Cult o Remake: Halloween 

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Diciamo che puntuale come ogni anno è tornata la festa delle zucche e siccome un anno fa ho dato fuoco alle polveri a riguardo, sciorinando una lista di consigli di visione a tema gothic romance, questa volta ho capito che un altro post su questa festa ci voleva lo stesso, ma un po’ per caso e un po’ no, mesi fa ho guardato un film che mezzo mondo aveva già visto quando è uscito nelle sale tempo addietro mentre io invece non sono mai stata convinta al 100% di guardare. Quindi oggi ho pensato che forse, in un certo senso, avrei potuto dare una mano a qualcuno a scegliere cosa guardare per passare la festa di Halloween e magari, che ne so, potremmo anche finire parlare di quale preferite tra i due (nel caso in cui li aveste visti entrambi).
Oltretutto questi due film sono, per assurdo, e in senso molto (mooooolto) generale (per fortuna non è morto nessuno finora, credo) quanto di più attuale ci sia perché a sentire le notizie, quelli che si travestono da clown e si posizionano sul ciglio della strada per terrorizzare la gente oltre a non farmi particolarmente effetto perché vaccinata dal caro Pennywise mi ha fatto pensare alla maschera di Michael Myers. O meglio, più che alla maschera in sé a come compare nel primo film a lui dedicato.

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Momento terminologia horror for dummies (nel senso che io per prima non mi dilungo e non saprei come farlo quindi parliamo terra terra) 

Halloween è uno slasher movie e per chi non lo sapesse i cosiddetti film slasher possono essere raggruppati a loro volta in un sottogenere dell’horror. Gli slashers hanno come particolarità la presenza della figura di uno psicopatico di turno il cui obiettivo principale è fare stalking a più persone e ucciderle senza pietà con l’ausilio di lame o affini (nel nostro caso un coltello da cucina che Rambo è un pivello).
Alla base di tutto c’è sempre un fatto scatenante avvenuto in gioventù nella vita del killer che determinà il susseguirsi degli eventi catastrofici di cui è artefice ed inoltre una delle figure chiave di questo genere di film è la figura di una ragazza, di solito giovane e vergine che riesce a cavarsela e a mettersi in salvo entro la fine del film.

Arriviamo al punto: di norma sono contraria ai remakes, l’ho spiegato tempo fa. Sono convinta che se chi di dovere e coi mezzi si sforzasse davvero a trovare nuove storie da raccontare io sarei a un passo più in là dalla gastrite, ma non è così che va il mondo e allora dobbiamo tenerceli così e scegliere accuratamente come passare il nostro tempo, ma qualche volta la pigrizia ti porta a guardare tutto ma proprio tutto in tv ed è lì che a volte arrivano le illuminazioni (a volte).

Ho visto il remake di Rob Zombie del primo capitolo di Halloween. Sì, l’ho visto quest’anno perché lo passavano in tv, in quel momento, ed erano passati i 5 minuti standard che mi do di norma per decidere se dedicare il mio tempo ad un film o no.

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Vorrei mettere in chiaro una cosa da subito, io adoro Rob Zombie musicista e, consapevole del fatto che lui ha da sempre basato la carriera sulla passione per l’imagery horror dai mostri della Hammer in poi, il passo verso la cinematografia mi è sembrato non dico scontato, ma probabile. Tuttavia, nell’ormai lontano 2007 non ho potuto fare a meno di chiedermi la solita domanda da rompi coglioni che mi contraddistingue: “PERCHE’?”.

Ci sono film che sono ormai, bene o male, delle pietre miliari della cinematografia e parte del retaggio culturale di tutti e il film di John Carpenter del 1978 ne è un palese esempio. Prendere un personaggio iconico e rimaneggiarlo a distanza di anni è sempre un rischio, a maggior ragione prenderne uno come Michael Myers. Non li ho visti tutti i capitoli di Halloween, ma è anche vero che quello che ricordo meglio e ho visto più volte è il primo e quindi un po’ di fastidio sotto pelle giustificatemelo. Prima di tutto, se proprio vogliamo essere fiscali, nel film di Rob Zombie secondo me c’è un problema e mi riferisco alla durata del film: il film originale dura la bellezza di 91 minuti, la versione del 2007 dura 110 minuti. Sì, va bene non è una differenza abissale, ma si sente, eccome, e non è solo un semplice problema di durata, ma come si decide di sviluppare la narrazione.

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Entrambi i film raccontano fondamentalmente la stessa storia, ma da due punti di vista diversi con alcune differenze tra loro.
Il film di John Carpenter è “veloce”, nel senso che scorre via liscio come l’olio e privo di flashback, una volta svelata la genesi appena abbozzata di Michael, con relativa fuga dall’ospedale psichiatrico l’obiettivo si sposta su Laurie (Jamie Lee Curtis) e le sue amiche dando quindi un più ampio spazio al senso di “anticipation” e un senso di “uncomfortableness” che poi porterà con i suoi tempi al climax vero e proprio.

Nel film di Rob Zombie tutto questo accade, ma con tempistiche diverse dato che tutto quanto è focalizzato in senso stretto sulla storia personale di Michael.halloween-rob-zombie1 Personalmente l’ho trovato un film lento e mi spiace davvero da morire affermarlo.
Incontriamo Michael già da piccolo isolato e taciturno, in un certo senso vittima di bullismo a scuola e pervaso dalla follia omicida, per poi vederlo crescere in struttura con evidenti segni di instabilità e problemi comunicativi, sempre con la figura materna intorno (interpretata da Sheri Moon Zombie).
In questo, bisogna dare atto al fatto che il remake ha un pregio perché nonostante Rob Zombie, sfruttando palesemente l’aura di misticismo sviluppatasi intorno alla figura di Michael in tutti questi anni, miri a farci provare empatia per Myers ha trovato due attori dalla presenza scenica davvero buona, tali Daeg Faerch nei panni del giovane Michael e il “gigante” Tyler Mane (ex wrestler e anche il primo Sabertooth degli X-MEN sul grande schermo, e in tale proposito vorrei dire ti voglio bene Liev Schreiber, ma non eri abbastanza bestia) per il Michael adulto.
halloween2007Entrambi bravi a trasmettere una buona dose di angoscia dietro quelle maschere di cartapesta a forma di jack-o lantern, ma non è bastato perché Mane, in particolare, non mi ha convinta fino in fondo nelle movenze come invece aveva fatto a suo tempo Tony Moran nel film originale. A Mane mancava una specie di tempismo nelle reazioni “improvvise” che forse avrebbe potuto giovare alla miglior riuscita del film.

Nel film del 1978 ci sono alcune sequenze che ti fanno dubitare fino all’ultimo che la vittima possa essere al sicuro e sarà che forse per suggestione sapevo già come sarebbe andata a finire, o forse ero semplicemente prevenuta, ma quando ho visto il remake questa cosa non mi è arrivata allo stesso modo. Nel film di Carpenter ci sono dei momenti registici bellissimi dove vengono sfruttate sequenze in penombra al massimo giocando così con l’immaginazione dello spettatore.

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Se il film del 1978 aveva delle tempistiche perfette, nella sua freddezza, ho trovato che invece il film del 2007 dimostri segni di cedimento perché, a mio parere, si perde via in artifici inutili proprio nel tentativo di buttare carne sul fuoco senza riuscirci davvero in pieno, pur creando un legame con lo spettatore, per mantenere viva la tensione. Purtroppo il risultato è che mi sono riuscita ad annoiare e ho trovato il tutto una mossa infelice per il ritmo della pellicola, senza contare il voler puntare così tanto sul rapporto fraterno. Diciamo che le uniche cose che ho apprezzato davvero del film di Rob Zombie sono stati i primi piani su tagli e zampilli di sangue che comunque facevano scena e onore al suo regista oltre all’assenza dell’happy ending, ma non bastano a salvarmi un film. Ipoteticamente parlando, al remake 3 stelle (tipo sufficienza) non gliele darei mai, semmai 2,5 su 5 per il tentativo, mentre invece il film di Carpenter si prende 4 stelle su 5

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In conclusione il remake è un prodotto accettabile, ma non eccelso e se proprio dovessi scegliere, nonostante tutto consiglierei comunque di guardare l’originale.

detto ciò BUON HALLOWEEN o SAMHAIN a tutti

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Crimson Peak (Guillermo del Toro – 2015)

C’è rischio spoiler quindi non dite che non vi avevo avvisati

Anche quest’anno Halloween è venuto e se n’è andato portandosi via il patema di come festeggiarlo e io l’ho fatto in tutta calma e tranquillità a sto giro, andando anche al cinema a vedere Crimson Peak. Come anticipato nel post precedente sul gothic romance avevo una voglia matta di vederlo, ma anche tantissima paura di rimanere delusa, EBBENE NON E’ SUCCESSO!!! E ABUSO PURE DI MAIUSCOLE PER L’OCCASIONE!!

Sento, comunque, nel mio piccolo di meritarmi un premio per essere stata capace di resistere alla tentazione di guardare clip e trailer estesi o altro per paura di spoilerarmi perché è stata durissima e non so davvero come io abbia fatto. Tutto sommato mi ritengo fortunata perché è andata meglio del previsto, cioè alla fine mi sono ritrovata semplicemente a combattere con i pareri della gente che l’ha visto ed è rimasta delusa (anche se non è piacevole).
Sentite, non deve piacervi per forza, non è obbligatorio, capisco anche che andate al cinema perché c’è Tom Hiddleston nel cast, non c’è niente di male, lo faccio anch’io, ma se esordite tutti con “è un film orrendo, dovrebbe far paura visto che è un horror, invece non succede niente” o “si salva solo il culo di Hiddleston” io vi mando le colombe di Biancaneve! <— cliccate così capite.
Che poi non voglio sembrare polemica, è l’ultimo dei miei pensieri e neanche mi piace farlo, ma la gente mi ci costringe. Al di la del fatto che la paura è soggettiva, sorry to break it to you, ma dipende da cosa vi aspettate quando andate al cinema, perché questo film non-è-un-horror.

Crimson Peak non è altro che un autentico romanzo gotico vittoriano in movimento, ovvero un perfetto antenato dell’horror moderno che riporta in un certo senso il genere al suo anno zero. Sinceramente l’ho trovato quanto di più affine a un libro di genere che un banale film horror. Guillermo Del Toro è riuscito a inserire in egual misura l’elemento sovrannaturale, la passionalità e gli amori proibiti, il senso del lugubre, con una buona dose di citazioni “nerd” che strizzano l’occhio all’intero genere letterario e io posso davvero dire di essere una persona felice.
Volendo, questo potrebbe bastare come commento, ma mi sforzerò di dire di più. Credo che se non passasse per stalking potrei intasare quotidianamente le notifiche dell’account twitter di Guillermo del Toro di “GRAZIE” perché ha fatto un film old school ed appartiene alla categoria di quelli FATTI BENE.

Come dicevo prima, in questo film ritroviamo tutti gli elementi caratteristici del Gothic Romance, a partire dal contesto socioculturale in cui è ambientato, completamente in target, passando per la caratterizzazione dei personaggi chi più chi meno ambiguo e tormentato. Parlando del cast, tutti quanti si incastrano magistralmente nei meccanismi del genere: abbiamo Mia Wasikowska (già vista in Jane Eyre, Alice in Wonderland, Maps to the Stars) nella parte della giovane Edith Cushing, scrittrice di ghost stories, orfana di madre, proveniente da una famiglia benestante, che ribalta un po’ la figura della damsel in distress perché in realtà è, in parte, pedina di uno schema strategico ad opera degli antagonisti, ma si rivela l’autentica eroina di se stessa, coraggiosa e piena di risorse. Tale da rendere la figura dell’eroe di turno, in questo caso cucita addosso a Charlie Hunnam (Hooligans, Sons of Anarchy, Pacific Rim), il giovane dottor Alan McMichael timido ed affezionato a Edith, superfluo, ma che a suo modo rimane strategico nelle dinamiche della storia.

Il cosiddetto “tall dark stranger” di cui è praticamente impossibile non innamorarsi (perché per quanto ci piaccia negarlo la sindrome della crocerossina rimane purtroppo un difetto di fabbricazione che noi donne non riusciamo a scrollarci di dosso) tocca a Tom Hiddleston (Thor, The Deep Blue Sea, War Horse). Abbiamo quindi a che fare con Thomas Sharpe, un giovane baronetto inglese bello e tenebroso con gli occhi verdi e l’aria innocente (scusate ma vi piace vincere facile) giunto in America in cerca di fondi per la propria attività famigliare insieme alla sorella Lucille Sharpe interpretata da una spettacolare, e vi giuro che mi sto limitando, Jessica Chastain: glaciale, spietata, ma a sua volta vittima delle proprie passioni, che è diventata la mia preferita in assoluto.

Crimson Peak oltre ad essere la felicità di ogni amante del gotico è anche un’autentica gioia per gli occhi, perché leggendo diverse interviste al cast e regista, in questi mesi ho avuto ulteriore modo di apprezzare il discorso legato agli oggetti di scena e alla costruzione del set, più precisamente gli interni di casa Sharpe. Interni costruiti integralmente per l’occasione e, devo dire, davvero notevoli e suggestivi. Sono convinta, a conti fatti, che se avessero tentato di realizzare questo film con una tecnica diversa da quella utilizzata non sarebbe certo uscito qualcosa di pari bellezza. Un’altra menzione speciale va senz’altro ai costumi di scena, davvero meravigliosi e ricchi di dettagli.

Si può dire che a loro modo diano un’ulteriore pennellata alla personalità dei personaggi, con scelte cromatiche simboliche e funzionali. Su tutti, mi sento di citare il vestito color rosso cremisi indossato da Lucille alla festa, in grado di creare un contrasto fortissimo con l’ambiente caldo e famigliare rappresentato nella sala da ballo.

Se non si fosse capito, a me questo film è davvero piaciuto esageratamente, andando oltre ogni aspettativa. Questo significa che dovrei andare più spesso a vedere film con i piedi di piombo? Non credo, ma se non altro mi ha restituito una piccola porzione di fiducia nell’industria di genere, e per la sottoscritta significa tantissimo. GRAZIE GUILLERMO, QUANDO ESCE IL DVD?

Halloween’s approaching and so is spooky stuff – ovvero qualche film a tema

Poche storie, sarò anche nata nel bel mezzo dell’estate, ma questo non mi obbliga certo ad amare quella stagione dove la mia occupazione principale consiste nel pensare a come perdere meno liquidi corporei possibili. La mia stagione preferita è questa, l’autunno, e in particolare il mese di ottobre.
Se per ipotesi qualcuno mi chiedesse in quale universo parallelo o cinematografico mi piacerebbe vivere io risponderei, a mani basse, a Sleepy Hollow
Quest’anno il mio animo cinefilo ha avuto un sussulto di gioia in più anche se con un po’ di cautela.
Ho un problema di fondo con gli horror, ma non perché non mi piacciano, anzi, ho pochi punti deboli riguardo al genere, ma tutto il resto è noia (e non lo dico per snobismo). Sarà forse perché è un genere che è stato ampiamente saccheggiato dell’enfasi in fase promozionale da troppi anni ormai, e poi penso sia una cosa davvero soggettiva. Per secondo, ho trust issues riguardo i film d vampiri, fantasmi e bestie strane che brillano, ma non voglio divagare.

Sotto il periodo di Halloween tutto ciò che è gore diventa magicamente più bello, ma se c’è anche del gotico in ballo è anche meglio, ed è esattamente quello che mi aspetto di trovare al cinema nel prossimo film di Guillermo Del Toro, Crimson Peak, il cui spot televisivo sta passando prepotentemente più volte al giorno negli spazi pubblicitari delle maggiori emittenti, rendendomi tanto felice, ma anche iperattiva.
Guillermo, in prima persona, ha specificato più volte che Crimson Peak non è un horror, ma un gothic romance e sono molto curiosa perché date le premesse mi sto fomentando pericolosamente a scatola chiusa anche perché sta giocando sporco sotto diversi punti di vista a sto giro. Sinceramente ho anche un po’ paura di rimanere delusa.

Comunque sia questa update rompe un po’ la routine delle recensioni, è un esperimento. Diciamo che mi aiuta ad ammazzare l’attesa perché vorrebbe essere a suo modo una specie di “consiglio per gli acquisti” o “per un rewatch” di genere per prepararsi o per sopravvivere alla crisi d’astinenza post Crimson Peak, o meglio io ci provo.
In realtà questo post ha una sorta di fratello, sotto forma di video, non realizzato da me (perché sono incapace e socially awkward e non so quanta voglia abbiate di sentire una serie infinita di “UHM”, “EHM”, “PRATICAMENTE”, “CIOE’ INSOMMA”, come si suol dire… thank me later), ma da una mia amica divoratrice di libri e se cliccate QUI trovate il link diretto al suo video dove è molto più brava di me a spiegare da dove deriva il genere gotico e le sue diramazioni nel corso del tempo. Io provo lo stesso a spendere due o tre parole in merito perché comunque non siamo qui a far ballare la scimmia.

Il genere gotico nella letteratura è a suo modo definibile come una sorta di genere di “rottura”, è qualcosa di totalmente diverso da quello che esisteva già. Nasce nella seconda metà del settecento in Inghilterra e ha uno strettissimo legame con l’architettura medievale. Il termine “Gotico” deriva da “Goti” ovvero la tribù germanica, quindi assumendo una connotazione dispregiativa, vicinissima al senso di selvaggio o barbarico, anche per via della natura spesso brutale delle azioni che contraddistinguono le vicende narrate.
Le ambientazioni dei romanzi si allontanano quindi dalla società borghese di fine settecento per dare spazio a posti lugubri, castelli medievali o ambienti religiosi.
Ambienti religiosi perché? Perché in generale il gotico nasce nell’ambiente anglosassone dove è in vigore il protestantesimo, e questi romanzi trovano ambientazione prevalentemente in paesi cattolici come ad esempio Francia o Italia, come provocazione al cattolicesimo.
Un elemento che si fa prepotentemente strada in questo genere è senz’altro il sovrannaturale e uno dei personaggi che appare molto spesso nel romanzo gotico è la figura della vergine perseguitata, la cosiddetta “damsel in distress” bellissima e giovane. Inoltre tra i suoi “personaggi tipo” possiamo trovare anche anime tormentate che sono spesso vittime di pene d’amore, afflitte da drammi insormontabili, persone molto misteriose e ambigue e scenari dell’orrore con cadaveri, cimiteri, rumori molesti, scene di violenza feroce o possessione demoniaca.
Nell’ottocento, il romanticismo ha influenzato il genere e questo ha così assunto nuovi aspetti. Il Romanzo gotico subisce poi l’influenza delle scoperte scientifiche e filosofiche della fine del secolo ed è più incentrato sull’aspetto psicologico, le nevrosi dell’uomo moderno e di come esso viene influenzato dalla società stessa dando così luogo a scenari inattesi e pericolosi.
Lo so, non è il massimo come spiegazione, ma era per fare un quadro generale senza dilungarmi troppo o inerpicarmi in discorsi contorti fino al rischio di sparare autentiche boiate.
Il cinema ha prodotto una lista infinita di opere dell’orrore sin dai primi decenni del novecento e ancora oggi l’argomento è fonte di guadagno nel bene e nel male. Visto che ora parliamo del gotico, in particolare, si può dire che spesso non vengono rispettati proprio tutti gli aspetti canonici presentati dal genere letterario, ma viene invece fatto perno su alcuni elementi precisi come da rimando.

Se siete arrivati fino in fondo senza spararvi una flebo di prozac lo ritengo già un successo e vi ringrazio.

Qui trovate una serie di film per creare un po’ di atmosfera (in nessun ordine di preferenza, non mi odio così tanto) e fondamentalmente farsi ammazzare dall’angst ed esserne felici. Alcuni di loro non saranno proprio attinenti sotto tutti i punti di vista, ma meritano una chance:

From Hell (2001)
Siamo nel 1888 a Whitechapel, ovvero nella Londra di Jack lo Squartatore e insieme all’ispettore Frederick Abberline, qui interpretato da Johnny Depp, che indaga sulla morte sospetta di una serie di prostitute destreggiandosi tra massoneria e viaggi onirici a base di oppiacei, tentando di arrivare alla verità dietro ad uno dei più grandi misteri criminali degli ultimi 150 anni. Il film che è tratto dalla graphic novel omonima di Alan Moore ci mostra una Londra cupa e prevalentemente notturna dalle tinte calde. Forse non risolverà enigmi, ma resta un buon prodotto di intrattenimento.

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The Raven (2012)
Ci spostiamo dall’Inghilterra verso le colonie occidentali, più precisamente a Baltimora nel 1849 dove la polizia (il nome del poliziotto non lo ricordo ma in caso vi interessasse era interpretato da Luke Evans) scopre un crimine eseguito in maniera sospetta e molto simile alla descrizione in una serie di racconti ad opera dello scrittore Edgar Allan Poe (qui interpretato da John Cusack) pubblicati su un giornale. Una volta iniziate le indagini sullo scrittore si verifica un altro delitto ispirato ai suoi racconti e l’enigma si infittisce.
Personalmente desideravo da anni un film su Poe e avevo anche un fantacast in mente, anche perché è colpa del soggetto in questione che mi mette le cose sul piatto d’argento, e insomma dopo ditemi se una non dovrebbe fare due più due… Michael Sheen non ce lo vedreste? eddai, s’era anche fatto una foto… rende… cioè bravo è bravo, sento sarebbe anche felice di farlo. In ogni caso The Raven trae ispirazione da “Il Corvo e altre poesie” e ha anche elementi presi da racconti brevi.

Bram Stoker’s Dracula (1992)
Potrei anche evitare di pronunciarmi su questo film perché mi chiedo chi di voi non l’abbia visto, ma c’è sempre un ottimo motivo per riguardarlo. La storia del principe delle tenebre trasposta sul grande schermo da Francis Ford Coppola resta uno dei miei film preferiti di sempre, con una sceneggiatura che ricalca in parte la struttura epistolare del romanzo dell’irlandese Stoker. Qui abbiamo a che fare con una delle più belle storie d’amore della storia del cinema che sfida le frontiere del tempo e del sovrannaturale.

Mary Shelley’s Frankenstein (1994)
Il celebre romanzo di Mary Shelley trova forma nella pellicola di Kenneth Branagh con un Robert De Niro immenso nella parte della creatura assemblata dallo studente di medicina Victor Frankenstein. L’inquietudine legata al progresso e al susseguirsi di scoperte in campo scientifico ottocentesche trovano voce in quest’opera e il film, con una scenografia caratterizzata prima da atmosfere barocche e poi da toni cupi con un che di tragico è un buonissimo prodotto per passare due ore.

The Woman in Black (2012)
Chi ad Halloween vorrebbe dire di no a una storia di fantasmi? Anni fa ho fatto un errore di valutazione, e mi spiace, ma almeno me ne sono accorta. E’ terribile pensare alla mole di robaccia horror o pseudo tale prodotta negli ultimi anni e venduta come FILM SHOCK DELL’ANNO. No gente, non ci siamo. Per fortuna c’è ancora qualcuno che produce cose carine a questo mondo. Nonostante mi sembri tutt’ora paradossale immaginare Daniel Radcliffe con prole (si il suo personaggio ha un bambino) abbiamo un buon prodotto cinematografico dai toni cupissimi e con i colpi di scena ad effetto messi nel posto giusto e senza strafare.

The Wolfman (2010)
Con questo remake (l’originale risale al 1941) la leggenda del licantropo viene ripresa e inscenata ad opera di Joe Johnston con Benicio del Toro nella parte del protagonista. Se siete fan delle ambientazioni spettrali Wolfman è ciò che fa per voi. In realtà la figura del licantropo è stata affrontata più volte al cinema che altrove, ma allo stesso tempo abbiamo poche informazioni sulle sue origini. Nonostante tutto, questo film trova un suo spazio nel genere più che altro per il periodo socioculturale in cui è collocato e per l’ambientazione. Merita senz’altro una menzione particolare la cura nei dettagli per il grandissimo lavoro di make up artigianale di altissimo livello ad opera di Rick Baker che a suo tempo gli è valsa una meritatissima statuetta agli oscar.

Sweeney Todd (2007)
Se si parla di uomini dall’animo tormentato non si può fare a meno di citare Sweeney Todd di Tim Burton, con un Johnny Depp dallo sguardo vitreo determinatissimo a vendicare la sua famiglia e riabbracciare sua figlia. Il film, che trae più ispirazione dall’omonimo musical di Stephen Sondheim che dal manoscritto per mano di un autore anonimo, è uno dei punti più alti del cinema di Tim Burton e un mix perfetto di humor nero e grand guignol. Impossibile rinunciare a una visione in questo periodo dell’anno.

Il Mistero di Sleepy Hollow (1999)
L’ho citato prima, non potevo non inserirlo in questa lista. La storia del cavaliere senza testa è un classico, se poi la messa in scena ha la firma d’autore tanto meglio. La “damsel in distress” di turno qui la fa Johnny Depp nei panni di un adorabile Ichabod Crane un po’ impacciato e pervaso dagli ideali dell’illuminismo, determinato ad applicare il metodo scientifico alle sue indagini. Il contrasto cromatico tra grigiore, paesaggio autunnale e sangue color rosso scarlatto à la Dario Argento danno un ulteriore tocco di classe alla pellicola.


Il Fantasma dell’Opera (2005)
Già celebre musical firmato Andrew Lloyd Webber, tra le mani di Joel Schumacher, mantenuta la struttura generale, trova una sua forma cinematografica. La storia di Christine Daaé, giovanissima cantante dell’Opera di Parigi, e del triangolo amoroso che la vede al centro della contesa tra due uomini: uno, Raul, il quale rappresenta la stabilità famigliare, una vita normale e la ragione e l’altro, Erik, costretto a vivere nei sotterranei, che rappresenta le passioni, la musica e l’arte stessa. Un film dove se non si piange si canta, o si canta piangendo. In ogni caso si soffre, tanto, ma è anche questo il bello.

Dracula (1931)
Si lo so ci ho già messo il Dracula di Coppola, ma vi giuro che il Dracula di Tod Browning con Bela Lugosi protagonista resta un documento importante e degno di menzione nonostante ormai tutti quanti siamo abituati a ben altri effetti speciali. La Hammer ha prodotto cose fantastiche in bianco e nero e tra questo film e Frankenstein con Boris Karloff abbiamo a che fare con due singolari esempi di recitazione capaci di destabilizzare ancora oggi. Quindi il film di Browning sarà anche della durata di un’oretta scannata, ma efficace.

 

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Wuthering Heights (1992)
Tratto dall’omonimo romanzo delle sorelle Brönte, ha avuto svariate trasposizioni, tra cui anche versioni televisive, ma in questo film troviamo Ralph Fiennes nei panni di Heathcliff e Juliette Binoche nelle vesti di Catherine. Un film che devo ammettere, non vedo da due secoli e mezzo (a riprova che questa lista fa anche al caso mio) e che merita un po’ di attenzione, quindi non mi dilungherò troppo per evitare di dire fesserie.

Jane Eyre (2011)
Sì avete letto bene, 2011. Non parlerò del film di Zeffirelli del 96 con Charlotte Gainsbourg per un motivo particolare, non sono mai riuscita a vederlo intero, ma recupererò! Mi sembra una cosa lasciata a metà, soprattutto perché conosco un macello di persone che dicono che meriti di più di questo del 2011 diretto da Cary Fukunaga, quindi se fate parte di questa schiera di persone non odiatemi, ho messo le mani avanti. Ciò nonostante il titolo merita di stare in questa lista quindi vi consiglio di guardare questa versione più recente con Mia Wasikowska nella parte di Jane e Michael Fassbender come Mr. Rochester. In ogni caso questo consiglio prendetelo come un banale “guardate Jane Eyre, quello che più vi ispira” così facciamo felici tutti.

Intervista col Vampiro (1994)
Last but not least, non potevo dimenticarmi di lui. Il primo capitolo delle cronache dei vampiri di Anne Rice si colloca a suo modo nel genere. Il racconto di una vita lunga circa 200 anni intriso dolore e rimorsi con una serie di disavventure tra il nuovo e il vecchio continente intrapresi da un trio vampiresco singolare e tra l’altro, secondo me, una tra prove attoriali più convincenti di Tom Cruise.