“Que viva latinamerica!”

Ieri mi sono presa una pausa, necessaria, volevo scrivere l’articolo postumo alla cerimonia degli oscar di domenica notte, ma rischiava di non avere davvero né capo né coda, cosa che temo accadrà anche ora, ma non potrà mai raggiungere i livelli di nonsense che rischiava di toccare ieri. Mi scuso in anticipo.
Ero schiacciata da un mix di felicità-sonno-rabbia-nichilismo-bisogno disperato di svagarsi anche perché l’esito delle elezioni l’abbiamo visto tutti.
MA NON VOGLIO PARLARE DI QUESTO, quindi il mio post avrà volutamente un tono leggero e pervaso dal più becero eye candy perché domenica 4 marzo oltre a seguire la premiazione che non mi perdo mai stavo semplicemente cercando di non pensare a quella pervadente e inevitabile sensazione di morte e distruzione suscitata dagli exit poll e il mio twitter (no, non solo il mio) era inondato di più commenti da osteria del solito.

La serata è stata condotta anche questa volta da Jimmy Kimmel e la cosa non mi è dispiaciuta, si è svolta senza intoppi, ma l’ho trovata un po’ sotto tono anche se ho apprezzato la trovata dell’anno di invogliare i vincitori a fare dei discorsi di ringraziamento brevi: la messa in palio di un jet ski con Helen Mirren valletta stile televendita.
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Ma poi ha vinto qualcuno? non sono aggiornata, ditemi!

Comunque, della cerimonia di quest’anno tranne per un punto (cioè la a parer mio inspiegabile vittoria di Get Out come BEST ORIGINAL SCREENPLAY invece che di quella del mio personal fav irlandese Martin McDonagh per 3 Billboards outside Ebbing, Missouri) posso ritenermi la persona più felice del mondo perché non ricordo tanta fortuna nei miei pronostici da praticamente MAI.
Davvero, non ho nulla da dire, è surreale.
Ci si sente davvero realizzati, è una sensazione che chiunque dovrebbe provare una volta nella vita, probabilmente fa anche bene alla pelle (non lo so, se è vero è la svolta).

L’anno prossimo come minimo mi incazzerò come una vipera, ma potrei ritenerlo una inevitabile conseguenza legata al karma.

ma dicevamo…

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Hanno vinto Gary Oldman, Allison Janney, Sam Rockwell e Frances McDormand e non ho dovuto sacrificare bambini o vacche sacre perché accadesse.
E’ davvero stupendo.
Ognuno di loro portava un ruolo singolare e sono davvero contenta.
Nello specifico Sam Rockwell e Gary Oldman aspettavo di vederli premiati da tempi immemori, quindi adesso posso portare avanti altre campagne propagandistiche personali.
Capito Michael Fassbender, Joaquin Phoenix, Robert Downey jr? c’è speranza anche per voi.

Ha vinto Guillermo del Toro per la regia e pure il film The Shape of Water.
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E giustamente visto quello che è successo lo scorso anno ha pensato di controllare fosse la busta giusta. Cioè, adesso, biasimiamolo… CHI NON LO AVREBBE FATTO?last-year039s-039envelope-gate039-leads-to-design-change-at-oscars-2018

Quest’anno era presente parte del cast di Star Wars: The Last Jedi che è salito sul palco a presentare e c’era Oscar Isaac che a un certo punto ha pensato fosse una buona idea fare i grattini a BB8 in diretta mondiale.
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Ha vinto Coco e Mark Hamill ci ha tenuto a ricordare la gaffe del secolo dandomi modo di urlare cose veramente stupide come “ODDIO OSCAR CHE DICE AND THE OSCAR GOES TO…” (lo so, ammazza che ridere, era una serata difficile)
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In tal proposito vorrei procedere mostrando cosa stava succedendo intorno alle 4 di mattina mentre io combattevo il sonno perché è necessario.

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no, fate con comodo

28428953_2035409563401184_6119293764948197376_nDannati latinoamericani non avete chiaramente rispetto per la povera gente sensibile che soffre dall’altra parte del globo.

Academy, tra l’altro non è stata nemmeno una grande idea far salire Gael Garcia Bernal sul palco a cantare Remember Me, sleep deprived per sempre.
FEDERICO RAMOS, GAEL GARCIA BERNAL
Sempre per la parentesi latino america, si è aggiudicata anche il premio per il Miglior Film Straniero con A Fantastic Woman. Sì facevo piu il tifo per la Svezia ma sono davvero contenta abbia vinto il Cile. Tra i produttori ci sono i fratelli Larraìn e quindi va bene così anche se l’anno scorso avrei preferito vedere Pablo Larraìn candidato a qualche statuetta per Jackie oltre alla sola Natalie Portman o per Neruda perché davvero meritavano di più.
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L’anno scorso hanno portato turisti in sala (veri o no, non lo sapremo mai) e una coppia è stata sposata da Denzel Washington, quest’anno lo show è andato dal pubblico in un cinema vicino al sony theater.
Ora voglio anch’io Margot Robbie, Lupita Nyong’o e Mark Hamill e altri che mi portano cibo spazzatura e le caramelle in sala
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C’è stato pure il momento IN MEMORIAM sempre tristissimo come è giusto che sia, ma questa volta accompagnato dalle note di Eddie Vedder. Non sapevo ci fosse, non ne avevo idea ed è stato solo l’ennesima sorpresa.

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Insomma, alla fine non posso che essere soddisfatta e se qualcosa non è andato non ne ho davvero idea, non avevo tempo di notarlo perché ero fin troppo distratta.

Speriamo la prossima edizione non mi deluda perché questa era di un livello davvero altissimo in quanto a film in gara e attori.
Quindi concluderò il post con la cosa più importante che mi aiuterà a tirare avanti per i successivi 364 giorni

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90th Academy Awards - Oscars Show – Hollywood

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90th Academy Awards - Show, Los Angeles, USA - 04 Mar 2018

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in zona cesarini

Avevo in programma di scrivere questo post ieri ma poi tra una cosa e l’altra mi sono ridotta a questa sera.
Sono comunque in tempo anche se in una versione un po’ più contenuta rispetto alla manfrina dell’anno scorso.

Come tradizione vuole ho cercato di recuperare più film possibili per questa awards season e sono tutto sommato soddisfatta di me stessa. Non voglio sollevare polemiche ma, scandalo Weinstein a parte (che condanno, sia chiaro), sono un po’ infastidita dalle decisioni prese da chi di dovere. Non lo so… mi sembrano scelte un po’ troppo influenzate dall’esterno, ma d’altronde quest’anno funziona così e non mi esprimerò.

Ma procediamo con i miei pronostici misti a tifo spassionato che il tempo stringe

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BEST PICTURE
Vincerà: 3 Billboards outside Ebbing, Missouri
Vorrei vincesse: 3 Billboards outside Ebbing, Missouri o in alternativa The Shape Of Water

In realtà il livello è altissimo quest’anno, è stato davvero difficile scegliere ma c’è anche da dire che sono partita subito col piede “sbagliato” nel senso che il film di Martin McDonagh, per cui tifavo già a scatola chiusa quando è stato presentato al festival di Venezia, è stato uno dei primi che ho visto del mio recuperone annuale e quindi, insieme a I,Tonya (che non è stato nominato e lo ritengo uno scandalo) mi sono dovuta sforzare di trovare qualcosa di bello bello in modo assurdo anche negli altri candidati alla statuetta. Per fortuna ci ha pensato Guillermo del Toro e un po’ anche Paul Thomas Anderson (anche Christopher Nolan, per dio) ma aiuto.. le scelte orribili da fare.


BEST LEADING ACTOR

Vincerà:
Gary Oldman (c’è l’incognita Daniel Day Lewis che mi alita sul collo)
Vorrei vincesse: Gary Oldman

piccolo rant necessario quindi vi beccate il capslock: DEVE VINCERE GARY OLDMAN, E’ UNA COSA CHE ASPETTO SUCCEDA DA SECOLI E MI HANNO GIA’ TOLTO LA GIOIA DI VEDERLO SUL PALCO CON LA STATUETTA AI TEMPI DI TINKER TAILOR SOLDIER SPY CHE PER INCISO E’ STATA L’UNICA VOLTA IN CUI E’ STATO NOMINATO E MI PARE GIA’ SUFFICIENTEMENTE UNO SCANDALO COSI’.

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non è vero, sono di più

Daniel, ho capito che ti ritiri e mi dispiace, veramente, ma stay in your lane che ne hai già tre.
Timothy Chalamet, non ti odio, il mio problema sono le tue fan quindi anche tu fai il favore stay in your lane.

BEST LEADING ACTRESS
Vincerà: Frances McDormand
Vorrei Vincesse: Margot Robbie

In realtà in questa categoria come cadi cadi in piedi. Faccio io per prima il tifo per Frances McDormand perché è stata a dir poco meravigliosa in 3 Billboards e spero vinca davvero, ma non posso esimermi dal fare il tifo spudorato per Margot Robbie perché se è vero che già di suo io la trovi un’attrice con tanto da dire, in I,Tonya è stata davvero spettacolare e sarei davvero felice di vederla vincere.
Anche Saoirse Ronan mi è piaciuta proprio perché è riuscita a farmi detestare il suo personaggio in Lady Bird ma ecco, non sarei contenta allo stesso modo.
Vedremo che cosa accadrà.

BEST SUPPORTING ACTOR
Vincerà:
Sam Rockwell
Vorrei vincesse:
Sam Rockwell

Non accetto altre opzioni.
Il sogno perverso è vederlo salire sul palco zompettante, così, COME E’ GIUSTO CHE SIA
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BEST SUPPORTING ACTRESS

Vincerà: Allison Janney
Vorrei vincesse: Allison Janney

Idem come sopra.
No vabbè, eventualmente mi andrebbe bene anche Lesley Manville, glaciale e lapidaria in Phantom Thread.

BEST DIRECTOR
Vincerà: Greta Gerwig
Vorrei vincesse:
Guillermo del Toro

Deve vincere Guillermo del Toro, tassativo, come alternativa accetto solo Christopher Nolan.

BEST ANIMATED FEATURE
Vincerà: Coco
Vorrei vincesse: Coco

Ne ho visti solo due di questa categoria, uno è Coco e l’altro è The Boss Baby, ma Coco mi ha seccato i condotti lacrimali e quindi deve vincere.

BEST ADAPTED SCREENPLAY
Vincerà: James Ivory per Call Me By Your Name
Vorrei vincesse: Scott Frank, James Mangold and Michael Green per Logan

Darei il premio a Logan solo per il fatto che dopo tanti tentativi fallimentari finalmente sono riusciti a scrivere un film su Wolverine come cristo comanda, ma mi preparo a tirare giu il calendario con i santi. One can dream.

BEST ORIGINAL SCREENPLAY
Vincerà: Martin McDonagh
Vorrei vincesse: Martin McDonagh

Con la fortuna che ho, come minimo vincerà Greta Gerwig. In alternativa accetto solo Guillermo del Toro.

BEST CINEMATOGRAPHY
Vincerà: Blade Runner 2049
Vorrei vincesse: Darkest Hour

Premesso che Blade Runner 2049 non l’ho ancora visto e con gli altri film nominati ho seri problemi a scegliere perché secondo me meriterebbero tutti, vado con Darkest Hour perché alcune scene sembravano uscite da una galleria d’arte.

BEST FOREIGN FILM
Vincerà: non ne ho idea perché non saprei come scegliere
Vorrei vincesse: The Square

Questa è la mia categoria preferita perché nasconde sempre perle nascoste, ma spesso mi capita di trascurarla perché non faccio in tempo a recuperare tutto il resto o semplicemente non ho modo di recuperare i film. Quest’anno ne ho visti due: The Square e A Fantastic Woman e li ho amati entrambi nella loro diversità. A Fantastic Woman mi ha straziata, mentre invece The Square mi ha angosciata ma anche divertita e soprattutto mi ha fatta riflettere molto. Trovo che sia un ottimo film europeo e soprattutto ben piantato nella realtà odierna quindi sì, mi piacerebbe molto vincesse.
Non mi pronuncio sugli altri premi tecnici, ma questo è quanto. Vedremo che succederà e quanto resisterò sveglia, come al solito.

Faye Dunaway e Warren Beatty fatece sognà

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“and the winner is… eh… no, you do this”

Oscars 2017: the day after

“Allora chi ha vinto?”

Disse madre mentre i miei occhi combattevano con la luce e cercavo i biscotti per fare colazione, questa mattina, e invece l’unica cosa che mi veniva in mente era questa qui

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Nonostante io quest’anno sia rimasta a secco con i premi indovinati (se ne ho indovinati 4 è tanto, giuro) proprio sul finale,  quando Morfeo mi stava già portando verso lidi più felici è arrivato il più grande plot twist della storia dei plot twist.

Warren Beatty e Faye Dunaway salgono sul palco ad annunciare il vincitore per il miglior film dell’edizione 2017 e non ci si fa caso, ma quel che sembra uno sketch è la realtà e l’abbiamo sentito tutti in tutti i luoghi e in tutti i laghi ormai.

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“and the winner is… eh… no, you do this”

Li ricorderemo per sempre per questo siparietto divertente ma che si porta con sé anche tanto amaro in bocca da parte dei diretti interessati perché, aiuto.
Io guardavo e oltre ad aver perso di punto in bianco (di nuovo) il sonno mi sono sentita davvero male per tutta la “squadra” di La La Land e quella dietro a Moonlight.
Dovrebbe essere uno dei momenti più belli della tua vita e invece:

  1. ti portano via l’Oscar che ti è stato dato 5 secondi prima
  2. devi restituire un Oscar dopo aver fatto tutto il discorsone di ringraziamento che significa tantissimo per te
  3. devi far finta di niente
  4. ho già menzionato l’imbarazzo in mondovisione?

di conseguenza immagino un po’ di amaro in bocca nonostante la gioia di aver vinto da parte di chi ha effettivamente vinto il premio, comunque meritatissimo.

Io non lo so, ma ci voleva tanto a leggere sul retro?
No, non datemi dell’ipersensibile, la mia è solo un po’ di sincera ansia sociale.
Però li ringrazio perché se non posso essere totalmente felice dell’esito delle premiazioni almeno mi hanno regalato meme scemi con cui campare nei giorni tristi, per l’eternità.
L’ho presa come un clamoroso “ah shit I fucked up, I’m gonna drag you all down with me”.

Archiviato questo momento infelice, passiamo a cosa è successo effettivamente nella serata.
Ok, in primis Moonlight ha vinto, a tutti gli effetti e sono contenta.

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Damien Chazelle si è portato a casa il premio alla regia meritatamente per La La Land ma non sono contenta fino in fondo per la categoria best actress perché nonostante Emma Stone mi sia piaciuta trovo che Natalie Portman meritasse molto di più, però poco importa.

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Viola Davis alla fine ha vinto per Fences, e tutto sommato non mi posso lamentare anche se io ti favo a pari merito per Naomie Harris e Octavia Spencer.

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Ryan Gosling invece non ha vinto e mi dispiace molto perché l’avrebbe meritato un premio per La La Land, ma mi ha regalato tanti momenti divertenti durante la serata.
Non sono invece entusiasta della vittoria di Casey Affleck come miglior attore, ma pazienza.

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Invece la categoria che “ndo coio coio” bene o male è sempre un successo è quella del Best Supporting Actor dove ha vinto comunque meritatamente Mahershala Ali.
Sarebbe stato bellissimo vedere salire Michael Shannon a ritirare la statuetta, o Dev Patel… peccato.

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Alla fine Fuocoammare non ha vinto, ma The Salesman sì! Non ho visto il film di Farhadi, ma sono contenta abbia vinto lui.

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E’ stata una notte lunga ed estenuante, per la mancanza di sonno, con una cerimonia delle statuette d’oro nel complesso molto riuscita grazie anche ad un conduttore all’altezza del compito.
Il caro Jimmy Kimmel, alla sua prima conduzione degli Academy Awards, ha dato vita ad una edizione politicizzata alla grande (ma del resto era prevedibilissimo che lo sarebbe stata) e chi meglio di colui che ha negato l’ospitata a Trump in trasmissione?
Comunque, al di là dei gusti personali l’ho trovato un’ottima scelta adatto a “mandare avanti la baracca” ironico e in grado di colpire nei fianchi nel momento giusto e mai banale.

Ci sono state tante frecciatine a destra e a manca, tanti siparietti divertenti:

tweet in diretta a Trump

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caramelle cadute letteralmente dal cielo

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un bus turistico dirottato in sala con passeggeri ignari (ci vogliamo fidare? vabbè è stato divertente) e Ryan Gosling a stringere la mano a tutti.

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Denzel Washington che celebra matrimoni così su due piedi
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Sunny Pawar trasformato per l’occasione in Simba (adoro quel bambino, non l’avete nemmeno nominato)
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Aspettavo con ansia questa edizione con lui al timone prima di tutto per vedere come se la sarebbe cavata, ma soprattutto per la sua eterna diatriba con Matt Damon che regala sempre tante gioie.

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C’è stato anche un momento proud fan con Gael Garcia Bernal sul palco a presentare un premio e si è messo a lanciare proclami anti Trump.
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Dev Patel che si è portato la mamma agli Oscar

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Dev Patel che si è rincontrato con Andrew Garfield = la coppietta dell’anno

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sicuramente dimentico qualcosa, ma direi che lo stretto necessario è questo

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Il sofferto toto scommesse pre-Oscars 2017

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Torno a scrivere dopo quasi due mesi di latitanza reduce da un’influenza brutale e debilitante e quant’altro, come al solito con l’acqua alla gola perché altrimenti che gusto c’è, ma in tempo per i premi Oscar.
Una si augura sempre che nell’anno appena trascorso abbia scelto bene i film da vedere così da avere meno cose da recuperare una volta lanciate le nominations, ma non è quasi mai così.

Lo scorso anno i film nominati bene o male mi erano piaciuti tutti, ma in modo piuttosto tiepido. Devo dire che a fatica sono riuscita a trovarne uno che spiccasse più di altri fino a farmi urlare al capolavoro.
Più che altro, l’anno scorso, mi sono fatta trasportare dalle interpretazioni, mentre invece quest’anno qualche pellicola nominata credo me la porterò dietro per un po’.
E’ vero che io e l’academy spesso abbiamo gusti incompatibili, ma ci vuole così tanto per trovare qualcosa di davvero meritevole? io non credo. Non sono comunque contenta perché ci sono film e registi che avrei preso in considerazione e invece sono stati snobbati, sto parlando di Tom Ford con Nocturnal Animals che ho adorato e poi Pablo Larraìn che se è vero che Neruda non l’ho ancora visto, con Jackie ha fatto un buon lavoro, ma ormai è troppo tardi.
Arrivo comunque con la mia manfrina, che nonostante io mi sia ripromessa di tagliare corto e dire lo stretto necessario temo non sarà così. Perdonatemi, non faccio apposta.

Questo lasso di tempo tra le nominations e la premiazione vera e propria oltre a sembrare una partita di tetris per farci stare i film scaglionati tra i vari giorni è anche un momento che amo e odio in egual misura dato che, oltre ad essere in piena full immersion cinematografica, scattano inevitabilmente le polemiche e i dibattiti tali per cui se prima partivi con le migliori intenzioni del mondo nei confronti di una pellicola ti ritroverai tuo malgrado ad arrivare quasi a detestarla ancora prima di vederla. Certa gente se ci si mette ti fa scappare la voglia nonostante tu ti sia armata delle migliori intenzioni e quando vai a vedere il suddetto film ti tappi le orecchie con la sola intenzione di cercare di farti un’idea il più oggettiva possibile.
Il film della discordia dell’edizione 2017 c’è stato e si tratta di La La Land di Damien Chazelle.

Ora cercherò di analizzare dal mio punto di vista come è andata la visione di tutti i film nominati nella categoria BEST PICTURE.
Sento che non andremo d’accordo, vi prego siate clementi e non mangiatemi, sono solo gusti personali.

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La La Land

Leviamoci subito il dente che così non ci pensiamo più.
Lo aspettavo da Venezia 2016 con in tasca tanta curiosità e aspettative memore della bellezza e dell’iniezione di ansia gratuita sbattutami in faccia da Chazelle con il suo precedente Whiplash. Non potendo partecipare al festival mi sono dovuta aggrappare alla pazienza e ai commenti letti e domandati via twitter a gente presente sul posto che se la memoria non mi tradisce mi pare fossero positivi più o meno all’unanimità.
Mi è piaciuto? sì, mi è piaciuto e molto. Molta gente si è lamentata di svariati elementi secondo me di contorno, ma appunto forse dimenticando proprio di cosa parlasse il film, e non sono certo qui a dire che io ho ragione e loro no perché a me ad esempio non ha fatto impazzire un film che invece sto notando è piaciuto a tantissima gente, ma il mondo è bello per questo, però ho un paio di domande che mi sono sorte spontanee così magari mi dite se sono pazza io o se quelli a non farcela sono gli altri:

  1. Ma sapete cosa andate a vedere al cinema prima di pagare il biglietto?
  2. (vedi domanda n.1) Se sapete cosa andate a vedere al cinema, sapete che vi fanno cagare i musical, non state accompagnando nessuno quindi ci andate di vostra spontanea volontà, perché dovete stracciare l’anima al prossimo (purtroppo in sala con voi) che magari il film lo vuole vedere davvero e capirci qualcosa con commenti tipo “ma cantano ancora?”

Lo farei vincere? Sì, oltre al fatto che tecnicamente avrebbe buone possibilità per farlo perché è una sorta di tributo al cinema stesso e a Hollywood si sa che piacciono queste trovate, però al di là di ciò perché è molto più di una commedia, è una sorta di manifesto. Ma avete presente quando vi capita di vedere un film o una mostra o qualcosa in generale che a sua volta vi ispira creatività o vi lascia qualcosa? La La Land con me c’è riuscito.

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Moonlight

Premesso che non sapevo nemmeno di cosa parlasse, questo film è stato una sorta di sorpresa più che altro per i temi trattati.
Messa in scena di un testo teatrale, Moonlight porta con sé una storia che spezza il cuore ed è affrontata in modo brillante più che altro per le scelte registiche grazie soprattutto a un ottimo cast.
Il film porta in scena una realtà in un certo senso più volte esplorata, cioè quella degli ambienti difficili di una città come Miami, ma allo stesso tempo aspetti poco esplorati dal cinema per quanto riguarda la comunità afro-americana, come l’omosessualità (o forse sì e io cado bellamente dal pero) con tutte le complicazioni al seguito.
Mi è piaciuto? abbastanza.
Lo farei vincere? sì perché è qualcosa di diverso dai film di malavita ambientati nel ghetto e sarebbe una vittoria morale non solo per la comunità lgbt che soprattutto equivarrebbe a uno schiaffo morale agli omofobi anche perché di personaggi, ma soprattutto storie, così è raro vederne e sarebbe un bel segno di cambiamento.

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Manchester By The Sea

Arriviamo a un tasto dolente di queste nominations: a me non è che Manchester By The Sea non sia piaciuto per niente perché anzi la storia la trovo bella, ma non mi ha lasciato molto. Così come la gente non apprezza La La Land io non apprezzo Manchester By The Sea più dello stretto necessario.
Non vogliatemene, ma non riesco ad andare al di là più del dovuto con la questione del dover riaffrontare i demoni del passato perché non nego l’evidenza che già nella vita reale non sia una passeggiata di salute oltre che alla questione del rapporto quasi paterno instauratosi tra il personaggio di Casey Affleck e quello di Lucas Hedges, ma non posso farci niente.. avrò il cuore di pietra.
Mi è piaciuto? meh, forse mi aspettavo qualcosa di diverso.
Lo farei vincere? forse avrebbe possibilità di vittoria in generale, ma da parte mia no

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Arrival

Denis Villeneuve ci ha provato con un film fantascientifico e c’è anche riuscito, ma con me non è andata così bene come pensavo, la mia reazione è stata piuttosto tiepida e mi sembrava gli mancasse qualcosa. Sinceramente speravo Arrival mi piacesse un po’ di più ed invece non è successo, me lo rivedrò perché non mi arrendo così e perché ero ancora in preda ai germi influenzali quindi probabilmente questo fattore ha influito sulla mia percezione del film, ma è una di quelle pellicole che mi ha emozionata di più per le performances e gli effetti speciali che altro.
Mi è piaciuto? nel complesso sì, ma speravo di urlare al miracolo una volta finito il film nonostante l’idea di fondo sia davvero buona.
Lo farei vincere? no.

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Fences

Denzel Washington passa alla regia e porta sul grande schermo una sceneggiatura teatrale che, a quanto ho letto, è stata impresa già tentata precedentemente e con risultati fallimentari.
In sé è una storia bella anche se parecchio dura da digerire con delle prove attoriali fantastiche sia da parte di Denzel Washington stesso che di Viola Davis, ma di una pesantezza… oltre al ritmo piuttosto lento che non ha aiutato.
Mi è piaciuto? sì, ma non lo rivedrei. O per lo meno farei passare del tempo.
Lo farei vincere? sinceramente un premio come miglior film non me la sentirei di darglielo anche se porta un bellissimo messaggio nel finale.

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Lion

Questo è un film che puntavo da mesi senza sapere veramente di cosa parlasse più che altro perché mi incuriosiva il cast: l’accoppiata Dev Patel – Rooney Mara era interessante e poi la fotografia era particolare. Vi capita mai di voler vedere un film per colpa della fotografia? a me è successo diverse volte e di cantonate ne ho prese, ma almeno è stato un viaggio cromaticamente interessante (no, non mi interessa se pensate che sono pazza).
Il film è uno di quelli belli che ti fanno piangere, ma che diversamente da Room l’anno scorso (che mi è piaciuto, tirate giù i fucili) mi rivedrei perché non ti lascia un lastrone di marmo ad appesantirti il torace una volta finito.
Mi è piaciuto? Tantissimo.
Lo farei vincere? Sarebbe un candidato ideale alla vittoria perché oltre ad essere molto ben fatto lancia un messaggio fantastico di integrazione tra culture e agli USA questa cosa servirebbe.

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Hidden Figures

Totalmente all’oscuro della natura di questo film mi sono lasciata convincere consigliata da Cineclan che ci ha preso.
Hidden Figures (da noi in uscita con il titolo “il diritto di contare”, quindi per la serie del o lo sai che han cambiato il titolo o ti attacchi) è il film che non ti aspetti e che nonostante sembri l’ennesima pellicola ambientata negli anni 60 che parla di razzismo negli USA è soprattutto una storia femminista oltre che qualcosa di fresco.
Poi scusate ma Nasa e donne che reggono la baracca mi sembra già un ottimo motivo per tifare per questo film.
Mi è piaciuto? Sì, tantissimo e me lo rivedrò sicuramente.
Lo farei vincere? Sì, sarebbe un buon candidato.

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Hacksaw Ridge

Noto anche come la mia pecora nera dell’edizione 2017, a riprova che ogni anno io un film che piuttosto che vederlo mi farei asfaltare da un treno lo devo sempre avere.
Quest’anno è toccato a Mel Gibson: omino che non ha mai goduto di particolare simpatia da parte della sottoscritta e da cui mi aspettavo un’altra opera di una pesantezza mortale.
Proprio lui, è riuscito a fare un film che contro ogni aspettativa è bello anche dal mio punto di vista.
Avevo deciso di guardarlo solo per Andrew Garfield (di cui devo ancora trovare il coraggio di vedere Spider Man per la cronaca), ma alla fine mi è piaciuta anche l’interpretazione di Vince Vaughn, vedi la vita come è strana?
Mi è piaciuto? la risposta è sì, potete segnarvi tutti questa dichiarazione che potrà essere usata contro di me.
Lo farei vincere? No anche se sarebbe un candidato interessante.

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Hell Or High Water

Questo film è stato la delusione, oltre ad essere un terribile inizio perché è stato il primo che ho visto di questa lista di nominati e mi sono detta sul serio “iniziamo bene”, cioè mi aspettavo non dico cose turche, ma qualcosa di innovativo.
Sarà che non mi piace il genere e che per questo mi sono annoiata a morte, ma davvero, perché l’hanno nominato come miglior film? non lo dico in segno di disprezzo, sono curiosa. Io salvo solo le performances di Jeff Bridges e Chris Pine.
Ben Foster è stato bravo, niente da dire ma sono secoli che fa sempre la stessa parte.
Mi è piaciuto? no
Lo farei vincere? no

Quindi alla luce di ciò tra tutti i candidati chi dovrebbe vincere? bello eh? non lo so manco io perché ridendo e scherzando mi sono ritrovata con più di un film preferito, ma è anche vero che ognuno di loro ha le sue caratteristiche e meriterebbe riconoscimenti per motivi diversi. Facciamo così, se avessi una pistola piantata alla tempia direi Lion. E’ la mia risposta definitiva. Tuttavia penso sia abbastanza probabile che vinca La La Land.

Ora procederò al resto del toto scommesse in base quello che ho visto, una scelta piuttosto istintiva perché quest’anno ho seriamente problemi a scegliere.


Best director

Damien Chazelle, “La La Land”
Barry Jenkins, “Moonlight”
Denis Villeneuve, “Arrival”
Kenneth Lonergan, “Manchester by the Sea”
Mel Gibson, “Hacksaw Ridge”

Sento vincerà Chazelle e non mi dispiacerebbe perché ha fatto un gran lavoro con La La Land, ma Moonlight è un film interessante.

Best actress in a leading role

Natalie Portman, “Jackie”
Emma Stone, “La La Land”
Isabelle Huppert, “Elle”
Meryl Streep, “Florence Foster Jenkins”
Ruth Negga, “Loving”

Premesso che non ho visto Loving, che quindi mi manca un tassello e che mi sono piaciute moltissimo sia Isabelle Huppert che Natalie Portman io voto per quest’ultima perché la sua interpretazione mi sembra superiore e poi per far vincere qualcosa a quel gioiellino bistrattato di Jackie di Larraìn.
Inoltre ritengo che in questa categoria una nomination la meritasse a tutti gli effetti anche Taraji P. Henson con il suo personaggio in Hidden Figures.

Best supporting actress

Viola Davis, “Fences”
Michelle Williams, “Manchester by the Sea”
Octavia Spencer, “Hidden Figures”
Naomie Harris, “Moonlight”
Nicole Kidman, “Lion”

In questa categoria ho a pari merito di preferenza sia Octavia Spencer che Naomie Harris, ma quest’ultima mi è piaciuta molto di più: in primis perché era irriconoscibile, per secondo motivo perché è riuscita a farsi detestare per tutta la durata del film.

Best actor in a leading role

Ryan Gosling, “La La Land”
Casey Affleck, “Manchester by the Sea”
Denzel Washington, “Fences”
Andrew Garfield, “Hacksaw Ridge”
Viggo Mortensen, “Captain Fantastic”

Di questa categoria mi manca Captain Fantastic per poter giudicare decentemente. Quelli che mi sono piaciuti di più tra tutti sono stati Ryan Gosling e Andrew Garfield, ma voto per Ryan Gosling per un motivo in particolare: perché canta. Finalmente qualcuno ha capito le potenzialità di quest’uomo che non mi è mai piaciuto particolarmente esteticamente parlando, cioè non faccio parte della sua orda di fans che vorrebbero sposarselo, ma se canta riesco quasi a trovarlo affascinante anch’io. Se non lo avete mai sentito vi consiglio di recuperare l’album dei Dead Man’s Bones che ha fatto con il suo socio.

Best supporting actor

Mahershala Ali, “Moonlight”
Jeff Bridges, “Hell or High Water”
Lucas Hedges, “Manchester by the Sea”
Dev Patel, “Lion”
Michael Shannon, “Nocturnal Animals”

Questa categoria mi crea problemi per un motivo, c’è Dev Patel che non fa il supporting actor e non so secondo quale principio sia finito qui ma faccio il tifo per lui insieme a un Michael Shannon che fa realmente il supporting actor e vorrei tanto vincesse. Non posso tifare entrambi, cosa faccio? diciamo che io faccio il tifo per Dev Patel ma credo che il premio lo meriti più Michael Shannon solo per una questione di categoria.

Best adapted screenplay

“Moonlight,” Barry Jenkins
“Arrival,” Eric Heisserer
“Lion,” Luke Davies
“Fences,” August Wilson
“Hidden Figures,” Allison Schroeder and Theodore Melfi

Best original screenplay

“La La Land,” Damien Chazelle
“Hell or High Water,” Taylor Sheridan
“Manchester by the Sea,” Kenneth Lonergan
“The Lobster,”  Yorgos Lanthimos and Efthymis Filippou
“20th Century Women,” Mike Mills

Dubito vincerà, ma se lo fa davvero vado a mangiare greco per festeggiare.

Best foreign language film

“Toni Erdmann”
“The Salesman”
“Land of Mine”
“A Man Called Ove”
“Tanna”

Ho visto solo Toni Erdmann e mi è piaciuto abbastanza, quindi farò il tifo per questo film, ma se tanto mi da tanto un premio a The Salesman dopo tutto il casino che c’è stato va via liscio come l’olio.

Best documentary

“O.J.: Made in America”
“13th”
“I Am Not Your Negro”
“Fire at Sea”
“Life, Animated”

Fuocoammare è l’unico che ho visto e se vincesse sarei contenta per il tema che tratta non per una questione campanilistica.

Best cinematography

“Moonlight,” James Laxton
“La La Land,” Linus Sandgren
“Arrival,” Bradford Young
“Silence,” Rodrigo Prieto
“Lion,” Greig Fraser

Best original song

“How Far I’ll Go,” “Moana”
“City of Stars,” “La La Land”
“Audition (The Fools Who Dream),” “La La Land”
“Can’t Stop the Feeling!” “Trolls”
“The Empty Chair,” “Jim: The James Foley Story”

Best original score

“La La Land,” Justin Hurwitz
“Moonlight,” Nicholas Britell
“Lion,” Dustin O’Halloran and Hauschka
“Jackie,” Mica Levi
“Passengers,” Thomas Newman

Best film editing

“La La Land”
“Moonlight”
“Hacksaw Ridge”
“Arrival”
“Hell or High Water”

Best visual effects

“The Jungle Book”
“Rogue One: A Star Wars Story”
“Doctor Strange”
“Deepwater Horizon”
“Kubo and the Two Strings

Quando sono andata a vedere Doctor Strange sono uscita dal cinema dicendo “se non vince niente per gli effetti speciali si drogano”, poi sono andata a vedere Rogue One ignara di tutto e tutti e per usare il linguaggio gggiovane “they pulled a Tarkin” e allora fate un po’ quello che volete.

Best sound editing

“La La Land”
“Hacksaw Ridge”
“Arrival”
“Sully”
“Deepwater Horizon”

Best sound mixing

“La La Land”
“Hacksaw Ridge”
“Rogue One: A Star Wars Story”
“Arrival”
“13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi”

Best costume design

“La La Land”
“Fantastic Beasts and Where to Find Them”
“Florence Foster Jenkins”
“Jackie”
“Allied”

Best production design

“La La Land”
“Fantastic Beasts and Where to Find Them”
“Arrival”
“Hail, Caesar”
“Passengers”

Tutto bello, ma alla fine ridendo e scherzando se ne riparla lunedì combattendo le occhiaie.

“amo fatto er botto”

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Credo che ieri sia stata la prima volta in cui non vedevo l’ora arrivassero i David di Donatello. Al di la del fatto che negli ultimi anni l’attenzione riservatagli dal pubblico italiano sia stata se non minima pressoché nulla, quest’anno con l’arrivo su Sky si sono volute fare le cose in grande e senza strafare. Diciamo che si è tentato di dare un po’ di dignità a una premiazione maltrattata perché la sostanza c’era, il problema era un po’ l’organizzazione quindi la scelta è caduta sull’agire sulla falsa riga degli Oscar.
Per quanto riguarda i film in gara, con buona pace altrui, è vero non vantiamo una grandissima varietà di prodotti tali da dare vita a fazioni come agli Academy Awards, ma un’idea ce la si può fare e idem il tifo.
Come molti dei frequentatori del mio blog sanno non sono una che “ne sa a pacchi” di cinema italiano, anzi! Oltretutto sono molto selettiva con le commedie prodotte nel nostro paese (non lo faccio per cattiveria, giuro) e mi piace “soffrire” in caso con dei film drammatici o di genere, nonostante tutto qualche commedia italiana ogni tanto la guardo ma mi deve proprio colpire. Detto ciò sappiate che devo ancora vedere Perfetti Sconosciuti che ieri ha vinto come miglior film italiano, e altre pellicole candidate quindi non posso giudicare a 360 gradi.

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Invece ieri io tifavo spudoratamente per Lo Chiamavano Jeeg Robot e Non Essere Cattivo e, anche se mi sarebbe piaciuto vedere premiati entrambi in qualche modo, devo ammettere che non poteva andarmi meglio perché il supereroe coatto nazionale ha sbancato e con tutti i meriti. E’ stato bellissimo veder salire sul palco Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Antonia Truppo e Gabriele Mainetti a ritirare statuette.

Cinema: the David di Donatello Awards ceremony in Rome

Cosi come è stato altrettanto bello vedere un altro film che ho adorato tantissimo lo scorso anno, e che ha avuto modo di godere di una certa risonanza internazionale, vincere altrettanti premi anche se più che altro tecnici, sto parlando di Il Racconto dei Racconti o Tale of Tales di Matteo Garrone.
Entrambi i due film grandi esempi di cinema di genere e classificabili, in un certo senso, come “film che non sembrano film italiani” più che altro per quello che siamo abituati a vedere di solito. Mi rendo anche conto quanto sia oggettivamente svilente dirlo, ma tant’è.

Unica nota dolente che mi ha lasciata dddavvero un po’ con l’amaro in bocca è stata la poca considerazione di Non Essere Cattivo diretto da Claudio Caligari scomparso da qualche mese e, oltretutto, da quanto ho capito morto proprio poco dopo la fine  delle riprese. E’ un film che meriterebbe molta più attenzione di quanta ne abbia oggettivamente ricevuta. Questo film è una sorta di Trainspotting romano con dei bei personaggi ben caratterizzati grazie anche al lavoro fatto da Alessandro Borghi e Luca Marinelli. Inoltre Valerio Mastandrea ha svolto un lavorone di produzione.

Che questa edizione tirata a lucido possa essere da esempio per i gli anni a venire perché le cose belle succedono anche qui anche se c’è qualcuno che ancora si ostina a dire che il cinema italiano è morto, perché allora figuriamoci cosa poteva succedere se era vivo…

Qui trovate tutti i premi

Miglior film
Perfetti Sconosciuti, regia di Paolo Genovese

Miglior regista
Matteo Garrone per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Miglior regista esordiente
Gabriele Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore sceneggiatura
Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello per Perfetti sconosciuti

Miglior produttore
Gabriele Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attrice protagonista
Ilenia Pastorelli per Lo chiamavano Jeeg Robot

Miglior attore protagonista
Claudio Santamaria per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attrice non protagonista
Antonia Truppo per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attore non protagonista
Luca Marinelli per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore autore della fotografia
Peter Suschitzky per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore musicista
David Lang per Youth – La giovinezza

Migliore canzone originale
“Simple Song #3” per Youth – La giovinezza

Migliore scenografo
Dimitri Capuani – Alessia Anfusi per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore costumista
Massimo Cantini Parrini per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore truccatore
Gino Tamagnini per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore acconciatore
Francesco Pegoretti per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore montatore
Andrea Maguolo con la collaborazione di Federico Conforti per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore fonico di presa diretta
Angelo Bonanni per Non essere cattivo

Migliori effetti digitali
Makinarium per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

David Giovani
Giuseppe Tornatore per La corrispondenza

Miglior Film UE
Il figlio di Saul

Miglior Film straniero
Il ponte delle spie, di Steven Spielberg

Miglior documentario
S for Stanley di  Alex Infascelli

Miglior cortometraggio
Bellissima di Alessandro Capitani

Lo chiamavano Jeeg Robot (Gabriele Mainetti – 2016)

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Ne approfitto ora che ho almeno una percentuale accettabile di ossigeno che arriva al mio cervello per scrivere perché altrimenti finisce che non lo faccio più (grazie influenza). Sono andata a vedere Lo Chiamavano Jeeg Robot un paio di settimane fa e sono uscita dalla sala esaltata in modo assurdo come (trattandosi di un film sui supereroi faccio un paragone sui generis) solo dopo essere uscita dalla proiezione di Captain America: The Winter Soldier e chi mi conosce sa che dicendo una cosa del genere sto facendo un complimento al film di Mainetti grosso come una casa. Volevo riordinare le idee, poi tra una cosa e l’altra e in ultimo l’influenza ho dovuto cedere ed aspettare tempi migliori.

Tecnicamente sarei in ritardassimo sulla tabella di marcia, ma invece NO! Alla fine sono sul pezzo lo stesso perché ieri hanno annunciato le nominations ai David di Donatello 2016 il film è in corsa per ben 16 premi e sono meritatissimi.

Gabriele Mainetti, il regista, l’ho conosciuto per caso alcuni anni fa, quando c’era ancora coming soon television. Nonostante in quel periodo ci fosse già la tristezza infinita del ciclo perpetuo di trailer, qualche volta sui pasti mi capitava di beccare uno spazio dedicato ai cortometraggi. Un giorno mi sono ritrovata a vedere il corto di Tiger Boy diretto da lui, e il fatto è che me lo ricordo ancora benissimo perché vuoi la particolarità del personaggio, vuoi la crudezza del soggetto mi era piaciuto molto il lavoro fatto.
Quando ho sentito parlare di Lo Chiamavano Jeeg Robot per la prima volta parliamo di un anno fa, al Lucca Comics prima e poi al Festival del Cinema di Roma, non avevo idea ci fosse lui alla regia, o meglio ci ho messo un secolo a capire che stavamo parlando della stessa persona alla regia. Quindi se prima a vederlo ci sarei andata un po’ per il cast (vi piacciano o no gli attori italiani non mi interessa) perché Santamaria e Marinelli sono oggettivamente bravi, poi perché ormai ero curiosa e un po’ per avere argomenti da sfoderare davanti al solito branco di leoni da tastiera che invadono i commenti delle pagine di cinema (vi giuro che la mia vita non è cosi triste, ma ogni tanto l’occhio ti cade e ti sale il genocidio), una volta collegate le cose la voglia di vedere il film mi è aumentata ancora di più.

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C’è che vi dovete arrendere all’evidenza che anche in Italia si riescono a fare cose originali e con un certo appeal sul pubblico, perché che vi piacciano le produzioni italiane o no questo film è davvero fatto bene oltre che essere autoironico e innovativo soprattutto per il nostro paese, nel senso che nonostante magari l’idea di un supereroe coatto, a naso, vi possa sembrare quanto di più assurdo mai proposto, la realtà dei fatti è molto diversa.

Vedendo Lo chiamavano Jeeg Robot, prima di tutto, mi sono esaltata tantissimo perché non ci sono mezze misure per il politically incorrect. Ci ho trovato cose che di solito capita di vedere più che altro nei fumetti (cioè intesi come carta stampata) e quindi ci allontaniamo anche da quel mondo patinato dei cinecomics americani di più recente produzione, ad eccezione di Watchmen di Snyder perché forse quello per violenza ci si avvicina un pochino.

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Come per le storie classiche di supereroi c’è la genesi ed il setting losco di turno e il film di Mainetti non si fa mancare nulla scavando anche nella malavita romana, con spaccio di droga e la camorra. Lo chiamavano Jeeg Robot è un film dai toni molto cupi, i temi sono tanto attuali quanto crudi e gli scenari non lasciano spazio all’interpretazione, ma si prestano alla perfezione per lo sviluppo della trama con una scrittura brillante in grado comunque di strappare una risata allo spettatore, poi c’è l’immaginario nipponico dell’omonimo cartone animato che tutti abbiamo visto anche solo di sfuggita a fare da collante ed espediente nella narrazione.

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Parlando, in senso stretto, di personaggi ho trovato fantastico il modo in cui sono stati dipinti, ovvero degli insospettabili signori qualunque che travolti dagli eventi si trovano ad avere tra le mani le sorti di tante persone nel bene e nel male. Ed è per questo, ad esempio, che un personaggio come Enzo Ceccotti risulta credibile, grazie anche alla performance di Claudio Santamaria (Romanzo Criminale, Almost Blue, Torneranno i Prati) che come al solito si cimenta con personaggi cupi e in questa circostanza in particolare è bravissimo a svelare a poco a poco la vera personalità del suo personaggio fino a renderlo gradevole agli occhi dello spettatore. La vera rivelazione del film è un’attrice, Ilenia Pastorelli, che non conoscevo per niente, ma ho trovato perfetta nel ruolo di Alessia. E’ stata bravissima nel dare vita ad un personaggio tanto fragile, problematico e complesso ed allo stesso tempo forte e fondamentale nello lo svolgersi degli eventi.

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E poi c’è quello che si è rivelato il mattatore del film, un po’ perché i villain occupano sempre un posto privilegiato in termini di gradimento, ma sono convinta che non sarebbero riusciti a trovare di meglio sulla piazza nemmeno impegnandosi. Luca Marinelli (La Solitudine dei Numeri Primi, La Grande Bellezza, Tutti i Santi Giorni) è meravigliosamente sopra le righe nei panni dello Zingaro. Abbiamo a che fare con quel tipo di villain quasi caricaturale con manie di grandezza (e anche terribilmente attuale con delle critiche alla sovraesposizione mediatica), fisime (ormai rido quando vedo un barattolo di amuchina), gusto nel vestire piuttosto trash con una fissa per Anna Oxa e la Berte che one loves to hate e non può farne a meno.

Riassumendo, il film consiste in due ore di intrattenimento che consiglio a chiunque, soprattutto mi hanno fatto un sacco ridere quei disfattisti che prima ancora che iniziasse la promozione erano già pronti a parlarne male a scatola chiusa e invece ora urlano “CULT ASSOLUTO”. Siete bellissimi.

Concludo con due perle musicali strettamente legate al film, perché abbiamo anche attori che cantano e ci piace sbandierarlo.

I’m a survivor

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E ci siamo, puntuale come ogni anno è arrivato anche il day after della notte degli Oscar, quella giornata in cui non sai più chi sei, cosa fai, quanti anni hai, perché hai troppo sonno per vivere e hai anche troppe sostanze contenenti caffeina e teina in corpo.
La cerimonia di quest’anno la definirei più che altro maratona o lotta di sopravvivenza all’ultimo streaming (per fortuna almeno era un link abbastanza stabile, grazie sky italia per aver pensato anche a noi senza abbonamento), piumone e snack, ma alla fine si può dire che l’abbiamo portata a casa.

E’ stato strano, c’era un’aria vintage e anche un pochino nostalgica, più che altro per il conduttore perché quest’anno a presentare c’era Chris Rock. chris-rock
Lui è stato per diversi anni una delle ragioni principali che mi spingevano a guardare gli ormai preistorici MTV Video Music Awards, perché i suoi discorsi introduttivi non hanno mai risparmiato nessuno tra i presenti in sala e non e sono contenta, nonostante il fastidio generale delle polemiche degli OSCARS SO WHITE, che ci sia stato lui incaricato a trascinare il pubblico perché è ironico e irriverente quanto basta per fare quello che ha fatto, anche se ho letto pareri contrastanti. giphy1 Beh in ogni caso a me è piaciuta molto la sua conduzione perché oltre a fare un bel discorso generale ha sparato a zero un po’ su tutti, rincarando la dose con una serie di interventi esterni da parte di personaggi famosi afroamericani (su tutti la mia preferita è stata Angela Bassett), e in particolare non mi ha delusa come, ahimè inaspettatamente, ha fatto l’anno scorso Neil Patrick Harris, sul quale avevo riposto grandi speranze. E a questo punto scusate non potevamo chiamarlo un anno fa Chris? no? ok no.

Alla fine uno dei motivi per cui non mi voglio perdere la cerimonia degli Oscar live, che poi è anche la parte più divertente, è la certezza di trovare sempre persone su twitter con cui commentare e sparare boiate online lungo tutto lo svolgersi della cerimonia (ve vojo bene, voi sapete chi siete) e anche quest’anno non ci siamo risparmiati, perché se è vero che quelli della ABC o di E! Entertainment hanno una schiera di fashion bloggers mancati o quant’altro, noi siamo sempre più disperate tra lo scegliere il momento più adatto per andare in bagno e imprecare perché non intervistano l’attore preferito di turno sul red carpet.

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Diversamente dallo scorso anno qualche sorpresa c’è stata nelle premiazioni e nonostante tutto io ho indovinato 10 premi su 24 sulla schedina. I call it success. Se poi le previsioni corrispondono anche al tifo è anche meglio.
Posso dire di essere stata accontentata su più fronti perché hanno vinto Alicia Vikander, Brie Larson, Ennio Morricone con un discorso di ringraziamento davvero commovente, gli sceneggiatori di La Grande Scommessa, gli addetti agli effetti speciali di Ex Machina e poi la vera sorpresa nonché film pigliatutto dell’anno Mad Max Fury Road.
Fassbender non ha vinto, alla fine ha vinto Leonardo DiCaprio, però spero almeno questo serva a resettare matrix e far sparire tutte le immagini sceme, campagne, videogiochi in flash e parodie perché once again a me piace tantissimo come attore, ma siate oggettivi per dio. E poi continuo a pensare che la sua migliore interpretazione fosse quella di Calvin Candie in Django Unchained, in The Revenant è stato comunque notevole, ma non mi ha lasciato le stesse cose. No hard feelings pls.
Tom Hardy non ha vinto, ma io sono contenta anche solo per il fatto che finalmente lo abbiano nominato. Sono contenta allo stesso modo per la vittoria di Mark Rylance, che fosse telefonata o meno non mi importa, perché ha fatto un gran lavoro in Il Ponte delle Spie. Inarritu (o Alejandro per gli amici) ha vinto un’altra statuetta per la regia a pieni meriti e Spotlight alla fine si è preso il premio come miglior film e tutto sommato la cosa non mi dispiace.

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Ho apprezzato molto anche il momento musicale, quest’anno con la partecipazione di una delle mie persone preferite, tale Dave Grohl (mica lo scemo del paese), a fare da sottofondo live al consueto tributo per chi ci ha lasciati durante lo scorso anno e ogni volta è sempre peggio, David Bowie a parte non mi ero resa effettivamente conto che fosse già passato un anno dalla morte di Christopher Lee. Speriamo che il 2016 sia un po’ meno mietitore di quanto non lo sia già stato in due mesi.

Ora penso passerò quel che resta della giornata a cercare foto e gif animate di Fassbender e la Vikander perché sono troppo belli insieme (e lei è talmente brava che quasi la perdono per avermelo soffiato dalla piazza *risate in background a sfumare*). Fasso caro è inutile che ti porti padre o madre o sorella alle premiazioni come copertura… we know.

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alti momenti di blogging, lo so. ignoratemi.

Last but not least, una special mention per questa foto bellissima di gruppo con Charlotte Riley, Leonardo DiCaprio e Tom Hardy che, come mi è stato fatto notare ha una cover del telefono con la sua foto. Eroe.

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