Ciao Chris, era davvero troppo presto.

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E’ un po’ che non scrivo e penso se ne siano accorti tutti (oltre a me e ai miei sensi di colpa, ma torno), e ieri stavo per farlo ma sono stata avvolta da un insieme di emozioni contrastanti e così ho deciso fosse meglio far passare delle ore. Non ho le idee chiare nemmeno ora, ad essere onesta, ma Chris Cornell mi obbliga a scrivere in un certo senso.

Tanti anni fa, io che per inciso ho sempre avuto seri problemi a fare classifiche (ma che allo stesso tempo per una sorta di bisogno malsano di auto punirmi) e allo stesso tempo trovo naturale fermarmi a riflettere sui miei gusti musicali troppo vari per essere classificati ho provato a fare una cernita di tutti i miei cantanti preferiti solo sotto un punto di vista vocale. Forse un giorno vi renderò partecipi della cosa con un post dettagliato dei miei (ovvero di quelli “sono di parte abbiate pietà e apprezzate lo sforzo”) e ne parlerò più ampiamente, ma Chris Cornell ne faceva parte a tutti gli effetti. Che dico? Ne fa parte, ne farà parte per sempre perché grazie al cielo abbiamo la musica che è eterna.

Sono cresciuta ascoltando musica rock spaziando tra i generi, ma il grunge ha giocato un ruolo importante essendo io nata a metà anni ottanta e vivendo nei novanta.
Seattle per me non è una città, è un simbolo musicale da che ho memoria, anche se adesso la maggior parte della gente magari appena la sente nominare pensa a Meredith Grey e Derek Shepard.
Seattle per me è la cornice di “Singles”, una commedia di Cameron Crowe del 1992 che adoro e di cui speravo di parlare in una circostanza più felice, ma che il karma mi impone di menzionare adesso perché Chris Cornell ne ha fatto parte.

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I Soundgarden, se non avessero avuto Chris Cornell alla voce, non so come avrebbero potuto suonare alle mie orecchie ma lui contribuiva a renderli speciali al punto da farmeli notare.
La sua capacità di spaziare così tanto nelle tonalità era qualcosa di inspiegabile oltre che affascinante ed anche la ragione per cui l’ho sempre adorato.
So che suonerà come la banalità del secolo e non è proprio mia intenzione farlo sembrare tale, ma è vero che con la morte di Chris Cornell (di cui mi sono ripromessa di non esprimere giudizi perché non so come mi sento) il mondo musicale ha subìto una perdita enorme.

Ho diversi ricordi belli legati a Chris Cornell, tra i tanti spiccano senz’altro i miei giovedì sera adolescenziali passati ad ascoltare il programma grunge di una radio locale della mia zona che mi ha fatto apprezzare di più i Soundgarden e scoprire altri gruppi mentre facevo i compiti, un’estate dello stesso periodo della mia vita passata a verniciare la casa di un’amica con il primo album degli Audioslave pompato a mille e Cochise cantata fino allo sfinimento, amicizie varie, serate al pub tra cover band, e anche quel fantastico sabato a Roma insieme a Cineclan aspettando gli Avengers con Live To Rise dei Soundgarden mandata fino alla nausea e noi non eravamo ancora stanche di sentirla, anzi se ci si fossero palesati anche loro sul red carpet sarebbe stato stupendo, invece no. Chris Cornell era uno che quando ascoltavi la radio, se avevi la fortuna di sentire passare un loro pezzo, lo riconoscevi tra la massa ed ora verrò pervasa anche con lui da malinconia profonda.
Attualmente ero molto esaltata all’idea di andare al cinema (quando non si sa, quando esce? qualcuno lo sa?) a vedere The Promise e restare in sala fino alla fine per sentire la sua canzone omonima che fa parte della colonna sonora, ora come ora penso che potrei singhiozzare oltre che per il film (che mi sembra tutto al di fuori di qualcosa di allegro) anche per lui.
L’idea di non sentirlo più produrre nulla di nuovo mi annienta un po’ e non voglio sapere come se la stia passando la sua famiglia in questo momento data la circostanza del decesso.

Per quanto mi è possibile vorrei solo dirgli un simbolico grazie per tutte le volte che mi ha fatto da colonna sonora inconsapevolmente.
Rusty Cage continuerà a suonare a volume indecente ogni volta che sarò incazzata col mondo.

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Skipping this birthday was never an option

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Oggi è un giorno importante perché Michael Fassbender compie gli anni e raggiunge la famigerata cifra tonda. Il mio tedesco-irlandese preferito oggi compie la bellezza di 40 anni e ce n’è passata di acqua sotto i ponti anche se non sembra. Premesso che sono un po’ di parte (cosa che credo non abbia ancora notato nessuno), e che ogni tanto ci si può trasformare in spudorate fangirl senza ritegno, ho pensato di regalargli un’update sul blog (anche perché le gioie della vita le ha già Alicia Vikander e c’è poco da fare).

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Tanto tempo fa guardando quella pellicola profondamente tamarra di 300 di Zack Snyder, oltre a Gerard Butler, è stato inevitabile accorgersi di quello scappato di casa di Stelios, capellone chiaramente non totalmente in sé grazie anche a quello che chiamerò uno spiccato senso dello humor nero.
Sembra ieri che mi usciva dalla bocca un innocente “ma cosa cazzo ridi che ti piovono in testa le frecce?”

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Senza contare il gelo che mi scorre giù per la schiena, inevitabilmente, ancora adesso dopo la centordicesima visione di Inglourious Basterds alla scena de La Louisiane quando quella mente superiore di Archie Hicox (avevo ribattezzato il mio ex telefono così e un gatto in tangenziale avrebbe avuto una vita più lunga e felice, sì me la sono tirata) dopo aver messo in scena un siparietto sgangherato insieme ai compagni per giustificare il suo accento discutibile, riesce a mandare in merda un piano geniale per il semplice fatto che non puoi togliere la britishness a un infiltrato manco col piede di porco.

Se si parla di Michael Fassbender non si può non spendere due parole sul sodalizio importantissimo con il regista inglese Steve McQueen (che tanto per la cronaca spero prosegua ancora a lungo).

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Collaborazione riuscitissima e iniziata con il fare la concorrenza a Christian Bale per il premio di “attore con il dimagrimento più violento per un film” nella parte di Bobby Sands in Hunger. Definire quel film un pugno nella pancia è niente.

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La seconda incarnazione ha il nome di Brandon e il film è Shame. Fassbender interpreta un sessodipendente e la sua interpretazione al pari di quella di Carey Mulligan le trovo ogni volta più belle. A livello di pubblico in sala, purtroppo, è un film profondamente incompreso (ricordo ancora adesso scene infelici), ma con un’interpretazione che gli è valsa una coppa volpi al festival di Venezia. Devo ammettere che fare il tifo a scatola chiusa e a distanza è stato brutto, ma vogliamo mettere la felicità dell’epoca nel dire “ha vinto Fassbender!!!” e sentirti rispondere “chi???” e lui all’epoca uscito a ringraziare i fan sul red carpet dopo la premiazione.
Lo stesso ruolo gli è valso poi anche una nomination ai Golden Globes senza però relativo premio ed è stato derubato di una nomination agli Oscar dello stesso anno.

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Il terzo progetto firmato Steve McQueen risponde al titolo di 12 Anni Schiavo e vede Fassbender ricoprire il ruolo di Epps, un ruolo secondario contrariamente ai precedenti lavori. Epps è il perfido proprietario di una piantagione, fanatico religioso, che avrei picchiato in malo modo, con una predilezione per la giovane schiava Patsy, che gli vale la prima nomination agli Oscar, ma anche lì non vince nulla ed è ancora una ferita aperta sinceramente.

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Esiste un film un po’ sottovalutato chiamato FRANK, dell’irlandese Lenny Abrahamson, dove si cimenta in una performance singolare recitando per tutto il tempo con una testa di cartapesta addosso e cantando, perché se c’è una cosa che non dovrebbe fare e invece fa sto disgraziato è cantare e lo fa pure bene.

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Poi non posso non parlare di quanto io abbia festeggiato alla grande, a suo tempo in fase di casting, quando è uscita la notizia che nei prequel di X-Men per il ruolo di Magneto avevano scelto lui. Adoro Ian McKellen nella parte e il lavoro fatto da Fassbender si è sempre incastrato benissimo nel franchise contribuendo a sfaccettare ulteriormente il personaggio, soprattutto nel capitolo di Days of Future Past dove comparivano entrambi in diversi momenti storici. Oltretutto parliamo di un personaggio che fin dall’infanzia insieme a Logan, Tempesta e Nightcrawler era già all’epoca uno dei miei preferiti.

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C’è stata anche una collaborazione con David Cronenberg, anni fa, dove per l’occasione aveva vestito i panni di Carl Gustav Jung in A Dangerous Method insieme a Viggo Mortensen nella parte di Sigmund Freud. Un film, un programma già a partire dal making of.

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Ha preso parte anche al nuovo franchise di Alien di Ridley Scott dove in due film su due, per ora, ha interpretato un androide: in Prometheus si chiama David-8, un robot biondo platino subdolo, con un senso dell’umorismo un po’ caustico. Premesso che non è mai stato granché il mio genere, Prometheus so che non fa impazzire i fan, ma personalmente l’ho trovato nella media, vedremo il prossimo in uscita.
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Tra i vari progetti l’ho visto nei panni di Macbeth, nell’omonimo film di Justin Kurzel, dove insieme a Marion Cotillard ha dato una bellissima prova attoriale che non ha ricevuto i giusti onori e poi anche nei panni di Mr. Rochester nel Jane Eyre di Cary Fukunaga.

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La seconda nomination all’oscar, anche qui non vinto, è arrivata per un film che all’epoca non sapevo di volergli veder fare: sto parlando di Steve Jobs.
Teniamo presente che il film con Ashton Kutcher non l’ho visto e non posso fare un paragone, onestamente, non mi entusiasmava l’idea di un altro film sul CEO della Apple. Il film di Danny Boyle con Fassbender l’avrei visto a priori per la scienza, ma mi ha convinta ulteriormente la scrittura di Aaron Sorkin.
Poi, pazienza, sappiamo com’è andata, ma rimane una più che ottima performance dove si sobbarca due ore di film che più che altro sembra una performance teatrale nel vero senso della parola.

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Ovviamente non ha fatto solo cose meravigliose nella sua carriera, a oggi, anzi, e soprattutto non le ho ancora viste tutte tutte, ma la maggior parte sì e se proprio dovessi salvare qualcosa dei suoi progetti di natura discutibile direi che riguarderei, come guilty pleasure, quella cafonata della BBC chiamata HEX (che per la cronaca, se vi volete un po’ più bene della sottoscritta e se la guardate solo per lui fermatevi alla prima stagione. E’ un consiglio sincero.) dove interpretava il demone Azazeal (e in una puntata aveva anche una battutina divertente su Reservoir Dogs di Tarantino. Sì ok, la smetto) e, non so, se qualcuno volesse mai fare un remake di Il Maestro e Margherita, io lui ce lo metterei nel cast… devo ancora decidere se gli farei fare un demone o Satana, ma l’ho buttata lì, poi fate un po’ voi.

Ha preso parte a diversi altri progetti in questi anni, che non vi sto ad elencare perché famo notte e non volevo scrivere una biografia non autorizzata, ma se c’è una cosa che ho avuto modo di capire di questo attore è che quando pensi che magari potrebbe fare una commedia semi allegra, lui ti smentirà.
Però col senno di poi, non importa, anche perché far soffrire la gente gli riesce molto bene e temo andremo avanti così ancora a lungo.
Sta di fatto che è senz’altro uno dei miei attori preferiti degli ultimi anni perché è davvero versatilissimo nel suo genere e, delle parti che gli propongono, sceglie sempre pellicole interessanti a cui lavorare.

Adesso attendo il fantomatico film di Terrence Malick che ha avuto una gestazione di ben 4 o 5 anni, che ha finalmente un titolo: Song To Song (anche questo ha subìto un processo travagliato) e che a questo punto temo non crederò davvero di vedere finché non me lo troverò davanti e sinceramente farà meglio ad essere bellissimo perché ero quasi riuscita a dimenticare la sua esistenza.

In conclusione, io volevo solo fare un post di buon compleanno, ma mi è sfuggita la mano.

Buon quarantesimo compleanno Michael

RIP Chuck Berry

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D’accordo, aveva 90 anni e ovviamente mi dispiace, ma ahimè ci ha lasciati anche lui.
Non ho mai approfondito seriamente la conoscenza, ma per vie traverse è arrivato anche nella mia vita e mi sembrava davvero ingrato lasciar correre e non dire niente visto che indirettamente si parla anche di cinema.

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Ci ricordiamo tutti quanti la scena di Marty Mc Fly sul palco nel primo capitolo di Ritorno al Futuro durante il ballo a scuola con Marvin Berry che telefona a Chuck Berry per dirgli che aveva trovato il sound tanto cercato grazie a uno strano ragazzino sul palco con in braccio una Gibson.
Chissà come sarebbe potuta essere quella scena se per ipotesi Johnny Be Good non fosse mai esistita…

Ma poi, Ritorno al Futuro a parte (visto che quella trilogia è stata inevitabilmente il primo collegamento sensato che mi è balzato alla mente) il tributo glielo voglio fare anche con un altro film degli anni 90 perché, per quanto si possa essere abituati a dare per scontato tante cose, mai come oggi mi sono chiesta se per ipotesi  You Never Can Tell non fosse mai esistita, cosa avrebbe potuto usare Quentin Tarantino durante la scrittura di questa scena di Pulp Fiction per far ballare in quel modo così awkward, ma a suo modo perfetto, Uma Thurman e John Travolta…

Tutto questo non lo sapremo mai e sinceramente, CHISSENE

Grazie Chuck

T2: Trainspotting (Danny Boyle – 2017)

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Ok, allora, non ce la facevo più, avevo bisogno di andare al cinema a vedere questo film per diversi motivi che i frequentatori assidui di questo blog ormai credo sappiano già anche senza elencarli. Aspettavo la data d’uscita italiana come si aspetta Babbo Natale a 7 anni e alla fine ho tratto la conclusione che è stato come ricevere l’equivalente di un giocattolo bello, ma che non ti convince in pieno e che magari apprezzerai meglio col tempo.

Quello che ho capito fin da subito è che a prescindere dal gradimento per me sarebbe stato davvero difficilissimo riuscire a parlare in modo totalmente lucido e razionale di questo film, anche perché se si tratta di qualcosa a cui tengo particolarmente tendo a diventare iper critica e selettiva. Ho fatto passare più di 24 ore dalla visione per cercare di schiarirmi le idee e ancora non sono convintissima al cento per cento di quello che penso, ma ho il timore che se lasciassi passare altro tempo rischierei di dimenticare anche i pochi pensieri ordinati che ho in testa quindi tanto vale provarci.

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Tutto era cominciato con una corsa per le strade di Edimburgo e anche questa volta da una corsa si comincia, ma solitaria, su un tapis roulant in una palestra di Amsterdam con un Mark Renton capellone ossessionato dal fitness e a un certo punto, la svolta che non ti aspetti e con tanto di flashback.

Il terrore del sequel, dal momento in cui è stata ufficializzata la notizia, è stato collegato come al solito al mio pensiero di veder snaturati film e personaggi, nonostante il regista sia lo stesso del precedente anche perché questo film è solo ispirato al romanzo “Porno” di Irvine Welsh (quindi non fatevi infinocchiare dalla copertina del romanzo che si trova attualmente in libreria vittima del marketing), ma come capita in queste circostanze è anche bene basarsi sul classico ragionamento del “finché ha senso ce lo dovremo fare andar bene”.
Ora che l’ho visto posso dire che non avendo letto il libro, ma sapendo a grandi linee le dinamiche della vicenda vera e propria, sì, questo film è un patchwork, oltre ad essere un bel po’ diverso da Porno, a parte cose qua e là l’unico problema davvero impossibile da ignorare è esclusivamente riconducibile al tono che gli si è voluto dare.
T2: Trainspotting, volendo citare una battuta di un personaggio del film, è una pellicola che vive nel passato inevitabilmente corredato da flashbacks e il “face your past” come tag line è applicabile in tutti i sensi. Ci sono numerosissimi rimandi sia visivi che musicali (perché in Trainspotting anche la musica ha il suo peso) al primo film quasi a voler giustificare tutta una serie di scelte e azioni, vent’anni dopo i fattacci successi. E’ modo per scoprire con i propri occhi la risposta a diversi “chissà cos’è successo a, o se…”. Allo stesso tempo, però, T2: Trainspotting si rivela un film terribilmente ancorato al nostro presente con problemi sociali attuali, che sfrutta i suoi personaggi solo come espediente per raccontare un’altra storia e questa concatenazione inevitabile di cose è, in un certo senso, proprio l’elemento che permette alla pellicola di funzionare tutto sommato.

Mark Renton in prima persona, fa quasi da guida allo spettatore mentre a sua volta rimette il naso in un ambiente conosciuto, ma con il peso dell’età sulle spalle, con l’improvviso bisogno di guardare in faccia i fantasmi del passato e una vita che non gli appartiene più, ma che non riesce a scrollarsi di dosso anche grazie ad una buona percentuale di coda di paglia e faccia tosta che lo contraddistingue.
Quel senso di viaggio di ritorno verso casa che riecheggia per tutta la pellicola vuole essere a sua volta una specie di regalo per i fans, una sorta di revival, di tributo vero e proprio al primo film più che un nuovo tassello nella narrazione in senso stretto, un tributo alla gang che un tempo fu e che forse potrebbe essere ancora, ma non sembra nessuno sicurissimo fino in fondo di ciò.

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Se il primo film trasudava nichilismo, bisogno disperato di evasione, di ricerca di identità e individualismo questa pellicola sembra ormai in parte disillusa, racconta una specie di ritorno “nel vecchio quartiere” che è inevitabilmente cambiato nel tempo, ma dove in realtà non è cambiato niente, tutto e tutti più che altro si sono adattati alle circostanze reinventandosi, chi più chi meno.
Ci sono sempre gli errori del passato che si ripercuotono sul presente e l’inadeguatezza costante, c’è chi è stato fregato e medita vendetta e c’è invece chi vorrebbe solo farla finita.
Alla base di tutto c’è sempre una storia d’amicizia fuori dal comune, forse troppo, ma la disperazione è ancora il collante generale delegato a muovere gli ingranaggi di quella famiglia disfunzionale allargata, quel bisogno di aggrapparsi a qualcosa per svoltare, con la differenza che non si tratta più di dipendenza dall’eroina ma di qualcosa di diverso.

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Ci sono dei momenti davvero bellissimi tra Mark Renton e Sick Boy, per lo più sempre ai ferri corti, ma allo stesso tempo terribilmente dipendenti l’uno dall’altro.

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C’è uno Spud ancora più adorabile di prima, ma che secondo me non è stato sfruttato nel modo che meritava passando in secondo piano e un Francis Begbie più matto di prima, per lo più vittima di sé stesso che fatica ancora a gestirsi, ma anche lui, a grandi linee  un po’ sacrificato.

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Nonostante il tutto sia orchestrato in modo sommariamente accettabile e si regga sulle proprie gambe regalando due ore di intrattenimento condito da una buona dose di malinconia, T2: Trainspotting pecca di una messa in scena un po’ traballante e sgangherata, ma soprattutto di una grave mancanza che, a mio parere, l’avrebbe potuto rendere sicuramente un film migliore: sto parlando di quella sottile cattiveria che pervade tutta la pellicola originale e che ritengo fondamentale per un film con un antenato del genere.
A conti fatti posso dire che T2: Trainspotting, alla fine, è un film divertente (ci sono delle scene davvero esilaranti che mi hanno fatta davvero morire) e politically incorrect, mi è piaciuto abbastanza, ma non a sufficienza da farmi lasciare la sala totalmente soddisfatta, anche se devo fare un applauso ai geni di Jonny Lee Miller perché quell’uomo invecchia egregiamente e Danny Boyle è una brutta persona (non è vero, grazie mille) che ogni tanto ci infilava certi primi piani di Sick Boy da morirci un po’.

Sicuramente me lo rivedrò perché alla fine è un buon film e anche se faccio tante menate alla fine mi ha fatto piacere ritrovare tutti quei disagiati sul grande schermo (anche perché all’epoca ero troppo giovane e il primo film l’ho consumato in dvd) perché ormai mi sono affezionata dopo tutti questi anni, però lo ritengo un prodotto abbastanza lontano dal precedente, o forse devo solo metabolizzarlo a dovere.
L’unica cosa che so con certezza è che avrei dato un arto per essere su quel set un’ora della mia vita.

Oscars 2017: the day after

“Allora chi ha vinto?”

Disse madre mentre i miei occhi combattevano con la luce e cercavo i biscotti per fare colazione, questa mattina, e invece l’unica cosa che mi veniva in mente era questa qui

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Nonostante io quest’anno sia rimasta a secco con i premi indovinati (se ne ho indovinati 4 è tanto, giuro) proprio sul finale,  quando Morfeo mi stava già portando verso lidi più felici è arrivato il più grande plot twist della storia dei plot twist.

Warren Beatty e Faye Dunaway salgono sul palco ad annunciare il vincitore per il miglior film dell’edizione 2017 e non ci si fa caso, ma quel che sembra uno sketch è la realtà e l’abbiamo sentito tutti in tutti i luoghi e in tutti i laghi ormai.

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“and the winner is… eh… no, you do this”

Li ricorderemo per sempre per questo siparietto divertente ma che si porta con sé anche tanto amaro in bocca da parte dei diretti interessati perché, aiuto.
Io guardavo e oltre ad aver perso di punto in bianco (di nuovo) il sonno mi sono sentita davvero male per tutta la “squadra” di La La Land e quella dietro a Moonlight.
Dovrebbe essere uno dei momenti più belli della tua vita e invece:

  1. ti portano via l’Oscar che ti è stato dato 5 secondi prima
  2. devi restituire un Oscar dopo aver fatto tutto il discorsone di ringraziamento che significa tantissimo per te
  3. devi far finta di niente
  4. ho già menzionato l’imbarazzo in mondovisione?

di conseguenza immagino un po’ di amaro in bocca nonostante la gioia di aver vinto da parte di chi ha effettivamente vinto il premio, comunque meritatissimo.

Io non lo so, ma ci voleva tanto a leggere sul retro?
No, non datemi dell’ipersensibile, la mia è solo un po’ di sincera ansia sociale.
Però li ringrazio perché se non posso essere totalmente felice dell’esito delle premiazioni almeno mi hanno regalato meme scemi con cui campare nei giorni tristi, per l’eternità.
L’ho presa come un clamoroso “ah shit I fucked up, I’m gonna drag you all down with me”.

Archiviato questo momento infelice, passiamo a cosa è successo effettivamente nella serata.
Ok, in primis Moonlight ha vinto, a tutti gli effetti e sono contenta.

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Damien Chazelle si è portato a casa il premio alla regia meritatamente per La La Land ma non sono contenta fino in fondo per la categoria best actress perché nonostante Emma Stone mi sia piaciuta trovo che Natalie Portman meritasse molto di più, però poco importa.

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Viola Davis alla fine ha vinto per Fences, e tutto sommato non mi posso lamentare anche se io ti favo a pari merito per Naomie Harris e Octavia Spencer.

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Ryan Gosling invece non ha vinto e mi dispiace molto perché l’avrebbe meritato un premio per La La Land, ma mi ha regalato tanti momenti divertenti durante la serata.
Non sono invece entusiasta della vittoria di Casey Affleck come miglior attore, ma pazienza.

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Invece la categoria che “ndo coio coio” bene o male è sempre un successo è quella del Best Supporting Actor dove ha vinto comunque meritatamente Mahershala Ali.
Sarebbe stato bellissimo vedere salire Michael Shannon a ritirare la statuetta, o Dev Patel… peccato.

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Alla fine Fuocoammare non ha vinto, ma The Salesman sì! Non ho visto il film di Farhadi, ma sono contenta abbia vinto lui.

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E’ stata una notte lunga ed estenuante, per la mancanza di sonno, con una cerimonia delle statuette d’oro nel complesso molto riuscita grazie anche ad un conduttore all’altezza del compito.
Il caro Jimmy Kimmel, alla sua prima conduzione degli Academy Awards, ha dato vita ad una edizione politicizzata alla grande (ma del resto era prevedibilissimo che lo sarebbe stata) e chi meglio di colui che ha negato l’ospitata a Trump in trasmissione?
Comunque, al di là dei gusti personali l’ho trovato un’ottima scelta adatto a “mandare avanti la baracca” ironico e in grado di colpire nei fianchi nel momento giusto e mai banale.

Ci sono state tante frecciatine a destra e a manca, tanti siparietti divertenti:

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caramelle cadute letteralmente dal cielo

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un bus turistico dirottato in sala con passeggeri ignari (ci vogliamo fidare? vabbè è stato divertente) e Ryan Gosling a stringere la mano a tutti.

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Denzel Washington che celebra matrimoni così su due piedi
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Sunny Pawar trasformato per l’occasione in Simba (adoro quel bambino, non l’avete nemmeno nominato)
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Aspettavo con ansia questa edizione con lui al timone prima di tutto per vedere come se la sarebbe cavata, ma soprattutto per la sua eterna diatriba con Matt Damon che regala sempre tante gioie.

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C’è stato anche un momento proud fan con Gael Garcia Bernal sul palco a presentare un premio e si è messo a lanciare proclami anti Trump.
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Dev Patel che si è portato la mamma agli Oscar

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Dev Patel che si è rincontrato con Andrew Garfield = la coppietta dell’anno

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sicuramente dimentico qualcosa, ma direi che lo stretto necessario è questo

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Il sofferto toto scommesse pre-Oscars 2017

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Torno a scrivere dopo quasi due mesi di latitanza reduce da un’influenza brutale e debilitante e quant’altro, come al solito con l’acqua alla gola perché altrimenti che gusto c’è, ma in tempo per i premi Oscar.
Una si augura sempre che nell’anno appena trascorso abbia scelto bene i film da vedere così da avere meno cose da recuperare una volta lanciate le nominations, ma non è quasi mai così.

Lo scorso anno i film nominati bene o male mi erano piaciuti tutti, ma in modo piuttosto tiepido. Devo dire che a fatica sono riuscita a trovarne uno che spiccasse più di altri fino a farmi urlare al capolavoro.
Più che altro, l’anno scorso, mi sono fatta trasportare dalle interpretazioni, mentre invece quest’anno qualche pellicola nominata credo me la porterò dietro per un po’.
E’ vero che io e l’academy spesso abbiamo gusti incompatibili, ma ci vuole così tanto per trovare qualcosa di davvero meritevole? io non credo. Non sono comunque contenta perché ci sono film e registi che avrei preso in considerazione e invece sono stati snobbati, sto parlando di Tom Ford con Nocturnal Animals che ho adorato e poi Pablo Larraìn che se è vero che Neruda non l’ho ancora visto, con Jackie ha fatto un buon lavoro, ma ormai è troppo tardi.
Arrivo comunque con la mia manfrina, che nonostante io mi sia ripromessa di tagliare corto e dire lo stretto necessario temo non sarà così. Perdonatemi, non faccio apposta.

Questo lasso di tempo tra le nominations e la premiazione vera e propria oltre a sembrare una partita di tetris per farci stare i film scaglionati tra i vari giorni è anche un momento che amo e odio in egual misura dato che, oltre ad essere in piena full immersion cinematografica, scattano inevitabilmente le polemiche e i dibattiti tali per cui se prima partivi con le migliori intenzioni del mondo nei confronti di una pellicola ti ritroverai tuo malgrado ad arrivare quasi a detestarla ancora prima di vederla. Certa gente se ci si mette ti fa scappare la voglia nonostante tu ti sia armata delle migliori intenzioni e quando vai a vedere il suddetto film ti tappi le orecchie con la sola intenzione di cercare di farti un’idea il più oggettiva possibile.
Il film della discordia dell’edizione 2017 c’è stato e si tratta di La La Land di Damien Chazelle.

Ora cercherò di analizzare dal mio punto di vista come è andata la visione di tutti i film nominati nella categoria BEST PICTURE.
Sento che non andremo d’accordo, vi prego siate clementi e non mangiatemi, sono solo gusti personali.

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La La Land

Leviamoci subito il dente che così non ci pensiamo più.
Lo aspettavo da Venezia 2016 con in tasca tanta curiosità e aspettative memore della bellezza e dell’iniezione di ansia gratuita sbattutami in faccia da Chazelle con il suo precedente Whiplash. Non potendo partecipare al festival mi sono dovuta aggrappare alla pazienza e ai commenti letti e domandati via twitter a gente presente sul posto che se la memoria non mi tradisce mi pare fossero positivi più o meno all’unanimità.
Mi è piaciuto? sì, mi è piaciuto e molto. Molta gente si è lamentata di svariati elementi secondo me di contorno, ma appunto forse dimenticando proprio di cosa parlasse il film, e non sono certo qui a dire che io ho ragione e loro no perché a me ad esempio non ha fatto impazzire un film che invece sto notando è piaciuto a tantissima gente, ma il mondo è bello per questo, però ho un paio di domande che mi sono sorte spontanee così magari mi dite se sono pazza io o se quelli a non farcela sono gli altri:

  1. Ma sapete cosa andate a vedere al cinema prima di pagare il biglietto?
  2. (vedi domanda n.1) Se sapete cosa andate a vedere al cinema, sapete che vi fanno cagare i musical, non state accompagnando nessuno quindi ci andate di vostra spontanea volontà, perché dovete stracciare l’anima al prossimo (purtroppo in sala con voi) che magari il film lo vuole vedere davvero e capirci qualcosa con commenti tipo “ma cantano ancora?”

Lo farei vincere? Sì, oltre al fatto che tecnicamente avrebbe buone possibilità per farlo perché è una sorta di tributo al cinema stesso e a Hollywood si sa che piacciono queste trovate, però al di là di ciò perché è molto più di una commedia, è una sorta di manifesto. Ma avete presente quando vi capita di vedere un film o una mostra o qualcosa in generale che a sua volta vi ispira creatività o vi lascia qualcosa? La La Land con me c’è riuscito.

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Moonlight

Premesso che non sapevo nemmeno di cosa parlasse, questo film è stato una sorta di sorpresa più che altro per i temi trattati.
Messa in scena di un testo teatrale, Moonlight porta con sé una storia che spezza il cuore ed è affrontata in modo brillante più che altro per le scelte registiche grazie soprattutto a un ottimo cast.
Il film porta in scena una realtà in un certo senso più volte esplorata, cioè quella degli ambienti difficili di una città come Miami, ma allo stesso tempo aspetti poco esplorati dal cinema per quanto riguarda la comunità afro-americana, come l’omosessualità (o forse sì e io cado bellamente dal pero) con tutte le complicazioni al seguito.
Mi è piaciuto? abbastanza.
Lo farei vincere? sì perché è qualcosa di diverso dai film di malavita ambientati nel ghetto e sarebbe una vittoria morale non solo per la comunità lgbt che soprattutto equivarrebbe a uno schiaffo morale agli omofobi anche perché di personaggi, ma soprattutto storie, così è raro vederne e sarebbe un bel segno di cambiamento.

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Manchester By The Sea

Arriviamo a un tasto dolente di queste nominations: a me non è che Manchester By The Sea non sia piaciuto per niente perché anzi la storia la trovo bella, ma non mi ha lasciato molto. Così come la gente non apprezza La La Land io non apprezzo Manchester By The Sea più dello stretto necessario.
Non vogliatemene, ma non riesco ad andare al di là più del dovuto con la questione del dover riaffrontare i demoni del passato perché non nego l’evidenza che già nella vita reale non sia una passeggiata di salute oltre che alla questione del rapporto quasi paterno instauratosi tra il personaggio di Casey Affleck e quello di Lucas Hedges, ma non posso farci niente.. avrò il cuore di pietra.
Mi è piaciuto? meh, forse mi aspettavo qualcosa di diverso.
Lo farei vincere? forse avrebbe possibilità di vittoria in generale, ma da parte mia no

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Arrival

Denis Villeneuve ci ha provato con un film fantascientifico e c’è anche riuscito, ma con me non è andata così bene come pensavo, la mia reazione è stata piuttosto tiepida e mi sembrava gli mancasse qualcosa. Sinceramente speravo Arrival mi piacesse un po’ di più ed invece non è successo, me lo rivedrò perché non mi arrendo così e perché ero ancora in preda ai germi influenzali quindi probabilmente questo fattore ha influito sulla mia percezione del film, ma è una di quelle pellicole che mi ha emozionata di più per le performances e gli effetti speciali che altro.
Mi è piaciuto? nel complesso sì, ma speravo di urlare al miracolo una volta finito il film nonostante l’idea di fondo sia davvero buona.
Lo farei vincere? no.

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Fences

Denzel Washington passa alla regia e porta sul grande schermo una sceneggiatura teatrale che, a quanto ho letto, è stata impresa già tentata precedentemente e con risultati fallimentari.
In sé è una storia bella anche se parecchio dura da digerire con delle prove attoriali fantastiche sia da parte di Denzel Washington stesso che di Viola Davis, ma di una pesantezza… oltre al ritmo piuttosto lento che non ha aiutato.
Mi è piaciuto? sì, ma non lo rivedrei. O per lo meno farei passare del tempo.
Lo farei vincere? sinceramente un premio come miglior film non me la sentirei di darglielo anche se porta un bellissimo messaggio nel finale.

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Lion

Questo è un film che puntavo da mesi senza sapere veramente di cosa parlasse più che altro perché mi incuriosiva il cast: l’accoppiata Dev Patel – Rooney Mara era interessante e poi la fotografia era particolare. Vi capita mai di voler vedere un film per colpa della fotografia? a me è successo diverse volte e di cantonate ne ho prese, ma almeno è stato un viaggio cromaticamente interessante (no, non mi interessa se pensate che sono pazza).
Il film è uno di quelli belli che ti fanno piangere, ma che diversamente da Room l’anno scorso (che mi è piaciuto, tirate giù i fucili) mi rivedrei perché non ti lascia un lastrone di marmo ad appesantirti il torace una volta finito.
Mi è piaciuto? Tantissimo.
Lo farei vincere? Sarebbe un candidato ideale alla vittoria perché oltre ad essere molto ben fatto lancia un messaggio fantastico di integrazione tra culture e agli USA questa cosa servirebbe.

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Hidden Figures

Totalmente all’oscuro della natura di questo film mi sono lasciata convincere consigliata da Cineclan che ci ha preso.
Hidden Figures (da noi in uscita con il titolo “il diritto di contare”, quindi per la serie del o lo sai che han cambiato il titolo o ti attacchi) è il film che non ti aspetti e che nonostante sembri l’ennesima pellicola ambientata negli anni 60 che parla di razzismo negli USA è soprattutto una storia femminista oltre che qualcosa di fresco.
Poi scusate ma Nasa e donne che reggono la baracca mi sembra già un ottimo motivo per tifare per questo film.
Mi è piaciuto? Sì, tantissimo e me lo rivedrò sicuramente.
Lo farei vincere? Sì, sarebbe un buon candidato.

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Hacksaw Ridge

Noto anche come la mia pecora nera dell’edizione 2017, a riprova che ogni anno io un film che piuttosto che vederlo mi farei asfaltare da un treno lo devo sempre avere.
Quest’anno è toccato a Mel Gibson: omino che non ha mai goduto di particolare simpatia da parte della sottoscritta e da cui mi aspettavo un’altra opera di una pesantezza mortale.
Proprio lui, è riuscito a fare un film che contro ogni aspettativa è bello anche dal mio punto di vista.
Avevo deciso di guardarlo solo per Andrew Garfield (di cui devo ancora trovare il coraggio di vedere Spider Man per la cronaca), ma alla fine mi è piaciuta anche l’interpretazione di Vince Vaughn, vedi la vita come è strana?
Mi è piaciuto? la risposta è sì, potete segnarvi tutti questa dichiarazione che potrà essere usata contro di me.
Lo farei vincere? No anche se sarebbe un candidato interessante.

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Hell Or High Water

Questo film è stato la delusione, oltre ad essere un terribile inizio perché è stato il primo che ho visto di questa lista di nominati e mi sono detta sul serio “iniziamo bene”, cioè mi aspettavo non dico cose turche, ma qualcosa di innovativo.
Sarà che non mi piace il genere e che per questo mi sono annoiata a morte, ma davvero, perché l’hanno nominato come miglior film? non lo dico in segno di disprezzo, sono curiosa. Io salvo solo le performances di Jeff Bridges e Chris Pine.
Ben Foster è stato bravo, niente da dire ma sono secoli che fa sempre la stessa parte.
Mi è piaciuto? no
Lo farei vincere? no

Quindi alla luce di ciò tra tutti i candidati chi dovrebbe vincere? bello eh? non lo so manco io perché ridendo e scherzando mi sono ritrovata con più di un film preferito, ma è anche vero che ognuno di loro ha le sue caratteristiche e meriterebbe riconoscimenti per motivi diversi. Facciamo così, se avessi una pistola piantata alla tempia direi Lion. E’ la mia risposta definitiva. Tuttavia penso sia abbastanza probabile che vinca La La Land.

Ora procederò al resto del toto scommesse in base quello che ho visto, una scelta piuttosto istintiva perché quest’anno ho seriamente problemi a scegliere.


Best director

Damien Chazelle, “La La Land”
Barry Jenkins, “Moonlight”
Denis Villeneuve, “Arrival”
Kenneth Lonergan, “Manchester by the Sea”
Mel Gibson, “Hacksaw Ridge”

Sento vincerà Chazelle e non mi dispiacerebbe perché ha fatto un gran lavoro con La La Land, ma Moonlight è un film interessante.

Best actress in a leading role

Natalie Portman, “Jackie”
Emma Stone, “La La Land”
Isabelle Huppert, “Elle”
Meryl Streep, “Florence Foster Jenkins”
Ruth Negga, “Loving”

Premesso che non ho visto Loving, che quindi mi manca un tassello e che mi sono piaciute moltissimo sia Isabelle Huppert che Natalie Portman io voto per quest’ultima perché la sua interpretazione mi sembra superiore e poi per far vincere qualcosa a quel gioiellino bistrattato di Jackie di Larraìn.
Inoltre ritengo che in questa categoria una nomination la meritasse a tutti gli effetti anche Taraji P. Henson con il suo personaggio in Hidden Figures.

Best supporting actress

Viola Davis, “Fences”
Michelle Williams, “Manchester by the Sea”
Octavia Spencer, “Hidden Figures”
Naomie Harris, “Moonlight”
Nicole Kidman, “Lion”

In questa categoria ho a pari merito di preferenza sia Octavia Spencer che Naomie Harris, ma quest’ultima mi è piaciuta molto di più: in primis perché era irriconoscibile, per secondo motivo perché è riuscita a farsi detestare per tutta la durata del film.

Best actor in a leading role

Ryan Gosling, “La La Land”
Casey Affleck, “Manchester by the Sea”
Denzel Washington, “Fences”
Andrew Garfield, “Hacksaw Ridge”
Viggo Mortensen, “Captain Fantastic”

Di questa categoria mi manca Captain Fantastic per poter giudicare decentemente. Quelli che mi sono piaciuti di più tra tutti sono stati Ryan Gosling e Andrew Garfield, ma voto per Ryan Gosling per un motivo in particolare: perché canta. Finalmente qualcuno ha capito le potenzialità di quest’uomo che non mi è mai piaciuto particolarmente esteticamente parlando, cioè non faccio parte della sua orda di fans che vorrebbero sposarselo, ma se canta riesco quasi a trovarlo affascinante anch’io. Se non lo avete mai sentito vi consiglio di recuperare l’album dei Dead Man’s Bones che ha fatto con il suo socio.

Best supporting actor

Mahershala Ali, “Moonlight”
Jeff Bridges, “Hell or High Water”
Lucas Hedges, “Manchester by the Sea”
Dev Patel, “Lion”
Michael Shannon, “Nocturnal Animals”

Questa categoria mi crea problemi per un motivo, c’è Dev Patel che non fa il supporting actor e non so secondo quale principio sia finito qui ma faccio il tifo per lui insieme a un Michael Shannon che fa realmente il supporting actor e vorrei tanto vincesse. Non posso tifare entrambi, cosa faccio? diciamo che io faccio il tifo per Dev Patel ma credo che il premio lo meriti più Michael Shannon solo per una questione di categoria.

Best adapted screenplay

“Moonlight,” Barry Jenkins
“Arrival,” Eric Heisserer
“Lion,” Luke Davies
“Fences,” August Wilson
“Hidden Figures,” Allison Schroeder and Theodore Melfi

Best original screenplay

“La La Land,” Damien Chazelle
“Hell or High Water,” Taylor Sheridan
“Manchester by the Sea,” Kenneth Lonergan
“The Lobster,”  Yorgos Lanthimos and Efthymis Filippou
“20th Century Women,” Mike Mills

Dubito vincerà, ma se lo fa davvero vado a mangiare greco per festeggiare.

Best foreign language film

“Toni Erdmann”
“The Salesman”
“Land of Mine”
“A Man Called Ove”
“Tanna”

Ho visto solo Toni Erdmann e mi è piaciuto abbastanza, quindi farò il tifo per questo film, ma se tanto mi da tanto un premio a The Salesman dopo tutto il casino che c’è stato va via liscio come l’olio.

Best documentary

“O.J.: Made in America”
“13th”
“I Am Not Your Negro”
“Fire at Sea”
“Life, Animated”

Fuocoammare è l’unico che ho visto e se vincesse sarei contenta per il tema che tratta non per una questione campanilistica.

Best cinematography

“Moonlight,” James Laxton
“La La Land,” Linus Sandgren
“Arrival,” Bradford Young
“Silence,” Rodrigo Prieto
“Lion,” Greig Fraser

Best original song

“How Far I’ll Go,” “Moana”
“City of Stars,” “La La Land”
“Audition (The Fools Who Dream),” “La La Land”
“Can’t Stop the Feeling!” “Trolls”
“The Empty Chair,” “Jim: The James Foley Story”

Best original score

“La La Land,” Justin Hurwitz
“Moonlight,” Nicholas Britell
“Lion,” Dustin O’Halloran and Hauschka
“Jackie,” Mica Levi
“Passengers,” Thomas Newman

Best film editing

“La La Land”
“Moonlight”
“Hacksaw Ridge”
“Arrival”
“Hell or High Water”

Best visual effects

“The Jungle Book”
“Rogue One: A Star Wars Story”
“Doctor Strange”
“Deepwater Horizon”
“Kubo and the Two Strings

Quando sono andata a vedere Doctor Strange sono uscita dal cinema dicendo “se non vince niente per gli effetti speciali si drogano”, poi sono andata a vedere Rogue One ignara di tutto e tutti e per usare il linguaggio gggiovane “they pulled a Tarkin” e allora fate un po’ quello che volete.

Best sound editing

“La La Land”
“Hacksaw Ridge”
“Arrival”
“Sully”
“Deepwater Horizon”

Best sound mixing

“La La Land”
“Hacksaw Ridge”
“Rogue One: A Star Wars Story”
“Arrival”
“13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi”

Best costume design

“La La Land”
“Fantastic Beasts and Where to Find Them”
“Florence Foster Jenkins”
“Jackie”
“Allied”

Best production design

“La La Land”
“Fantastic Beasts and Where to Find Them”
“Arrival”
“Hail, Caesar”
“Passengers”

Tutto bello, ma alla fine ridendo e scherzando se ne riparla lunedì combattendo le occhiaie.

il 2016 che per fortuna è finito

E ci risiamo, è di nuovo gennaio, lo è da ben cinque giorni e lo scorso anno è stato talmente strano e frenetico da volarmi via.

Il 2016 ha fatto schifo e so che si fa prima a contare le persone che non si ritrovano con questa affermazione, per quanto mi riguarda però il termine corretto dovrebbe essere discutibile.
Non mi metterò nemmeno a elencare le morti nel mondo dello show business perché ormai si sa, ne hanno parlato anche i muri, sono davvero tantissime e non mi capacito ancora oggi.
Tutto sommato ora però cercherò di analizzare un pochino il salvabile dell’anno appena concluso perché sì, surprise-surprise, c’è del salvabile anche nel 2016, ma visto che mi risulta davvero difficile scindere le cose belle da quelle brutte accadute a livello di intrattenimento spettacolo e cinema tenterò di fare un riassunto più o meno a memoria. L’elemento paranormale ha comunque regnato sovrano nel bene e nel male durante tutto l’anno in tutti gli ambiti di competenza.

Tutto è iniziato a gennaio con la vittoria di Leonardo Di Caprio ai Golden Globes Leonardo DiCaprioe poi agli Oscar per The Revenant… dai, vi sento, non osate dire di no! (ok dai povero, non è vero, ma il dubbio mi è venuto)
Però una cosa di cui ammetto sarò grata per sempre è che con il 2017 (a livello di awards season dal punto di vista di spettatrice) si è giunti a una sorta di ANNO ZERO perché finalmente non sentirò più urlare in tutti i luoghi e in tutti i laghi “DATE UN OSCAR A LEONARDO DI CAPRIO” da gente che manco sa che film ci sono in gara né ha visto i film in gara e solo perché lo dicono tutti (è successo veramente, non è per fare polemica).
Ho già spiegato precedentemente la mia posizione a riguardo quindi non mi dilungherò oltre, ma è davvero una liberazione. Grazie davvero 2016.

Hanno fatto un remake del Rocky Ho… no, è vero non ne vale nemmeno la pena ricordarlo perché tanto NON ESISTE.

Un altro motivo per cui il 2016 ha fatto senza ombra di dubbio schifo corrisponde al momento in cui quel canale bellissimo chiamato LaEffe, isola felice per gli amanti dei drama firmati BBC, ha abbandonato la programmazione in chiaro di noi poveri senza sky per finire nel pacchetto a pagamento. No, non l’ho ancora mandata giù.

Questo devo dirlo perché chi mi conosce sa che è una cosa plateale ed ora probabilmente i fan di Channing Tatum incapperanno in questo articolo e mi riempiranno i commenti di insulti, ma sto per dire una cosa carina su di lui.
Non sono mai, davvero mai stata sua fan a livello attoriale e non l’ho manco mai trovato così manzo come il resto della popolazione femminile lo definisce (regà, davvero, più roba per voi), comunque sia i fratelli Coen con Hail Caesar! sono riusciti a dargli una parte in cui anch’io ce l’ho fatta ad apprezzarlo un po’ almeno a livello espressivo. Cioè, vorrei mettere in chiaro che sono ancora in terapia e fatico ad ammetterlo, ma è vero.
Mi piace comunque pensare sia un caso isolato e questo in ogni caso non vuol dire che mi sia ammorbidita riguardo alla possibilità di vedergli fare Gambit, anzi… scordatelo.

Nonostante io sia stata rassicurata svariate volte sull’alto livello di professionalità mantenuto in trasmissione e abbia visto qualche puntata facendo pure il tifo per lui,manuel-agnelli-981x540 perché anni di affetto incondizionato sono difficili da cancellare, io faccio ancora fatica a digerire il pensiero di Manuel Agnelli giudice di X-Factor. E’ stata una cosa che mai mi sarei immaginata di veder succedere, e invece è successa. Insomma, tanto per fare un esempio pratico: se mi avessero ibernata 10 anni fa, scongelata entro dicembre e avessi visto una cosa del genere senza preavviso alcuno credo tranquillamente sarei morta d’infarto.

Tom Hiddleston, dopo anni di onorato servizio da persona seria, ha ceduto. E’ vero che nessuno è perfetto e le cantonate sono dietro l’angolo quando meno ce lo si aspetti, ma lui ha proprio fatto la vaccata dell’anno. Ha passato l’estate a illudere sé stesso di stare insieme a Faccia di Marmo, o Swiffer, cioè colei che per gli altri è nota come Taylor Swift (e per la cronaca non la potevo vedere già da molto prima). Per fare una citazione colta è come se si fosse messo con Regina George (se non sapete chi è vi mando a guardare Mean Girls per direttissima) La cosa divertente è che nessuno ci ha creduto tranne loro, dando vita così alla barzelletta dell’anno e ora si trova simbolicamente nel dimenticatoio occupato a strisciare un po’ sulla via della dignità.
*qui non metto il contributo fotografico perché sto ancora cercando di dimenticare*

Parlando d’altro…

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ci sono io che ho un tempismo orrendo e sono riuscita a iniziare e a fissarmi in ritardo rispetto al resto del mondo con due telefilm, cioè Black Sails e Penny Dreadful, giusto in tempo per vedermeli troncare proprio sul più bello.
Almeno Black Sails lo vedrò concludere questo mese, ma come mi risolvete tutto in una sola stagione?? eh?? Io ho bisogno di Flint e Silver!.

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In realtà seguivo anche Marco Polo e il 2016 mi ha insegnato che ANCHE NETFLIX PUO’ CANCELLARE UN TELEFILM. Non c’è speranza, mai. MAI.
Peccato perché era davvero fatto bene ed è finito con un cliffhanger orrendo.

Tanto per riallacciarmi al discorso di Penny Dreadful, ho deciso che, nel caso in cui dovessero mai fare un altro film su Dracula, io accetterei solo Christian Camargo come eventuale opzione plausibile nelle vesti di principe delle tenebre perché Dracula non mi creava danni neurologici simili dai tempi di Gary Oldman.

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che poi il trauma vero è stato scoprire che non era altro che il fratello psycho di Dexter… DAI, E’ UN’ALTRA PERSONA!

Dopo tanto tempo sono riuscita a vedere, più o meno da vicino, Nicolas Winding Refn perché per una volta è stato invitato anche a Milano (invece che solo a Roma o Torino).
Anche di questa cosa ho già parlato tempo fa, ma andava ricordata perché serve a far sembrare il 2016 un anno semi decente.

L’altro colpaccio della vita invece risale a ottobre quando sono riuscita a intrufolarmi alla conferenza stampa del tour dei Depeche Mode a Milano. Quello è stato davvero un momento “più culo che anima” perché è andato a compensare tutte le sfighe del 2016. Disclaimer per il ragazzo della sicurezza all’entrata: grazie che ci hai fatti entrare, sappi che chiunque tu sia ti si vuole ancora tanto bene.
Ovviamente ora affronterò il 2017 in funzione del concerto a San Siro di giugno con l’ansia di chi non sa manco come suona il disco nuovo.

Poi ci sarebbe da fare una parentesi sportiva perché mi sono divertita tra tedeschi e affini e c’è stata una dose di what the fuck massiccia durante gli europei in Francia tra nazionale Islandese del corazon e quella piaga del Portogallo che creava sonnolenza ogni volta che giocava, ma divaghiamo troppo.

Invece cinematograficamente parlando (perché è questo il motivo principale per cui sono qui) devo dire che è stato un anno interessante: l’Italia ha prodotto gioiellini autentici di cui ho parlato ampiamente in passato e poi anche sotto un punto di vista internazionale c’è stata roba degna di nota con altrettante delusioni. 
Ho visto all’incirca una cinquantina di film in tutto e alcuni di quelli a cui tenevo di più non sono usciti quindi mi dispiace. Mi sembra mi manchi qualcosa, non sono totalmente soddisfatta, ma magari nel 2017 andrà meglio.
Intanto ho tentato di fare una classifica della roba che mi è piaciuta di più durante tutto il 2016 e che quantomeno merita di essere salvata o guardata.
Sono una persona negata a fare classifiche e il mio metro di giudizio fa veramente schifo, quindi non litigatemi nei commenti per piacere, ho fatto il possibile.
Ci sono delle special mentions oltre il decimo posto proprio perché sono incapace di scegliere e perché mi sembrano a loro modo dei film degni di nota sebbene molto diversi tra di loro, alcuni leggeri mentre altri molto meno.

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1. The Neon Demon
2. Nocturnal Animals
3. Rogue One
4. Lo Chiamavano Jeeg Robot

5. A War

6. Veloce Come Il Vento

7. E’ Solo La Fine Del Mondo

8. Demolition
9. The VVitch
10. Steve Jobs

special mentions:
* Non Essere Cattivo
* El Club
* Desierto
* Lui è Tornato
* La Grande Scommessa
* Macbeth
* Sing Street

Con la speranza che sia un 2017 decente anche per voi e, almeno per quanto mi riguarda, senza propositi perché tanto poi si sa che non si avverano, innanzitutto vi ringrazio per seguire questo blog, ringrazio chi c’era già e chi è arrivato solo di recente.
Spero di scrivere un po’ più spesso visto che l’anno scorso sono caduta in preda a non so quale vuoto cosmico e, per ora, vi saluto.

Il mantra per l’anno nuovo è sempre quello…
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