
Volevo parlare di questo film da tempo e forse con delle condizioni geopolitiche diverse da quelle attuali lo farei con meno tristezza addosso, anche perché visitare la Russia o quantomeno fare la transiberiana è uno dei miei progetti di vita mentre ora chissa quando si potrà fare di nuovo. Il viaggiare in treno anche per diverse ore è bellissimo. Mi è capitato spesso in Europa, ma mai per giorni. La Russia è un territorio talmente vasto che, se in vita tua hai avuto a che fare con la cultura di quel paese o la lingua, tra le varie cose non puoi non pensare al discorso dello spazio orizzontale ottocentesco e il fatto che in questo film il mezzo di trasporto sia la ferrovia è un po’ a suo modo la chiusura di un cerchio. Qui però non si va da Mosca a Vladivostok, ma si esplora il profondo nord spingendosi fino a Murmansk, al circolo polare artico, a pochi chilometri dal confine con la Finlandia.
Scompartimento n. 6 è un film diretto dal regista finlandese Juho Kuosmanen che ha vinto il gran premio della giuria al festival di Cannes 2021 ed è un road movie a tutti gli effetti.
È tratto dal libro omonimo (e con qualche differenza nella trama) della scrittrice finlandese Rosa Liskom, pubblicato da Iperborea.

La storia è ambientata negli anni 80 in Russia e facciamo subito la conoscenza di Laura (Seidi Haarla), una ragazza finlandese che studia a Mosca, ha una relazione con la sua professoressa Irina e frequenta ambienti intellettuali della capitale.
Nonostante le molte promesse disattese nel tempo dalla partner, inclusa quella di andare insieme a Murmansk per vedere i petroglifi, Laura decide di partire in solitaria intraprendendo un lunghissimo viaggio in treno dove si ritrova a condividere lo scompartimento con un ragazzo russo di nome Ljoha (Yuriy Borisov) che va nella sua stessa direzione, ma per lavoro.
I rapporti all’inizio sono a dir poco turbolenti, ma poi i due iniziano a conoscersi vuoi anche per lo spazio vitale limitato e claustrofobico in cui sono costretti a convivere. Poi qualcosa cambia dando vita a qualcosa di singolare.
Io questo film l’ho amato profondamente e lo metto senza troppi problemi sul mio personale podio del 2022 (anche se è un film del 2021). Si tratta di una storia d’amore non convenzionale, di quelle che appena capisci dove vogliono andare a parare è troppo tardi, sai già che quando usciranno i titoli di coda ti farà malissimo. Era abbastanza impossibile non affezionarsi ai protagonisti perché, per la famosa legge non scritta dei poli opposti che si attraggono, gli attori sono stati fantastici riuscendo a sottolineare tutta una serie di stati d’animo e dinamiche ritrovabili facilmente in alcune circostanze di vita scavando nella psicologia di questi personaggi.
Scompartimento n. 6 trasuda nostalgia, ma anche speranza, ti fa ripensare agli incontri fortuiti con sconosciuti che però poi magari parlandoci ti fanno sentire a casa e ti sembra siano stati parte della tua vita da sempre, per poi salutarli e non rivederli mai più. Ti trasmette anche quella quella sensazione che non campeggia abbastanza frequentemente nelle pagine Instagram dei nerd linguistici tra le parole intraducibili e che Vladimir Nabokov chiamava Toska: ovvero una sorta di stato di vaga inquietudine, un senso di nostalgia o struggimento amoroso. Forse è troppo poco nota.
Ci tengo a dire che sento di meritarmi a tutti gli effetti il premio simbolico “buongiorno principessa” perché sono arrivata alla Notte degli Oscar 2022 dando per scontato che questo film fosse riuscito ad entrare a far parte della cinquina finale per la categoria di lingua straniera, dopo la nomination ai golden globes. Non chiedetemi perché, forse ne parlavano tutti entusiasti e lo vedevo menzionato ovunque. Beh, a visione terminata lo ero anch’io. Immaginate ora la delusione totale nel momento in cui ho aperto la lista dei nominati e sono caduta dal pero.
Non avrà vinto l’Oscar, ma ora la mia missione di quest’anno consisterà nel consigliarlo a chiunque.
Forse è anche meglio di una statuetta che poi prende polvere e non si pulisce nemmeno da sola. Chi ve lo fa fare?






























