Nobody knows I’m Here (Gaspar Antillo – 2020)

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A dimostrazione che i servizi di streaming ci stanno salvando l’intrattenimento nel 2020, Netflix di recente ci ha fatto un altro regalo. Oltre alla serie di cortometraggi “Homemade” prodotti da FABULA Production di proprietà dei fratelli Larraìn, sempre grazie a loro è uscito anche anche il primo lungometraggio del regista cileno Gaspar Antillo, vincitore del premio Best Narrative Director al Tribeca Film Festival di quest’anno.

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Nobody Knows I’m Here (titolo originale Nadie sabe que estoy aquì) ci racconta la storia di Memo, interpretato da un bravissimo Jorge Garcia.
Memo è un adulto, ormai ex cantante dotatissimo ed ex quasi-teen idol, che da piccolo  inseguiva semplicemente un sogno e poi gli è stato sottratto.
Traumatizzato ed esasperato dagli eventi e dalla vita nello show business degli anni 80 si è ritirato a vita privata su un’isola, lontano da tutto e da tutti insieme a suo zio (interpretato da Luis Gnecco).
Dopo anni di isolamento un evento scuote la quotidianità di Memo e qualcosa improvvisamente cambia a causa dell’incontro con una donna che lo esporrà suo malgrado al pubblico e tutto questo porterà a un susseguirsi di eventi.
Quella presentata dal film è una storia tristissima dove si affronta il discorso del lato oscuro, meschino e anche puramente monetario della fama in senso stretto.
Si parla della mercificazione di un talento e della sua spersonalizzazione per beceri canoni estetici che semplicemente non vendono.
È praticamente impossibile non “fare il tifo” per Memo, ma è un film che non cade mai nel pietosismo, affronta una serie di fatti e critica l’industria dello spettacolo.

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La fotografia è notevole, si vede un alternarsi di toni freddi e saturi per il presente e la quotidianità ad altri caldi per i flashback e i momenti più onirici dove si trova spazio anche il glitter.
Il tutto orchestrato benissimo in funzione alla trama.

Dura un’ora e mezza, quindi non è nemmeno considerabile come eccessivamente “lungo”, se non sapete cosa guardare è una buona opzione.

“Gib mir die Hand, ich bau dir ein Schloss aus Sand, irgendwie, irgendwo, irgendwann…”

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Oggi siamo (al plurale, sì, io e la mia forza di volontà) quì per tentare un’impresa, possibilmente senza inerpicarci in cose piu grosse di noi. Siamo quì per  cercare di parlare in modo vagamente intelligente di una serie tv geniale che ho terminato di vedere una manciata di giorni fa e non so bene come fare perché mi sembra di giocare a una mega partita di shangai con le informazioni: “questa cosa non la posso dire perché sennò devo dire quest’altra cosa, idem questa, idem l’altra..”
Sono assolutamente convinta sia più facile capirla che parlarne.

Praticamente, nel dicembre 2017 Netflix ha caricato sul proprio catalogo la serie tedesca DARK, co-creata da Baran Bo Odar e Jantje Friese e credo li ringrazierò per sempre.
Ora, essendo io una una persona semplice che si fa attirare con poco, all’epoca avevo posato gli occhi sul banner pubblicitario e mi continuava ad apparire insieme a You Spin Me Right Round dei Dead or Alive che partiva in automatico. Diciamo che sono come una gazza, però al contrario: a me attira tutto ciò che è sinistro.

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Mi sono dedicata al pilot ignara di tutto e senza nemmeno informarmi un minimo di che razza di casino mi sarei trovata davanti, per pura scelta, e ho fatto benissimo perché è stato doppiamente bello.
Nota personale: credo sia ad oggi l’unico modo per godersi la visione al 100%.
Questo è uno dei casi più palesi di telefilm che sicuramente farà la storia della serialità e giuro che se potessi farlo mi cancellerei di corsa la memoria per poterlo riguardare da capo e lasciarmi stupire di nuovo.

Dark è qualcosa che davvero non aspetti, sembra il classico telefilm fantascientifico che calca terreni già esplorati ma poi sul più bello mi sono scappati una serie di “vabbè ma non vorranno mica fare… oddio l’han fatto davvero” diverse volte e non riuscivo a smettere di guardare perché ero troppo curiosa di sapere come ne sarebbero usciti.
C’è ben poco da fare, gli devi star dietro e lasciarti guidare nel buco nero.
Dall’uscita della prima stagione a oggi ho guardato e riguardato le stagioni più volte di proposito per tenere la mente fresca e assicurarmi di poter seguire meglio il tutto.
Beh in tutto questo tempo posso ammettere con molta sincerità di non avere mai avuto l’impressione di ritrovarmi a vedere episodi riempitivi, fasi di stallo o sequenze poco omogenee, al contrario invece gli autori sono riusciti nonostante tutto a mantenere un certo ritmo e coerenza. Già solo per lo sforzo e la quantità di contenuti messi sul piatto lo ritengo un miracolo.
Più che un telefilm lo definirei un’esperienza.

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La vicenda si sviluppa su tre stagioni nel complesso e la scrittura regge bene.
La cosa che rende Dark una serie a dir poco ambiziosa è il fatto di voler andare oltre il concetto del passato presente e futuro, esplorando altre dimensioni e riuscendoci senza mai scadere nella banalità.

Facciamo conoscenza con la cittadina di Winden (peccato che in realtà non esista, ci avrei fatto volentieri una gita) e i suoi abitanti.
Che poi Winden a vederlo è un paesello abbastanza anonimo, di provincia, uno di quei posti ordinari in cui non succede mai nulla ma se succede se ne parla per tempi immemori, ma non per questo privo di segreti.
Praticamente una Twin Peaks tedesca a tutti gli effetti, ma con molti più effetti speciali.

Il fulcro che muove gli eventi è l’improvvisa scomparsa di alcuni bambini e l’altrettanto misterioso ritrovamento di cadaveri unito al verificarsi di altri eventi singolari.
Noi spettatori inconsapevoli ci troviamo nostro malgrado, catapultati fin dal primo episodio in un punto non ben preciso della narrazione, solo che non ce ne rendiamo ancora conto, ci penserà il progressivo susseguirsi degli eventi a farci provare l’ebbrezza dello straniamento con un caleidoscopio di déjà vu, parallelismi, differenze e collegamenti.
Un lavoro mastodontico di ricerca di particolari che incolla allo schermo alla ricerca di indizi e lascia poco spazio all’immaginazione.

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Impossibile inoltre non affezionarsi ai personaggi, forse ad alcuni più che ad altri, ma bene o male una volta identificato il peso di ciascuno nella storia ci si lega abbastanza (ok no per uno proprio non riesco, nonostante la buona volontà).

Un altro aspetto che fa guadagnare ulteriori punti e che con me in generale non cade mai in secondo piano parlando di audiovisivi è la colonna sonora che spazia dal materiale anni 80 alla roba più recente e sperimentale della musica mitteleuropea che qualche anima santa ha tentato di raccogliere in una playlist su spotify facilmente raggiungibile.

Per chi tra di voi non ha mai visto Dark, sappiate che vi invidio da morire perché non dovete aspettare l’uscita di una nuova stagione e non credete a tutti quelli che dicono che non si capisce niente, basta un po’ di attenzione.
Io sono ancora in una dimensione strana a cavallo tra il malinconico, l’esaltato e il cuore spezzato, tutto insieme perché mi sono “scofanata” tutta la terza stagione in un weekend e sì, ok, bello, ma adesso trovatemela un’altra serie televisiva così nell’immediato.

 

La Casa de Quarantena

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Oggi mi sento di inaugurare una nuova sottocategoria del blog con un nome sobrio, qualcosa come “io e le mie idee del cazzo” perché si presta al 100% alla causa.

Dopo aver ignorato, all’inizio con un po’ di tiepida perplessità e successivamente con un po’ di esasperazione a causa della massiccia sovraesposizione mediatica e mercificazione nauseabonda di quella canzone bellissima che è Bella Ciao (che i remix e l’uso improprio ancora mi causano un cringe cosmico e non mi passerà mai) la serie spagnola La Casa di Carta, circa un anno fa (ma forse di più) gli addetti al casting hanno pensato di aggiungere al cast Rodrigo de la Serna.

Beh insomma, a quel punto mi sono sentita toccata sul personale perché continuavo a non essere veramente interessata alla serie, ma iniziavo ad accusarne la nostalgia perché non lo vedevo in un film da secoli (e ci sarebbero stati i sottotitoli!) ma non ho ceduto.

In ogni caso: AFFRONTO.

Recentemente è andata in onda la quarta stagione e avevo anche trovato orde di spoiler su twitter, per non parlare di pezzi di episodi. A quel punto avevo un briciolo di più il tarlo di fare un tentativo, ma avevo paura di non aver fatto sufficientemente parkour con i tweet della gente che non tagga nemmeno la propria madre.

La settimana scorsa ero, in primis distrutta dalla seconda stagione bellissima di After Life e avevo bisogno di qualcosa di allegro, ma soprattutto per seconda cosa ero pienissima di tutte le macchinazioni e gombloddi legati all’ultimo decreto legislativo per la fase due su ogni social, quindi ho acceso netflix e ho ceduto.

Ho iniziato a vedere la Casa di Carta.
(o meglio, ho iniziato e finito di vedere La Casa di Carta)

E niente, boh, è stato come ricadere nella tossicodipendenza da serie tv dei bei tempi di The Americans. Ho visto quattro stagioni in una settimana e ora non so più che fare della mia vita.

Sono pronta ad ammettere le mie colpe.

La Casa di Carta è un prodotto divertente, decisamente sopra le righe che non saprei nemmeno bene classificare perché è tante cose diverse tutte insieme.
Forse dramedy è il termine che gli si avvicina di più anche se a un certo punto ho deciso che è una telenovela ignorante a tutti gli effetti che ti incolla allo schermo, velata di trash (non guardatemi male, è vero e se negate mentite) ma di quello che si lascia guardare perché è trash casinista.
È una serie strapiena di colpi di scena che temevo a un certo punto fossero pure fin troppi (mi è successo in passato, lo dico proprio perché come in questa circostanza guardavo un episodio dietro l’altro e non ce la stavo facendo più) con personaggi ben caratterizzati che in realtà si scoprono un po’ alla volta andando avanti con la narrazione e che colpiscono ai fianchi quando meno te l’aspetti, quindi non puoi non affezionartici.
Inoltre, considerata la genesi e la storia travagliata del prodotto a tutto tondo, non so come abbiano poi fatto a recuperarlo, ridargli vita nuova e mantenere un così alto livello anche nella terza e nella quarta stagione, ma ce l’hanno fatta e bisogna fargli un applauso.

È un prodotto talmente esagerato e incasinato che non saprei nemmeno da che parte iniziare a parlarne nel dettaglio perché oltre a dire che un gruppo di ladri professionisti con nomi di città, reclutati da El Profesor (Alvaro Morte) occupano la zecca di Spagna facendo ostaggi per stampare milioni su milioni di Euro, si rischia concretamente lo spoiler.
E nonostante io possa essere abbastanza presuntuosamente convinta di essere ormai una delle poche anime candide svegliatesi nel 2020 a vedere La Casa di Carta sono abbastanza sicura che ce ne siano altrettante che non sono ancora cadute nella tela del ragno.

Io voglio la quinta stagione, adesso.
Fate sparire il coronavirus che a sto punto chissà quando torneranno tutti sul set.
Nessuno mi ridarà indietro i neuroni che ho perso in sette giorni e men che meno il tempo passato a cercare i video di Pedro Alonso perché è l’ennesimo “problema” che ho vinto e io non parlo spagnolo ma qualcosa capisco.

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dove si compra?

Rodrigo è colpa tua.

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Giorno 16 di isolamento

Rieccomi a battere un colpo. Sono ancora viva, per ora (fino ad ora).
Sono ormai trascorse due settimane che all’inizio sembrava non sarebbero passate mai e invece eccoci qui al 24 marzo.
Avevo ampiamente sottovalutato la creatività di mia madre, abbiamo ripulito anche gli angoli di casa di cui non ricordavamo l’esistenza e probabilmente nemmeno loro si ricordavano di noi finché non siamo arrivate con lo straccio imbevuto di alcol a sterminare i germi.

Never again.

Inoltre sovrappensiero è arrivata una primavera solo che non si va a un concerto e non ci si perde, ma si rispolvera la playlist su spotify dalle tinte Woodstockiane con l’aggiunta degli Smiths e di un po’ di Occult Rock perché anche se siamo reclusi in casa io in questa stagione riesco a sopravvivere solo pervasa dallo spleen mentre attendo sempre il ritorno dell’autunno.

Visto che sono una cialtrona e nell’ultimo post avevo detto tronfiamente “vi consiglio film” poi sono sparita, rimedio.

La soluzione l’avevo sotto al naso e non so perché io non ci abbia pensato subito, mi riferisco all’header di questo blog.

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Lo conoscete? molto bene.
Non lo conoscete? guardatelo.
Non so esattamente quante volte io l’abbia visto ma è sempre piacevole.
Mi è venuta l’illuminazione l’altra sera (oddio quasi una settimana fa) mentre in tv davano Assassinio sull’Orient Express ed effettivamente un film di Kenneth Branagh funziona sempre.
Il titolo è Dead Again e da noi era uscito con un titolo diverso, ovvero L’altro Delitto.
Del 1992 o giù di lì.
Si tratta di un crime movie con velo di mistero ambientato a Los Angeles, di quelli fatti bene e con un cast notevolissimo che già solo quello ti salva la serata.

Cronache dalla zona rossa e consigli cinematografici

Ci siamo, anche il mio paese è a tutti gli effetti in zona rossa.
Era inevitabile dato che la gente non si ferma quando glielo si dice.
Non sono qui per fare cazziatoni a nessuno.
Davvero, mi sono sfogata già abbondantemente nel weekend.
Inoltre ormai il mio mindset odierno è scandito dalla discografia di Ólafur Arnalds su spotify, ho buttato un po’ di roba che avevo in camera che non sapevo nemmeno di avere a intralciarmi e in questo momento sono relativamente zen.
Questo durerà fino al prossimo tg.

Ci tengo a dirlo perché in realtù la natura di questo post è di tutt’altro tipo e soprattutto perché anche se nelle ore precedenti abbiamo avuto prova tangibile della mancanza di comprensione, da parte della gente, di una manciata di norme di comportamento base per cercare di sconfiggere sta piaga di Coronavirus in breve tempo, ho bisogno di credere che ci sia qualcuno meno stupido di quanto documentato in un qualsiasi servizio al telegiornale e con uno straccio di senso civico a darmi speranze concrete nell’umanità.

Saranno 25 giorni lunghissimi che non so davvero come riempiremo, ma voglio provare a prendere spunto da un’iniziativa che sta prendendo piede oggi su twitter chiamata “consiglio un film”.
In realtà ne vedo nominati quattro alla volta, ma crepi l’avarizia.

Quindi, a dire il vero non so bene nemmeno io come gestire la cosa, ma facciamo che ne inizio a pubblicare uno e se ne avete altrettanti lasciateli nei commenti.
In realtà mi torna davvero utile perché ci sono certi periodi in cui guardo come un’ebete il sito di IMDB o Netflix alla ricerca di commedie brillanti, e poi magari sono deludenti.
Se avete roba da consigliare fatevi sotto.

Ruby Sparks

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Prima di tutto: c’è Paul Dano. Io lo adoro.
Se cercate un film che vi faccia spegnere il cervello e dimenticare i problemi per un paio d’ore allora è la storia che fa per voi.
È un film particolare, di quelli che quando hai pigiato play sul telecomando ti fa pensare oddio sembra una roba già vista e invece alla fine ti ritrovi con il magone e 5kg di meno (putroppo non in senso letterale), e la presenza di Valerie Faris e Jonathan Dayton alla regia è una garanzia di qualità. Se in passato avete apprezzato Little Miss Sunshine e non conoscete questo film buttatevi perché sicuramente vi piacerà.
La sceneggiatura tra l’altro è di Zoe Kazan che ha una parte da coprotagonista, ed è meravigliosa.

Spero di avere un po’ di costanza e pubblicare altri post nei prossimi giorni, ma oggi iniziamo con questo.

Di pandemie e psicosi collettive

Alla domanda “qual è il tuo sogno nel cassetto?” ho risposto più volte “fare la comparsa zombie in un film di George Romero”.
Davvero, non mi sarebbe manco interessato essere ripresa, giusto per la gloria del momento dell’esserci anche in formato pixel.
George ci ha lasciati anni fa, gli zombie non ci sono ancora (almeno in senso letterale) ma questa settimana il coronavirus in Lombardia (che poi è solo giovedì, non è ancora finita!!) se non altro una gioia me l’ha data perché mi ha fatto provare la sensazione di trovarmi in un supermercato durante una minaccia zombie o contagio globale.

Tutti quegli scaffali di pasta vuoti, di surgelati, casse intere di sale, latte, pollo, manzo, farina, scatolette di tonno, legumi e quant’altro… boh

Io, con la mia misera spesa da sfigata che aveva solo bisogno di due robe, avevo solo voglia di urlare una cosa in mezzo alla corsia surgelati, una soltanto, perché sono una persona che si diverte con poco

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No però, veramente, state male.

Not your ordinary Oscars review

Sono in ritardo sulla tabella di marcia rispetto ad altri nel feed, ma meglio tardi che mai, tanto qui a cialtronopoli non abbiamo mai fatto le cose come cristo comanda, perché dovremmo iniziare ora?

Anche quest’anno l’abbiamo portata a casa, domenica notte sono stati consegnati i premi Oscar e abbiamo fatto i conti con l’insonnia, però nonostante fosse una cerimonia un po’ telefonata e sospettassimo già tutti quale fosse gran parte dell’esito sono riusciti a sorprenderci.
Ammetto che qualche segno di cedimento durante un paio di premi tecnici l’ho accusato, ma ho resistito stoicamente.
Per fortuna durante il weekend mi sono riposata a dovere e già di mio sono abbastanza creatura della notte.

Lo scorso weekend è stata scritta la storia, sì, ma più che quello preferisco dire che è stato fatto un bel passo avanti. Ormai siamo tutti talmente abituati a una cerimonia tutta ammeregana per ammeregani che quasi non ci proviamo nemmeno a crederci sul serio ai miracoli.
E poi invece arriva Parasite di Bong Joon Ho a dare una speranza al genere umano e a dirci che è veramente tutto possibile vincendo non solo 4 premi, ma quello come miglior film.
Per la prima volta un film interamente non in lingua inglese in un paese dove piuttosto che vedere gli originali fanno i remake dei suddetti film perché fondamentalmente “subtitles are lava” (semicit.).

È davvero bellissimo.

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Sì, è vero, nel mio post precedente non ho menzionato Parasite più di tanto (è pur vero che non avevo nemmeno tempo), ma in realtà ritengo sia un film degnissimo di tutto il successo che sta avendo: è spietato, divertente e anche un po’ cinico. Quando l’ho visto non sapevo granché della trama, avevo deciso di lasciarmi stupire e ha funzionato. La cosa che mi ha davvero piacevolmente stupito in questi mesi è il modo in cui questo film stia oggettivamente mettendo d’accordo così tante persone diverse in più paesi. Credo sia qualcosa di singolare. Spero esca presto in dvd perché esigo una copia.

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Ma poi cosa vogliamo dire a Bong Joon Ho stravolto sul palco e in piena modalità fangirl con Martin Scorsese da una parte della sala e Quentin Tarantino dall’altra? Che carino, è stato un siparietto divertente.

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La mia scelta per miglior film era Joker, ma sono contenta lo stesso. Joker è il mio vincitore morale che comunque qualcosa ha preso.
La prima cosa bella è stata la vittoria della compositrice islandese Hildur Guðnadóttir per la Miglior Colonna Sonora Originale.

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L’altra cosa che mi ha resa felice della serata anche se ormai telefonatissima è stata la meritatissima vittoria di Joaquin Phoenix come miglior attore protagonista.

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Avrei potuto mettermi a urlare alle 5 del mattino, ma sono stata bravissima e non l’ho fatto, però un piantino non me l’ha tolto proprio nessuno.
Adesso farò un po’ di spam celebrativo perché ne ho bisogno, è una cosa che aspettavo da troppi anni.

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Sì è successo veramente.

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qui ho pensato davvero “oddio mo scappa”

Non so cosa ne pensiate del suo non discorso di ringraziamento dove ha passato il tempo a parlare di problemi più che legittimi e a promuovere il veganesimo ma sinceramente non mi interessa. In questi giorni ho letto critiche a riguardo che ho fatto finta di non aver visto e non ho voglia di affrontare discussioni eventuali nei commenti. Sono solo contenta che abbia finalmente vinto.
Inoltre sulla dedica a River Phoenix sono crollata e avevo gli occhi carichi come due zampogne.

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Credo mi passerà nel duemilamai.

Segue carrellata di foto con lui e Rooney Mara perché sono bellissimi.
Foto che ormai avrete visto anche sui tombini, ma chemmefrega questa è cialtronopoli e se volete una cosa seria andate su un sito specializzato.

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Un altro premio per cui ho festeggiato è stato quello come Miglior Sceneggiatura Non Originale vinto da Taika Waititi per Jojo Rabbit.
Non avrei mai accettato di vedere quel film andare a casa a mani vuote, è troppo geniale per essere snobbato.

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Poi non si sono fatti scappare il momento in cui ha tentato di nascondere la statuetta sotto alla poltrona di fronte a lui.

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Renée Zellweger ha vinto come miglior attrice protagonista, meritatamente.
Tutto previsto.

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Così come Laura Dern per miglior attrice non protagonista. Tutto regolare, ma io avrei spezzato l’oscar in due almeno e ne avrei dato un pezzetto a Scarlett.

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Poi Brad Pitt si è portato a casa un’altra statuetta che ormai avevano previsto tutti (anche se non era tra i miei preferiti), quella del Miglior Attore Non Protagonista.
Ha anche detto una cosa che spero verrà messa in atto prima o poi, cioè che ci vorrebbe la categoria per gli stuntmen. Bravo Brad, lo dico da anni anche io, “ma te sei te e io non sono un cazzo” (semicit.).

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Per fortuna poi Elton John e Bernie Taupin hanno portato a casa l’oscar per l’unica nominaton riservata a quel gioiellino bistrattato di Rocketman.
E poi Elton mi ha vendicata, mi piace pensare che ci sia stata una connessione intercontinentale tra il mio e il suo cervello perché ha menzionato l’ingiustamente snobbato Taron Egerton. Bravo Elton.

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Quindi sì, alla fine ho avuto delle vittorie personali notevoli e sono tutto sommato soddisfatta lo stesso.
Mi spiace che per il film di animazione non abbia vinto Klaus, però è anche vero che è l’unico di quella categoria che ho visto, magari gli altri meritavano di più e non lo so. Però se non avete visto Klaus recuperatelo che sta su netflix ed è bellissimo.

Special mention per i momenti wtf dell’edizione di quest’anno:

Castelnuovo che si mangia la pizza alle 4 di mattina per festeggiare la vittoria di Parasite come miglior film straniero.

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James Corden e Rebel Wilson truccati da gatti con dei costumi paradossalmente migliori della versione CGI di Cats a presentare non prima di aver quasi distrutto il microfono

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Invece poi c’è stato il momento cervello piatto perché mi sono apparsi Oscar Isaac e Salma Hayek sul palco a presentare e oltre ad essere sempre entrambi dannatamente boni lui è praticamente condannato alle battutine sull’omonimia con il premio.

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Però lui e tutto quel grigio hanno senz’altro dato un ulteriore senso alla mia insonnia autoinflitta.

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Quest’anno non so cosa sia passato per l’anticamera del cervello dei boss dell’Academy da farli decidere di tenere la cerimonia così presto rispetto al passato.
Il 9 febbraio.
All’inizio pensavo di essere spacciata e non avere tempo di vedere tutto, e invece mi sono involontariamente portata avanti avanzando solo quelle tre o quattro pellicole in croce. Senza contare che, boh, è troppo strano non ho nemmeno tempo di metabolizzare il tutto. Settimana scorsa ci sono stati i BAFTA, deve iniziare ancora il Festival di Berlino… Ma dove siamo? Che razza di circo è? È un mondo alla rovescia. Aiuto. Fate qualcosa.
Stasera c’era pure il Derby di Milano.
Sono stressata.

In realtà un lato positivo ce l’ha sto largo anticipo, gli oscar che cadono nel weekend della settimana di Sanremo dimezzano se non annientano del tutto le polemiche perché gli italiani sono troppo distratti dal trash e dalla musica nazional popolare.

Quest’anno vorrei cercare di stringere per davvero nonostante le belle promesse e non fare il solito post di considerazioni lungo come la divina commedia anche perché non ho tempo dovevo mangiare e poi il derby e dovevo cercare di non strozzarmi durante la partita.

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Miglior Film

FORD v FERRARI
THE IRISHMAN
JOJO RABBIT
JOKER
LITTLE WOMEN
MARRIAGE STORY
1917
ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD
PARASITE

Vorrei tanto vincesse Joker ma non credo lo farà, cioè sarebbe stupendo e magari potrei mettermi a urlare alle 5 del mattino colta dalla sorpresa che nemmeno durante il drama di Warren Beatty e Faye Dunaway qualche anno fa, ma non canto vittoria. In ogni caso sono in crisi perché tranne un paio di film (Little Women e Ford V Ferrari) a livello di gusti personali il livello è davvero altissimo e letteralmente qualunque scelta mi andrebbe bene per ragioni diverse.
Potrebbe vincere 1917 di Sam Mendes e ne sarei felice perché soprattutto tecnicamente parlando è un gioiellino, ma mi piacerebbe tantissimo vincesse anche Jojo Rabbit perché è un tema purtroppo ancora attuale quello che tratta e c’è una grandissima blastata ideologica messa giù ironicamente che non ha paragoni.

Detto ciò, dirò che vincerà Joker come buon auspicio. Stupitemi.

Questa categoria ha un grandissimo escluso che non digerirò mai, ovvero Rocketman di Dexter Fletcher. Non è giusto, era un degnissimo concorrente e mi sento derubata. Ha avuto la sfortuna di uscire nell’anno sbagliato.


Miglior Attore Non Protagonista

Tom Hanks (A Beautiful Day in the Neighborhood)
Al Pacino (The Irishman)
Anthony Hopkins (The Two Popes)
Joe Pesci (The Irishman)
Brad Pitt (Once Upon a Time… In Hollywood)

Tutte performance notevolissime, anche Brad Pitt ha fatto un ottimo lavoro e stando alle precedenti premiazioni è il più gettonato per la vittoria ma i miei preferiti sono Al Pacino e Joe Pesci.
Il mio voto personale va ad Al Pacino.


Miglior Attore Protagonista

Antonio Banderas (Dolor y Gloria)
Leonardo Di Caprio (Once Upon a Time… In Hollywood)
Joaquin Phoenix (Joker)
Adam Driver (Marriage Story)
Jonathan Pryce (The Two Popes)

Joaquin go get that Oscar.

Piccolo appunto, e con piccolo intendo ENORME APPUNTO: lo so che non c’era più spazio ma Taron Egerton e Paul Walter Hauser meritavano una nomination.


Miglior Attrice Non Protagonista 

Kathy Bates (Richard Jewell)
Laura Dern (Marriage Story)
Scarlett Johansson (Jojo Rabbit)
Florence Pugh (Little Women)
Margot Robbie (Bombshell)

Ho adorato Laura Dern e lo so che è quotatissima per la statuetta, ritengo sia meritatissima e sarei contentissima di una sua vittoria, ma Scarlett Johansson è stata notevole in Jojo Rabbit.
Il mio voto personale va a lei.


Miglior Attrice Protagonista

Cynthia Erivo (Harriet)
Scarlett Johansson (Marriage Story)
Saoirse Ronan (Little Women)
Charlize Theron (Bombshell)
Renée Zellweger (Judy)

Renée Zellweger mi ha strappato il cuore senza farmi l’anestesia, deve vincere lei.


Miglior Regista

Martin Scorsese – The Irishman
Todd Phillips – Joker
Sam Mendes – 1917
Quentin Tarantino – Once Upon a Time… In Hollywood
Bong Joon Ho – Parasite

Io avrei aggiunto senza problemi anche Dexter Fletcher per Rocketman e Marielle Heller per A Beautiful Day in the Neighborhood.
Per Rocketman come dicevo prima romperò l’anima al mondo in eterno, mentre invece per quanto riguarda l’ultimo, ci tengo a specificarlo, l’ho trovato inferiore a Can You Ever Forgive Me? che era nominato ai precedenti Oscar ma alcune scelte registiche erano davvero notevoli. Peccato.
In ogni caso la mia scelta cadrebbe su 1917.

Il premio per miglior film straniero, sicuramente andrà a Parasite, meritatissimo quindi non mi metto nemmeno a fare la lista.

La nottata sarà lunghissima e meno male che non c’è il presentatore ufficiale nemmeno quest’anno almeno andiamo a letto prima.
C’è anche Oscar Isaac a presentare un premio, ho letto, quindi anche la quota ormone è assicurata.

To “Decade”

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Va bene avete vinto voi. Sia chiaro, sono qui perché la vocina stridula ha vinto e sono stata ripresa da Kasabake e da una mia amica che in pratica mi hanno fatto capire che il mio ragionamento non ha senso e quindi adesso vi sorbite la Top 10 degli anni dieci.

Premesso che ci ho messo una settimana applicandomi davvero, con mille sensi di colpa da madre degenere che abbandona il proprio cucciolo di Golden Retriever con gli occhi lucidi.
Spalancati.
In tangenziale.
All’ora di punta.
Sotto la pioggia.

Rendetevi conto di cosa mi avete fatto fare, questo è un crimine contro l’umanità. Perché vi ascolto, esattamente? È stata una faticata ma credo di essere arrivata alla risposta definitiva, tra cancellature e fogli stropicciati.

Partirò dal fondo per creare suspense.

10. Joker

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Film del 2019, vincitore del Festival di Venezia e da oggi ufficialmente in lizza per Miglior Film, Miglior Attore Protagonista, Miglior Colonna Sonora, Miglior Fotografia, Miglior Regista, Costume Design, Make Up, Montaggio, Sound Editing, Sound Mixing e Sceneggiatura ai prossimi Oscar.
Non c’è più niente da dire su questo film, mi sono già spesa abbastanza a riguardo.
Penso che un posto a tutti gli effetti in questa classifica se lo meritasse di diritto, non tanto per i riconoscimenti quanto per la sua potenza narrativa e un’interpretazione impeccabile.

9. The Neon Demon

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Gli anni 10 dell’attuale secolo mi hanno fatta incappare in un regista danese chiamato Nicolas Winding Refn che ora ritengo fondamentale. In realtà è amato e detestato in egual misura ma è quello il bello. Tutti mettono Drive che si è bello e gli ha fatto vincere Cannes, io non lo faccio per snobismo ma The Neon Demon è più sperimentale e appunto anche se per molti è una cagata, per me assolutamente non lo è. In genere quasi tutto ciò che fa scappare la gente dalla sala a Cannes è matematicamente bello e questo film ce l’aveva fatta. C’è protagonista Elle Fanning che adoro, è pieno di vibes di Suspiria di Dario Argento e ci sono rimandi alla contessa Bathory, oltre al fatto che mi ricorda un giorno bellissimo di qualche anno fa quando sono andata alla proiezione speciale.

8. Nightcrawler

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Film DE-RU-BA-TO in piena awards season, forse troppo politically incorrect per gli standard. Jake Gyllenhaal in modalità biafra con lo sguardo piu spiritato che mai. Diciamo che ritengo essere un potenziale e onesto successore di Natural Born Killers (adesso mi riempite i commenti di insulti, lo so), dal taglio diverso ma comunque provocatorio a sufficienza.

7. Midnight in Paris

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Credo sarò per sempre grata a Woody Allen per questo film, non tanto per la città che ok non ho mai visitato e per cui non nutro particolari entusiasmi (ma magari è solo perché appunto non ho mai visitato e solo studiata) quanto per il fatto che incarni una delle mie fantasie: ovvero quando ti capita di trovarti in un posto talmente intriso di arte e cultura da riuscire a catapultarti col pensiero in quell’epoca. Midnight in Paris lo salvo senza se e senza ma e me lo porto negli anni 20.

6. Captain America: The Winter Soldier

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Un film Marvel? No, IL FILM MARVEL.
Il SIGNOR FILM Marvel, che mi ha fatto saltare sul sedile al cinema in tempi non sospetti e che credo di aver rivisto duemila volte senza mai stancarmi. Senza contare che è il film che ancora mi dava speranze di uno straccio di storyline tra Bucky Barnes e Natasha Romanoff come nei fumetti e invece quasi faticano a riconoscersi sul grande schermo. In ogni caso un film tragico e bellissimo che all’epoca non sapevo di volere così tanto e invece eccoci qui ancora dopo tutto questo tempo a parlarne.

5. The Shape of Water

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La fiaba “horror” che ha vinto agli oscar due anni fa non poteva mancare. L’ho letteralmente adorato dal primo all’ultimo fotogramma, non gli ho trovato una virgola fuori posto già alla prima visione.

4. The Man Who Killed Don Quixote

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O anche The Movie that (nearly) killed Terry Gilliam. Ho temuto seriamente per lui a un certo punto, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Per anni ammetto che Terry Gilliam e la sua impresa sono stati stimolo di vita, tipo “se lui non molla con sto film puoi farcela a laurearti almeno tu”, poi mi sono laureata molto prima che lui finisse il film. Alla fine posso dire di esserci cresciuta con questo film: l’ho visto evolversi, mi ricordo vagamente quando era uscito Lost in La Mancha, ero riuscita un po’ di anni fa a partecipare a un incontro su Parnassus e Terry Gilliam ne parlava ma era in piena fase di stallo. Alla fine il film è stato straordinariamente bello. Cioè, non sapevo bene cosa aspettarmi, ma l’ho adorato, era sgangherato a dovere e con un finale degnissimo.

3. Rogue One

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Non avrei dato un euro alla nuova fase revival di Star Wars, giuro, poi men che meno a uno spin-off. Figuriamoci.
Alla fine ridendo e scherzando, non mi faccio alcun problema a dichiarare che sono andata al cinema per Diego Luna e Mads Mikkelsen e sono uscita tremante con le lacrime che ancora un po’ e scalzavo Episodio V dal mio podio personale. Non credo serva aggiungere altro.

2. Inception

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Mi ricordo quando sono andata al cinema a vedere questo film per la prima volta, sono uscita con i nervi tesi e l’emicrania che nemmeno a un’esame. Film che definire spettacolare è dire poco, ha senza dubbio segnato un’epoca uscendo dagli schemi. Christopher Nolan è un genio.

1. Inside Llewyn Davis

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Altro grande snobbato alle varie premiazioni, questo film è una vittoria personale perché non ho mai creduto alla frase che i Coen o li ami o li odi. Non sono mai stata particolarmente loro fan ma questo film l’ho trovato geniale oltre all’avermi creato una dipendenza tale dall’avere la necessità di guardarlo e farmi domande esistenziali con una cadenza periodica.
“Llewyn is the cat”.

Questo è quanto. Sicuramente non sarete d’accordo con le mie scelte, ma non mi importa.

To ‘decade’ or not to ‘decade’

John Cusack

È il 2 gennaio e ho già dovuto correggere l’anno un paio di volte perché mi veniva da scrivere ancora 2019.
Non sapendo come intitolare questo post, nel dubbio, ho trovato paradossalmente riparo nel Dubbio con la D MAIUSCOLA della settimana: è finito ufficialmente un decennio o deve ancora finire?
L’altra sera, dopo aver affrontato l’argomento in gruppo davanti agli alcolici, sono giunta alla conclusione che noi iniziamo a contare dal numero 1 e che dunque sticazzi ci penserò il prossimo dicembre alla top ten decennale, ma ciò non mi fermerà dal lasciare che lo spirito di Rob Gordon si impossessi di me e scriverò la mia classifica dei film dell’anno appena conclusosi.

Come Rob Gordon ho i miei motivi, ho dovuto fare una scelta oculata e non ho visto nemmeno una quantità di film tale da farmi pensare “Brava Ale hai alzato il culo dal divano sufficientemente quest’anno, magna tranquilla”, ma molti spesso sono usciti lo stesso giorno e non abbiamo a disposizione giornate da 72 ore per fare tutto.
Senza contare che alcuni non sono manco usciti, chissà se riusciremo a vederli quest’anno, se a breve avranno una distribuzione.

La mia classifica del 2019 è la seguente:

1. Joker
Vabbè dai, film dell’anno in tutto e per tutto, fantacast della vita che vede la luce, premi e capolavoro.

2. Rocketman
Questo è IL BIOPIC che Bohemian Rhapsody non è stato. Piango già al pensiero che con molta probabilità dovrò litigare con me stessa agli Oscar per dover scegliere tra Taron Egerton e Joaquin Phoenix. Joaquin non si discute ma Taron se fossi stato nominato lo scorso anno avresti comunque meritato di più di Rami Malek.

3. Too Old To Die Young
Sì è una serie tv, sì questa è una classifica di film e sì l’ho messa lo stesso in lista perché è un film di 13 ore o semplicemente 10 film di Nicolas Winding Refn ispirati agli arcani maggiori dei tarocchi e un prodotto malato a sufficienza da meritarsi una menzione. Senza poi contare che mi ha salvato una settimana estiva dove faceva troppo caldo per vivere e l’unico passatempo sensato era la suddetta serie tv.

4. The House that Jack Built
Quando è uscito all’estero l’avevano visto tutti per vie traverse tranne me perché ci tenevo ad andare al cinema a vederlo, poi quando è uscito al cinema da noi ho scoperto che era stato censurato e quindi ho fatto la brutta persona che l’ha scaricato con un anno di ritardo ma l’ha visto come meritava di essere visto anche se su un televisore da 42 pollici. Alla fine non so, devo aver visto roba parecchio becera ma mi è sembrato niente di più sconvolgente di un episodio qualsiasi di Hannibal a livello di gore. Lars sempre sul pezzo comunque e Matt Dillon perfetto per la parte.

5. Parasite
Tutti si sono già espressi abbondantemente sull’argomento e aggiungo semplicemente che l’ho trovato geniale e mi ha divertita. L’esito della gara per il miglior film straniero alle premiazioni varie è già scritto.

6. Jojo Rabbit
Taika Waititi che fa una commedia brillante dove si ironizza in modo intelligente sul nazismo facendo passare Adolf Hitler per l’amico immaginario di turno di un bambino ha già un po’ vinto a mani basse.

7. Climax
Primo film di Gaspar Noé che vedo in vita mia, risultato: disgusto e patema misto a “no però, genio totale”. Spero qualcuno l’abbia messo nella categoria horror, da qualche parte, perché se lo merita.

8. BlacKkKlansman
Grande derubato agli scorsi premi oscar, questo film meritava decisamente di più. Un film divertente, con una scrittura brillante che ridicolizza il razzismo merita un posto in classifica.

9. Marriage Story
Questo film è subdolo e all’inizio pensavo fosse piu traumatico da vedere, invece ho retto bene fino alla fine. Cast fantastico dal primo all’ultimo attore.

10. The Irishman
Non sono mai stata una grande fan di Scorsese ma questo film volevo vederlo. Nonostante il discorso degli effetti speciali per il ringiovanimento mi abbia a tratti fatta storcere il naso, l’ho trovato un lavoro ben riuscito nel suo complesso e un tuffo nel passato a tutti gli effetti. Al Pacino preferito di sempre che non si smentisce mai.

Poi visto che sono una cialtrona, e me ne vanto anche, ho le special mentions che non ho messo nella classifica:

  •  Captain Marvel che ho adorato per tanti motivi, non conoscevo molto il personaggio e non mi sta nemmeno particolarmente simpatica a pelle Brie Larson ma questo film mi ha fatta passare sopra a questa cosa. Inoltre mi han fatto un regalo dando più screen time a Samuel L. Jackson nei panni di Nick Fury, facendolo diventare tra le tante cose il film su Nick Fury che ci meritavamo ma di cui non sapevamo di avere bisogno.
  •  Avengers: Endgame è la conclusione di un ciclo iniziato dieci anni fa e di un’opera mastodontica che, piaccia o meno ha fatto la storia del cinema di intrattenimento. Resta anche il film Marvel più divisivo da che ho memoria fin dai tempi di Avengers age of Ultron. Se c’è una cosa che mi ha confermato il 2019 è che sono ufficialmente troppo vecchia per le guerre tra shipper e che un certo fandom della Marvel (e non solo) guarda i film per avere materiale con cui scrivere fan fiction e se le cose non vanno come invece funziona nel loro universo parallelo è solo morte sangue und distruzionen. Non aggiungo altro.
  • Star Wars The Rise of Skywalker in particolare, a maggior ragione, meriterebbe un copia incolla dell’ultimo capoverso qua sopra, ma non importa. Mi limiterò a dire quanto sia stato spettacolare e pieno di momenti nostalgici. Ero molto dubbiosa su questa nuova trilogia e li ho apprezzati tutti i film ma è anche quella che è stata più frammentata di tutte. Nel senso che a differenza delle altre faceva capire di più che nonostante si reggesse a grandi linee sulle proprie gambe a livello di trama verticale, ogni film era solo un pezzo di una storia più grande e quindi anche se credo di averlo fatto in passato, a questo punto, l’idea di inserirlo in una classifica alla luce dei fatti non mi soddisfaceva.

Speriamo che il 2020 sia altrettanto cinematograficamente stimolante.