. What We Do In The Shadows

Come nel caso di Ex Machina, ho pensato fosse più che doveroso includere anche questo mockumentary neozelandese al mio BEST OF perché anche questo film ha donato nuova linfa vitale al genere vampiresco. A riprova che non serve fare remakes su remakes per ravvivare l’interesse delle persone (ok se l’avessero distribuito anche qui sarebbe stato un ragionamento più fondato, ve lo passo). QUI trovate la mia personale recensione al film.


7. Suburra

Un film italiano! sì, e manco l’unico! Non vedo molti film italiani, è vero, ma da Romanzo Criminale (il film di Michele Placido) in poi ho visto una piccola luce di speranza. Abbiamo attori bravi anche noi se gli si da un copione dove si osa un po’ e Suburra a me è piaciuto parecchio. Mi è piaciuto perché Sollima è riuscito a dare un tono a tutto orchestrando la messa in scena senza cadere nel banale (poi il fatto che sia uscito in una circostanza piuttosto surreale è un altro conto).


8. Operazione U.N.C.L.E.

Ho già detto quanto io abbia adorato questo film nella recensione che potete trovare QUI, ma ribadisco anche qui che Guy Ritchie ha fatto un ottimo lavoro dimostrandosi un regista versatile anche mantenendo lo stile del buddy-movie.


9. Crimson Peak

Guillermo Del Toro mi ha fatto un regalo nel 2015 e questo film lo rappresenta a tutto tondo. Crimson Peak è un film che ho aspettato a lungo e sono stata ripagata in pieno, oltre al fatto che ho una nuova coppia di fratelli disturbati stile Mercoledì e Pugsley Addams, anche se in modo diverso. Insomma, Lucille Sharpe ha un posto speciale nel mio cuore e Thomas Sharpe è tutto ciò che sognavo di vedere fare a Tom Hiddleston (costumi di scena inclusi in primis) da quando lo “conosco”, quindi GRAZIE GUILLERMO. QUI trovate la recensione.


10. Il Racconto dei Racconti

Secondo film italiano! sì! Last but not least, ci vuole anche lui. Matteo Garrone ha sfornato un film particolarissimo e diverso, dimostrando che i fantasy li sappiamo fare anche “a casa nostra”, nonostante i detrattori. Visivamente spettacolare, Il Racconto dei Racconti sa il fatto suo e mi fa piacere stia raccogliendo consensi anche all’estero.

SPECIAL MENTION per Star Wars: The Force Awakens che è stato estromesso solo perché “troppo fresco” di visione e meritava allo stesso tempo uno spazio tutto suo perché è stato in un certo senso la vera rivelazione dell’anno, nonché scommessa, visto che più passava il tempo e più il terrore cresceva. QUI ho spiegato dettagliatamente perché alla fine l’ho visto.

Detto ciò penso sia il caso di concluderla qui, ho parlato anche troppo, quindi concludo con il primo pezzo ascoltato nel 2016: Paranoid dei Black Sabbath