“amo fatto er botto”

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Credo che ieri sia stata la prima volta in cui non vedevo l’ora arrivassero i David di Donatello. Al di la del fatto che negli ultimi anni l’attenzione riservatagli dal pubblico italiano sia stata se non minima pressoché nulla, quest’anno con l’arrivo su Sky si sono volute fare le cose in grande e senza strafare. Diciamo che si è tentato di dare un po’ di dignità a una premiazione maltrattata perché la sostanza c’era, il problema era un po’ l’organizzazione quindi la scelta è caduta sull’agire sulla falsa riga degli Oscar.
Per quanto riguarda i film in gara, con buona pace altrui, è vero non vantiamo una grandissima varietà di prodotti tali da dare vita a fazioni come agli Academy Awards, ma un’idea ce la si può fare e idem il tifo.
Come molti dei frequentatori del mio blog sanno non sono una che “ne sa a pacchi” di cinema italiano, anzi! Oltretutto sono molto selettiva con le commedie prodotte nel nostro paese (non lo faccio per cattiveria, giuro) e mi piace “soffrire” in caso con dei film drammatici o di genere, nonostante tutto qualche commedia italiana ogni tanto la guardo ma mi deve proprio colpire. Detto ciò sappiate che devo ancora vedere Perfetti Sconosciuti che ieri ha vinto come miglior film italiano, e altre pellicole candidate quindi non posso giudicare a 360 gradi.

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Invece ieri io tifavo spudoratamente per Lo Chiamavano Jeeg Robot e Non Essere Cattivo e, anche se mi sarebbe piaciuto vedere premiati entrambi in qualche modo, devo ammettere che non poteva andarmi meglio perché il supereroe coatto nazionale ha sbancato e con tutti i meriti. E’ stato bellissimo veder salire sul palco Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Antonia Truppo e Gabriele Mainetti a ritirare statuette.

Cinema: the David di Donatello Awards ceremony in Rome

Cosi come è stato altrettanto bello vedere un altro film che ho adorato tantissimo lo scorso anno, e che ha avuto modo di godere di una certa risonanza internazionale, vincere altrettanti premi anche se più che altro tecnici, sto parlando di Il Racconto dei Racconti o Tale of Tales di Matteo Garrone.
Entrambi i due film grandi esempi di cinema di genere e classificabili, in un certo senso, come “film che non sembrano film italiani” più che altro per quello che siamo abituati a vedere di solito. Mi rendo anche conto quanto sia oggettivamente svilente dirlo, ma tant’è.

Unica nota dolente che mi ha lasciata dddavvero un po’ con l’amaro in bocca è stata la poca considerazione di Non Essere Cattivo diretto da Claudio Caligari scomparso da qualche mese e, oltretutto, da quanto ho capito morto proprio poco dopo la fine  delle riprese. E’ un film che meriterebbe molta più attenzione di quanta ne abbia oggettivamente ricevuta. Questo film è una sorta di Trainspotting romano con dei bei personaggi ben caratterizzati grazie anche al lavoro fatto da Alessandro Borghi e Luca Marinelli. Inoltre Valerio Mastandrea ha svolto un lavorone di produzione.

Che questa edizione tirata a lucido possa essere da esempio per i gli anni a venire perché le cose belle succedono anche qui anche se c’è qualcuno che ancora si ostina a dire che il cinema italiano è morto, perché allora figuriamoci cosa poteva succedere se era vivo…

Qui trovate tutti i premi

Miglior film
Perfetti Sconosciuti, regia di Paolo Genovese

Miglior regista
Matteo Garrone per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Miglior regista esordiente
Gabriele Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore sceneggiatura
Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello per Perfetti sconosciuti

Miglior produttore
Gabriele Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attrice protagonista
Ilenia Pastorelli per Lo chiamavano Jeeg Robot

Miglior attore protagonista
Claudio Santamaria per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attrice non protagonista
Antonia Truppo per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attore non protagonista
Luca Marinelli per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore autore della fotografia
Peter Suschitzky per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore musicista
David Lang per Youth – La giovinezza

Migliore canzone originale
“Simple Song #3” per Youth – La giovinezza

Migliore scenografo
Dimitri Capuani – Alessia Anfusi per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore costumista
Massimo Cantini Parrini per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore truccatore
Gino Tamagnini per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore acconciatore
Francesco Pegoretti per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore montatore
Andrea Maguolo con la collaborazione di Federico Conforti per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore fonico di presa diretta
Angelo Bonanni per Non essere cattivo

Migliori effetti digitali
Makinarium per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

David Giovani
Giuseppe Tornatore per La corrispondenza

Miglior Film UE
Il figlio di Saul

Miglior Film straniero
Il ponte delle spie, di Steven Spielberg

Miglior documentario
S for Stanley di  Alex Infascelli

Miglior cortometraggio
Bellissima di Alessandro Capitani

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Hype pre-Croisette 2016

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Questa mattina è stata annunciata la lista dei film in concorso al prossimo Festival di Cannes e anche se ormai era praticamente ufficiale me ne sono stata buona buona e ho aspettato la conferma. Quest’anno torna in gara Nicolas Winding Refn con il suo horror in gonnella tanto sbandierato da un paio d’anni a questa parte.
Refn è uno che “se lo frequenti” non ti aspetti più niente, nel senso che dice tutto e il contrario di tutto e va bene così.
Mi piace farmi stupire al cinema e finora lui ci ha preso, quindi  più che altro, devo prepararmi psicologicamente all’idea che finalmente sta per uscire The Neon Demon (cioè la data italiana non esiste ancora), film che sigilla ulteriormente quello che ormai sembra sempre più un sodalizio artistico tra Refn e il compositore Cliff Martinez, e abbiamo anche un trailer (finalmente).
Elle Fanning è un’attrice che più passa il tempo e più apprezzo, nonostante la giovanissima età, ed oltretutto fa scelte interessanti, qui è in compagnia di Jena Malone, Christina Hendricks e Keanu Reeves.

Aspettiamo..

A Royal Night Out (Julian Jarrold – 2016)

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I reali inglesi, dai film ad ispirazione shakespeariana fino ad oggi, sono stati i protagonisti di svariati sceneggiati nel corso degli anni, ma più nello specifico, negli ultimi anni l’obiettivo si è spostato su un periodo storico preciso, un momento particolare per la monarchia: Re Giorgio VI e tutto ciò che gli ruota intorno.
Nel corso degli ultimi anni, ben tre film si sono occupati di questa porzione di novecento e parlo rispettivamente del bellissimo Il Discorso del Re, vincitore di svariati premi oscar all’edizione 2010, con Tom Hooper alla regia. Film che si è focalizzato sulla balbuzie del monarca, portata in scena egregiamente da Colin Firth.
Successivamente, un paio di anni dopo, miss Veronica Ciccone ci ha messo del suo fresca di divorzio da Guy Ritchie, dirigendo il suo secondo film puntando la telecamera sull’altra porzione della famiglia reale più strettamente imparentata con Re Giorgio VI, ovvero il fratello Edoardo VIII. Edoardo VIII è colui che è stato Re per neanche un anno abdicando per amore di Wallis Simpson ed il risultato è quell’operazione, a mio parere poco riuscita (quasi un guilty pleasure in realtà perché ha un gran cast, la fotografia di una campagna pubblicitaria di Chanel, manierismi registici di troppo, troppa carne al fuoco mal sviluppata) che il pubblico conosce come W.\E. o Edward e Wallis, film presentato a suo tempo al festival di Venezia.

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A Royal Night Out di Julian Jarrold invece, diversamente dalle operazioni precedenti, si concentra sulle figlie di Re Giorgio VI: Elisabetta II e Margareth da giovani.
La vicenda si svolge nientemeno che la notte dell’8 maggio 1945, il cosiddetto V-E Day (o Victory in Europe Day), il giorno della resa delle forze armate naziste in Europa che poneva fine al secondo conflitto mondiale.
La storia è semplice, ispirata a fatti realmente accaduti sebbene romanzata, affronta il tutto con l’utilizzo dello stratagemma narrativo della favola perché abbiamo a che fare in un certo senso con la vicenda di Cenerentola, ma al contrario nonostante sia comunque piena di imprevisti.
Se la prima, proveniente dalla bassa società, aspirava ad andare al ballo qui troviamo membri della famiglia reale che desiderano “vedere il mondo” mischiandosi tra la gente comune in una circostanza particolare dove non c’è differenza di ceto sociale, in seguito a tanti anni di reclusione a palazzo per una questione di etichetta.

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Il tutto si condensa in un giro rocambolesco lungo palazzi e vie del centro di una Londra sovraffollata e caotica, in festa, a tratti labirintica tra bassifondi e quartieri benestanti ed è anche un po’ questo il bello di questo film.
A Royal Night Out è film gradevole che non offre mai particolari guizzi che facciano urlare al miracolo, ma anzi svolge un’opera di distruzione dei canoni per cui i componenti della famiglia reale vengono spogliati della propria aura e rappresentati come persone comuni di una famiglia qualunque con preoccupazioni e pensieri della banale vita di tutti i giorni. Viene quindi portata alla ribalta un’immagine semplice, priva di cerimoniali. Il film per tutta la sua durata rimane tutto sommato sempre piuttosto stabile nei toni generali rischiando addirittura a tratti di essere un po’ prevedibile, ma la sua porzione di intrattenimento non si fa mancare.
Il cast è composto da attori che apprezzo da tempo e sono sempre una certezza (anche se in questa pellicola si sono visti poco), sto parlando di Emily Watson (War Horse, Everest, Red Dragon) e Rupert Everett (Il Matrimonio del mio Migliore Amico, L’Importanza di Chiamarsi Ernest, Hysteria), ma ci sono anche la bravissima Sarah Gadon (Enemy, Maps To The Stars) nei panni di Elisabetta, misurata e prudente e la giovane Bel Powley (Diario di una Teenager) nel ruolo di Margareth, sopra le righe e spericolata.

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Il motivo per cui ho deciso fosse una buona idea vederlo è legato, per certi versi, al solito collegamento banale che mi frega sempre, cioè: commedia inglese + Rupert Everett + Emily Watson + bella fotografia vintage = bel film, ma la realtà lo rispecchia solo per un settanta percento. Cioè per essere chiara, è tutt’altro che una ciofeca per come ne parlo. Il punto è che essendo stata influenzata molto dal trailer pensavo o meglio speravo di divertirmi di più, ma come ho detto, non è un limite. Ciò non toglie che A Royal Night Out sia un ottimo rimedio alla noia pomeridiana domenicale, in grado di farvi passare in modo piacevole due orette.

Prima di lasciarci devo esternare due cose:

  1. Perché anche questo film l’avete venduto al pubblico usando la formula di UNA NOTTE DA LEONI (che adoro, sia chiaro) usando lo stesso font nella locandina oltre al titolo? Il titolo italiano è UNA NOTTE CON LA REGINA. Per carità è oggettivamente vero, quella è la “futura” regina, niente da dire, ma… insomma… dovete per forza venderlo al pubblico come qualcosa che faccia ridere come nelle commedie americane? Smettetela vi prego.
  2. Cos’è successo a Rupert Everett? mi viene da piangere. Posso capire l’invecchiamento, posso capire tutto, ma quanto è gonfio in faccia? qualche anno fa non era così! Vi prego venite in mio soccorso nei commenti e ditemi che è solo ed esclusivamente tutta colpa del trucco perché mi piange il cuore.