Ghostbusters (Paul Feig – 2016)

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E’ il 30 dicembre, quest’anno ho scritto meno di quanto speravo di fare, ma un’ultima cosa prima di mandare a quel paese il 2016 voglio dirla. In realtà volevo fare un post su Rogue One, volevo anche tornare a vederlo perché mi è piaciuto tantissimo ecc ecc ma poi è morta Carrie Fisher e sono piombata nella tristezza più profonda da almeno tre giorni quindi eventualmente l’argomento lo riaprirò più avanti (magari quando riuscirò a rivedere il film).

Oggi volevo spendere due parole su uno dei film più bistrattati a scatola chiusa dell’anno, un film che sembra avere ammazzato il gatto il cane e il criceto a mezzo mondo.
No, non sto parlando di Batman v Superman (quello devo ancora vederlo), né di Suicide Squad (anche quello devo ancora vederlo, ma prima devo entrare in fase zen per digerire la visione di menasfiga nella parte di Joker), sto parlando di Ghostbusters.
Esatto, Ghostbusters la versione “in gonnella”.

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Alla luce di un paio di mie updates precedenti vi sarà ormai chiaro il mio rapporto contorto con rimaneggiamenti e sequel o reboot e, beh, questo non fa eccezioni, ma col tempo mi sono intenerita, mi sono decisa a guardarlo perché alla fine ero curiosa e perché ho trovato profondamente ingiusto il declassamento del film a priori solo perché il cast era di sesso femminile.
Oltre al fatto di essere una donzella in prima persona, quindi  sentitami pugnalata ai livelli di “le donne devono stare in cucina” o “si ma guardi le partite di calcio perché ti piacciono i calciatori” (effettivamente trovo i pixel degli streaming mediorientali davvero sexy, per non parlare delle telecronache in arabo incomprensibili), “si ma le donne non sanno cos’è un fuorigioco” (su questo potremmo aprire un capitolo a parte), “si ma ti piace questo gruppo perché c’è il cantante figo” (scommetto che gli uomini girano con i paraocchi come i cavalli), mi è sembrato davvero degradante a livello umano e professionale perché ritengo che un film possa fare benissimo schifo nonostante i migliori propositi per tanti motivi, ma non certo perché a interpretarlo ci sono principalmente donne.
I veri motivi per cui un film possa far schifo, semmai, sono: la scrittura pessima, recitazione alla Corinna Negri, idee zero, il volerla far fuori dal vaso con digressioni inutili che trasformano il film in mappazzone, uno snaturamento della pellicola in caso di reboot (per esempio Halloween di Rob Zombie) e potrei andare avanti, ma in questo caso direi che non è andata così male come la dipingevano perché si é voluta tentare un’altra strada e il risultato non è stato pessimo.
Come ho detto tempo fa, l’importante è che qualcuno ci metta idee originali e poi in tal caso se ne può benissimo parlare, anche prendendo le cose con le pinze.

Premesso che io non ricordo esattamente in modo lucido la prima volta che ho visto il primo Ghostbusters, ma ero molto piccola e da quel momento in poi ogni volta che lo hanno dato in tv, sequel incluso, per me è sempre esistito e l’ho sempre guardato quindi potete immaginare quanto io ci sia affezionata, contando che è come se fosse sempre esistito per me. Questa nuova versione tutto sommato non mi ha distrutto l’esistenza anche se pur dopo averlo visto continuo ad essere convinta del fatto che questo film sia inutile e probabilmente non farà la storia del cinema se non per le polemiche tirate su.

Il film di Paul Feig non è assolutamente un capolavoro, è lontano dall’essere considerato tale, ma si regge sulle sue gambe e tanto mi basta. In un certo senso è come se fosse un mix tra i due film originali, con delle varianti qua e là.
Il cast è di ottimo livello e ciò che conta in questi casi è proporre personaggi con una propria identità, ma allo stesso tempo dare un appiglio ai vecchi fans e l’obbiettivo è stato centrato. fu_ghostbusters_movie_tg_140603_16x9_992
I personaggi del reboot sono l’esatto equivalente femminile del Peter Venkman di Bill Murray, del Ray Stantz di Dan Aykroyd, l’Egon Spengler di Harold Ramis e il Winston Zeddmore di Ernie Hudson grazie alle performances riuscitissime di Melissa McCarthy, Kate McKinnon, Kristen Wiig e Leslie Jones con, anzi, alcune sfumature in più che non stonano per niente dando invece così una ventata di aria fresca al genere.rs-247917-ghostbusters-2016-movie-review-7ec18525-e3ac-4836-bfb8-aeb0aebcc9d1
Abbiamo inoltre una versione maschile di segretaria nel ruolo della rossa Janine, solo sotto forma di bionda troppo stupida per vivere e oltre la caricatura, con l’interpretazione di un bravissimo Chris Hemsworth che si presta a siparietti davvero ridicoli, ma totalmente in parte.
I fantasmi e gli effetti speciali sono logicamente frutto di un CGI nettamente superiore rispetto a quello disponibile negli anni ottanta, ciononostante ho trovato alcune scelte trascurabili anche se una sorta di tributo come l’omino di marshmallows, cioè in poche parole secondo me bastava Slimer.

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Non c’è Gozer il Gozeriano e nemmeno Vigo il Carpatico nel senso di qualcuno che comunque abbia una presenza scenica da bloccare la crescita ai bambini, ma un’entità con più senso dell’umorismo in tutti i sensi e questo secondo me azzoppa un po’ il tutto, perché anche i film degli anni 80 puntavano sull’intrattenimento e quant’altro, ma vuoi gli effetti speciali e trucco old school, vuoi i toni più cupi e minacciosi mentre qui la fotografia è molto più chiara e i toni distesi ma in alcuni momenti isolati lo humor è davvero demenziale e io mi stavo un po’ annoiando, devo ammetterlo, però a parte questo e il doppiaggio che mi ha fatto dire un paio di volte “meh, sicuro in lingua originale migliora” è un film godibile, buono per passare due orette di svago senza pretese.
Sarà che noi negli anni ottanta siamo stati “traumatizzati” da piccoli con le creature animate meccanicamente dei vari film di fantascienza che a volte non avevano proprio un aspetto childhood-friendly, ma non mi sembra siamo cresciuti così male da dover dare un tono così tanto spensierato a Ghostbusters, però se può avvicinare un pubblico nuovo di bambini ben venga.
Personalmente il film di Feig lo rivedrei, anche se comunque non lo baratterei mai con i precedenti: non ti fa rotolare a terra dal ridere, ma è divertente ed è pervaso da una sorta di cameratismo femminile nerd che non ci fa schifo.

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Animali Notturni (Tom Ford -2016)

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Sono davvero in ritardissimo e non so come io mi ci sia ridotta, ma meglio tardi che mai. Circa una quindicina di giorni fa (ma forse anche venti) sono andata a vedere Animali Notturni e sono sollevata per un semplice motivo: al Festival di Venezia quest’anno hanno presentato il nuovo film di Tom Ford che è tornato sotto i riflettori dopo quel gioiellino di “opera prima” chiamato A Single Man e la cosa era già bella così, ma una volta lanciato nell’etere, il trailer di Animali Notturni si è dimostrato “tanta roba” già alla prima visione. Il film ora l’ho visto e posso allegramente dimenticarmi di tutte le paranoie sulle presunte aspettative troppo grandi legate alla teoria de “il secondo disco è sempre il più difficile” perché sarà anche vero in parte, ma direi che la prova è stata superata perché se sai bene cosa vuoi sei già a buon punto.

Tratto dal libro di Austin Wright intitolato “Tony e Susan”, Animali Notturni è un “thriller nel thriller”, un film di quelli che se al primo giro è piaciuto sono sicura che con una seconda visione matematicamente migliorerà perché ricco di piccoli indizi disseminati da tutte le parti che ti fanno lasciare la sala soddisfatta, ma allo stesso tempo pervasa da mille pensieri. Una volta fuori dalla sala ti ritrovi occupata a ricomporre i pezzi di ciò che hai visto e a chiederti quanto in fretta sia volato il tempo e qui vorrei davvero fare un applauso sentitissimo lungo almeno una decina di minuti a Tom Ford perché ormai questo mi succede davvero di rado: vorrei prenderlo in parte e ringraziarlo per le due ore di svago ben riuscito.

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Animali Notturni è uno di quei film che quando ne parli con gli amici e ti chiedono di cosa parla tu sai che se dovessi iniziare a parlarne profusamente e vagamente nel dettaglio ne rovineresti la visione altrui, ma allo stesso tempo si potrebbe dire che è un film che cercando sull’enciclopedia il significato della parola “STACCE” ci si potrebbe benissimo trovare la locandina al posto del significato. Sì, penso che forse se dovessi raccontarlo a qualcuno userei questa non-spiegazione. Animali Notturni è un film brutale nel suo essere, ma profondamente onesto, è un film che obbliga lo spettatore a pensare e a porsi domande, è un film che fondamentalmente parla di rapporti umani, ma con una sua logica perché potrebbe trattarsi di chiunque in qualsiasi contesto e per l’appunto ho adorato quella specie di cinismo di cui è pervaso dall’inizio alla fine.

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La trama di fondo è semplice e lineare: Susan Morrow, una mercante d’arte di successo, un giorno riceve per posta un pacco inaspettato dal suo ex marito Edward che non vede da diversi anni. Il pacco consiste nella bozza di un manoscritto intitolato Animali Notturni con una speciale dedica per lei, in quanto era stata ribattezzata tale, molto tempo fa da sposati perché solita alle ore piccole. Lei inizia a leggere e viene pervasa da un senso di angoscia data la violenza che caratterizza la vicenda descritta e affascinata dal gesto dell’ex marito cerca di rimettersi in contatto con lui.
Col senno di poi “il male” vendicativo presente nella narrazione si può dire si manifesti fin da subito nel film, sul piano fisico sotto forma di un apparentemente semplice taglio su un dito provocato con la carta da pacchi, per poi sfociare in pura vendetta psicologica nei confronti del personaggio di Susan, obbligata a guardarsi dentro e a riflettere sulla propria vita.
Bisogna poi tenere in considerazione la capacità non banale del regista di far provare empatia allo spettatore davanti ai personaggi di Susan e Tony che a loro volta funzionavano uno come metafora vivente dell’altra, merito senza dubbio in primis di un solido lavoro di scrittura da parte di Tom Ford, che all’oscuro dalla verità dei fatti si potrebbe quasi pensare che faccia film a una vita invece che solo da pochi anni.

Da un punto di vista estetico, sono senza dubbio palesi le influenze del cinema di Kubrick e Lynch perché in alcune scene del film era impossibile non notare la simmetria così perfetta e disturbante, o per esempio le atmosfere notturne particolari che mi hanno riportato alla mente Mulholland Drive, senza poi contare una cura per i dettagli non banale, spazi con arredi minimal, i costumi di scena dal capo più ricercato allo sciatto ma con una propria identità, e una fotografia davvero impeccabile ad opera di Seamus McGarvey (The Avengers, Espiazione, Alta Fedeltà) soprattutto in tutte quelle riprese notturne mai troppo scure, con qualche piccolo artificio qua e là.

Il cast è un altro punto di forza di questo film perché formato da una squadra di pezzi da novanta che hanno ricevuto in questi giorni una (più o meno) giusta nomination ai golden globes e ad altre premiazioni, ma non a sufficienza. Amy Adams (Enchanted, American Hustle, Her) mi piace come attrice in generale, e qui ha offerto un’interpretazione molto buona, insieme a Jake Gyllenhaal (Brokeback Mountain, Enemy, Everest) hanno dato vita a delle interpretazioni praticamente complementari sia a livello di incastri facendo un semplice discorso di montaggio che per trasporto emotivo, nonostante viaggiassero per la maggior parte del film praticamente su due binari paralleli.

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Poi c’è Michael Shannon (Groundhog Day, Revolutionary Road, Elvis & Nixon), che io sinceramente avrei nominato ai golden globes per la sua parte nei panni dello sceriffo Bobby Andes perché è spettacolare dall’inizio alla fine, soprattutto vedendo il film in lingua originale, e lo segue a ruota, ma con la nomination ai golden globes Aaron Taylor-Johnson (Nowhere Boy, Anna Karenina, Avengers Age Of Ultron) che non è da meno, e non si risparmia certo in quanto a performance, tanto che l’avrei menato brutalmente dalla prima all’ultima inquadratura.

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Ci sono inoltre altre comparsate più o meno piccole, ma sempre di alto livello: troviamo Isla Fisher, Carl Glusman, Jena Malone, Alexandra Riseborough, Armie Hammer e Michael Sheen.

Animali Notturni vale davvero la pena di essere visto al cinema (anche se ora probabilmente l’avranno già tolto) perché oltre alla spettacolarità della messa in scena meriterebbe anche solo per la bellissima colonna sonora, drammatica e malinconica, di Abel Korzeniowski (Penny Dreadful, A Single Man, W.E. – Edward e Wallis) che in dolby surround fa la sua figura.

Film senza dubbio oggetto di discussione da parte di molte persone, ma ognuno ha i suoi gusti ed è questo il bello, che però ho trovato davvero ben riuscito e quindi da parte mia promosso a pieni voti e che spero davvero di rivedere presto.