A Rainy Day in New York (Woody Allen – 2019)

Non credo di aver detto granché nello specifico, ma se non l’avete ancora visto NON LEGGETE.

po-439x650

Dopo aver mostrato al modo la propria visione di Barcellona, Parigi e Roma, Woody Allen ci riporta a fare un giro nella Grande Mela: la metropoli per eccellenza che non dorme mai, in grado di farti provare una miriade di sensazioni contrastanti tutte insieme.
Non c’è nessun luogo al mondo capace di farti sentire contemporaneamente così fuori posto e in quello giusto come New York” (Sì non la ricordo paro paro ma apprezzate lo sforzo, la vecchiaia incombe) a detta del personaggio di Gatsby interpretato da Timothée Chalamet (non imparerò mai a scrivere correttamente il suo nome senza l’aiuto di Google) e sinceramente questa mi sembra già una signora introduzione.

Se in Midnight in Paris la città nell’immaginario del protagonista si animava di notte con echi e ispirazioni artistiche del passato, New York città mostra il suo lato migliore e mostra il suo vero incanto quando è sotto la pioggia. È proprio quando è soggetta alle precipitazioni atmosferiche che accadono le cose più inaspettate ai protagonisti, travolti loro malgrado dagli eventi fino a ritrovarsi in balìa di una serie di situazioni improbabili e altrettanti incontri fortuiti.
Sono ben lontana dal poter affermare di aver visto abbastanza film di questo regista per poter dare un’opinione complessiva a riguardo ma se c’è una cosa che mi sento di dire è che, in tutti questi anni, non mi sembra che la trama sia un elemento che gli piace complicare particolarmente. Quello che ho notato è che bene o male le dinamiche sono sempre più o meno le stesse, ma forse sono anche un suo punto di forza così da fare spazio ad altri elementi.

a-rainy-day-in-new-york-lg

Per lanciarsi in paragoni azzardati mi viene da dire che questo film mi pare più vicino a Midnight in Paris per quanto riguarda il mood generale, e già quello era a tutti gli effetti una lettera d’amore per la capitale francese e la sua arte. A Rainy Day in New York, invece, mi è sembrato uno sguardo pieno d’affetto verso la propria città con le riprese da cartolina, senza tralasciare i suoi difetti sottolineati dalla classica pungente ironia che contraddistingue il regista statunitense.

un20giorno20di20pioggia20a20new20york20elle20fanning20timothc3a9e20chalamet20foto20dal20film206_mid

La vicenda si svolge nell’arco di un weekend, ma il clou della narrazione occupa circa 24 ore ed è quanto di più sgangherato e leggero si possa vedere. Questo film è brillante e spensierato e sono davvero contenta perché, ad esempio, To Rome With Love mi aveva letteralmente addormentata (proprio noia totale).
A Rainy Day in New York mi è piaciuto perché nonostante alcune scene sembrassero prevedibili Woody Allen è riuscito a farmi staccare la spina con la realtà per un’ora e trenta minuti circa.
Da un lato c’è qualcuno che cerca la propria identità e un posto dove stare, inciampando inevitabilmente nel proprio passato, mentre dall’altro c’è qualcun altro che si perde nei meandri della città inseguendo i propri sogni quasi facendone la propria missione e anche in questo caso sono cinema e arte a fare da cornice al tutto.

Elle Fanning anche in questa occasione dimostra la propria versatilità come attrice e ci regala l’interpretazione di una ragazza all’apparenza un po’ svanita ma allo stesso tempo sfoggia dei tempi comici notevoli. Timothée Chalamet non mi ha mai fatta impazzire come attore fino ad ora (cioè specifichiamo perché qui mi rischio di trovare la sua Revenge Squad nei commenti: è un bravo attore però non mi esalta più di tanto personalmente) ma in questo film fa una parte un po’ diversa da quelle che gli ho visto interpretare in precedenza e mi ha divertita.
Gli altri personaggi sono uno più caricaturale dell’altro ma non per questo meno interessanti: Selena Gomez, la ragazza di città parte dell’infanzia di Gatsby, Liev Schreiber nel ruolo del regista in crisi esistenziale dal look maledetto, Jude Law lo sceneggiatore che si ritrova a raccogliere i pezzi del lavoro e del proprio matrimonio e Diego Luna che interpreta la parte dell’attore che sedurrebbe anche i sassi (ci sarei scappata pure io al volo).

4f26ced5-bffe-11e9-8f2e-000c29a578f8

Chiunque abbia scelto i costumi di scena di Diego Luna mi ha ufficialmente sulla coscienza, ci tenevo a dirlo. Vi ringrazio mentre vi giudico.

Come già anticipato in separata sede pensavo a come posizionare in un’ipotetica scala di gradimento questo lavoro di Woody Allen tra quelli del ciclo delle città. Diciamo che in cima metto Midnight in Paris, poi questo, poi Vicky Cristina Barcelona. Mi spiace, ma To Rome With Love lo lascerei in fondo alla lista.

Joker (Todd Phillips – 2019)

jokermovietrailerfinalpostermain5992

Ne hanno parlato ormai tutti in tutti i luoghi e in tutti i laghi e io ho lasciato passare due settimane dalla visione, ma secondo voi tutto ciò mi fermerà dallo sprecare ulteriori parole per questo film, sul blog? no di certo. Anzi, meglio così almeno magari non urlerete agli spoiler perché ce ne saranno.

Tempo fa avevo scritto questo post dove mi dilungavo a ciarlare delle trasposizioni cinematografiche passate del Joker che mi avevano entusiasmata e di quanto mi… ahem,  passatemi il termine, cagassi in mano al pensiero di un nuovo prodotto targato DC Comics nonostante il mio hype alle stelle e adorazione per Joaquin Phoenix nei panni del suddetto villain.
Dunque, facevo bene ad avere paura? no, perché ne hanno clamorosamente azzeccata una e l’hanno pure fatto in modo plateale.
Io non so cosa dire.
Ripeto, sono passate due settimane e ancora sono qui a pensarci.

joker

Prima di tutto ci tengo a dire che sono davvero felice di essere capitata al cinema in un orario “triste” ai più perché almeno eravamo quattro anime di numero e mi sono goduta il film al meglio, non c’era nessuno intorno a me. Insomma, la pace. Ho sentito gente lamentarsi di sale piene zeppe e dire di gente che rideva nei momenti meno opportuni. Che poi, che ci troverete da ridere in un film così lo sapete solo voi, ma non voglio indagare. Davvero.

Detto ciò veniamo a noi: un film d’autore mascherato da cinecomic a tutti gli effetti con i vari annessi e connessi legati al personaggio, fatto così bene, giuro che mai me lo sarei aspettato ma allo stesso tempo ci speravo davvero molto.
Non ha una nota fuori posto, dalle inquadrature alla fotografia che da un’idea di sudicio e degradato, piena di toni verdastri, seppia e marroni, passando poi per la colonna sonora (che esigo) con tanto classic rock, Stephen Sondheim e Chaplin.
Todd Phillips dopo anni di buddy movies scanzonati come Starsky & Hutch, Una Notte da Leoni, Parto Col Folle, a volte anche con derive alquanto demenziali, ha partorito qualcosa di inaspettato: un bel film oscuro, straziante, coinvolgente (fin troppo) e politicizzato, nonché un’autentica potenziale genesi del Joker di Heath Ledger che attinge a tratti anche dalla graphic novel The Killing Joke di Alan Moore (che sono davvero contenta di aver riletto prima della visione) improntata su una cosiddetta brutta giornata estremizzata.

Anche al Joker di Joaquin Phoenix ne capitano di ogni e non voglio assolutamente semplificare la faccenda ma se la genesi originale del personaggio consisteva nel far cadere un disgraziato nei rifiuti tossici, in un certo senso si può dire che Arthur Fleck sia stato “fatto cadere” tra i rifiuti della società. Una società meschina, chiusa in se stessa, occupata a badare al proprio orticello e che ha paura del diverso. Ovviamente la faccenda in questo caso è più complessa di così e aiuta rendere il tutto molto più stratificato nella sua complessità. Il fatto di ritrovarsi con il POV del villain regala un ribaltamento del mondo di Gotham City e offre materiale di discussione in quantità. Non mi sento nemmeno in grado di affrontare certe questioni ma i palesi spunti di politica e temi sociali made in USA come ad esempio la condizione precaria del sistema sanitario e la libera fruizione delle armi, in questo caso anche da parte di persone con disturbi mentali oppure il sempre attualissimo discorso dell’utilizzo dei mass media li ho trovati interessanti e agghiaccianti nella loro messa in scena.

joker-joaquin-phoenix-1568899482

Joaquin Phoenix è, come al solito, bravissimo in tutti i ruoli che fa. Si tratta di un attore letteralmente camaleontico di quelli che dove lo metti, lo metti e ti porta a casa la performance, per non parlare dei mutamenti fisici a cui si sottopone.
Era da anni il mio sogno perverso vederlo nei panni della nemesi di Batman e non mi ha assolutamente delusa, anzi ha fatto un danno, è riuscito a tratti a farmici empatizzare. Non esagero nel dire che l’ultima volta che sono stata così poco a mio agio nel vederlo recitare in un film è stato nei panni di Freddie Quell in The Master di Paul Thomas Anderson. In quel film era qualcosa che non si spiega: ipnotico, in preda allo stress post traumatico reduce dalla guerra e in un certo senso plagiato dal personaggio di Philip Seymour Hoffmann. In Joker, invece, il suo personaggio è plagiato dalla madre che gli ha mentito per tutta la vita e ne ha abusato fin dall’infanzia. Siamo spettatori, insieme a lui, di una ricerca della propria identità attraverso abusi e violenza fisica e psicologica fino a giungere al punto di svolta, che sfocia nella cosiddetta lucida follia portando con se la catastrofe vera e propria, ma in tutto ciò l’aspetto davvero preoccupante è che a tratti ne si comprendano i gesti.
SE NON DATE L’OSCAR A JOAQUIN PHOENIX NEMMENO STAVOLTA VENGO A NUOTO A PICCHIARVI

(non so nuotare, dateglielo)

72756404_980954772280341_5161356834912600064_n-1-768x385

Anche questo film è stato catalogato come divisivo, c’è stato chi ha detto che non meritava il leone d’oro e chi sì. Io non ero presente al Festival di Venezia e non posso sapere cosa mi sono persa ma nel momento in cui è stato annunciato nella lista in concorso ero sicura che non se ne sarebbe mai andato via a mani vuote, certo è un film che ti rimane addosso. Spero il passaggio al lido, con tanto di premio, gli porti fortuna anche durante l’awards season in un modo o nell’altro.

joker-film-subway

Nel bene o nel male a noi resta un lavoro a dir poco singolare, pieno di scene già iconiche e che rimanda tantissimo nei toni a una vera e propria graphic novel anche in termini di violenza. Brava DC comics ce l’hai fatta.

Io voglio tornare a vederlo, al diavolo il malessere.

Once upon a time… in Hollywood (Quentin Tarantino – 2019)

OUATIH-24X36_d35f04f9-ce2e-4f9c-a89f-0b60dfe3f74b

Ci sono, a 72 ore dalla visione e con poche idee ma sicuramente meno confuse rispetto a quando sono uscita dalla sala, per parlare del nono film di Quentin.
Leggete solo se l’avete visto perché non garantisco un post spoilerfree, poi non dite che non vi avevo avvisati.

Se dovessi riassumerlo con una frase direi che C’era una volta a Hollywood è l’inizio della fine.
Mi spiego, per come ho percepito questo film, gli ultimi fotogrammi potenzialmente preparano lo spettatore a un qualsiasi documentario sull’omicidio di Sharon Tate. Il film di Tarantino, per me, è a tutti gli effetti una specie di enorme prequel degli eventi di cronaca solo in chiave di documentario sul cinema.
Ecco, se volessi una storia romanzata del cinema del XX secolo saprei a mani basse a chi commissionarla, ma qui parliamo di altro.
Mi è piaciuto? sì, perché come già intuibile dalla struttura narrativa di The Hateful Eight, anche questo l’ho visto come un lavoro nuovo per lui, il tentativo di una nuova strada narrativa rispetto a quello che ci ha abituati in tutti questi anni, ma è potente come gli altri suoi film? Per quanto mi riguarda, proprio per questo motivo il parere è più che soggettivo.

https___blogs-images.forbes.com_scottmendelson_files_2019_03_MV5BYTUzZDQzNTMtNThkYi00MTc4LTgwYmMtOWVjZDIxZGU4NGU2XkEyXkFqcGdeQXVyODY1NDk1N.jpg

Detto tra i denti non mi aspettavo un film così e sono anche stata ben attenta a documentarmi il meno possibile nel dettaglio, per scelta (per non rovinarmelo) ma non sono uscita fomentata dalla sala, solo divertita. Stavo cercando di analizzarlo e lo sto ancora analizzando, ne sto scrivendo per pensarci meglio.
Credo sia stato il film con meno spargimenti di sangue in assoluto di tutta la sua filmografia e non è nemmeno un problema perché il gore gratuito c’è, seppur in piccola percentuale, è che… è… strano?! Inusuale forse. Non parliamo nemmeno di mancanza di crudeltà perché quella c’è.
Manca un protagonista mosso da vendetta o che cerca di fare fuori qualcuno in senso stretto come missione di vita, è un terreno tutto nuovo. Ci sono due storyline che viaggiano su rette apparentemente parallele ma che poi si rivelano incidenti, tuttavia non ritengo abbiano lo stesso peso narrativo sullo spettatore.
Il film è molto divertente, ha un tono come al solito scanzonato ed eccentrico e si può ritrovare tutto l’amore che ha Tarantino per il cinema in generale, così come per tutto quello che lo ha ispirato negli anni. Ci sono anche degli inside jokes che riguardano i suoi lavori precedenti che probabilmente sfuggiranno allo spettatore occasionale dei suoi film, ma non fanno altro che arricchire un piatto già ricco.
In ogni caso si tratta di puro metacinema, è una pellicola piena di citazioni e autocitazioni, forse più del solito ma allo stesso tempo sconvolgentemente anticlimatica. Per lo meno, per come la vedo io, non è ciò che normalmente ci si aspetterebbe da un suo film tipo, diciamo che ora capisco i pareri spaccati a Cannes.

once-upon-a-time-1566406378-640x372

Un problema che ho trovato nella messa in scena è che sembra sempre debba arrivare il punto di svolta (per come lo immaginavo io), ma non arriva veramente. Forse ci ha cresciuti come dei macellai, ci ha abituati “male”, forse hanno sbagliato a venderci il film in fase marketing acchiappaclic con Tarantino fa un film su Charles Manson e Sharon Tate, ma è così che gira il mondo. Cioè sia chiaro, so come funziona Quentin Tarantino, lo so che fa film sul cinema sfruttando gli stratagemmi del cinema, mi sembrava a priori un po’ strano decidesse di parlare di un caso di cronaca nera e un serial killer oltretutto gettonatissimo, però forse lo immaginavo diverso. Forse sto invecchiando (ho davvero appena scritto questa frase in una non-recensione vado a bere la candeggina).
In poche parole su 5 stelline gliene do 3.5 dove fondamentalmente il voto sale per la colonna sonora sempre impeccabile, gli effetti speciali e soprattutto il cast: come ho già detto in precedenza io sono entusiasta all’idea di Di Caprio che lavora per Quentin perché riesce a fargli fare ruoli sopra le righe fatti bene, stesso discorso vale per Brad Pitt di cui non sono mai stata particolarmente fan nella vita ma, funziona. Ho riso tantissimo a vedere Zoe Bell e Kurt Russell nei panni della coppia sposata, mentre invece ho trovato un po’ sacrificata Margot Robbie a livello recitativo anche se ne ho capito l’intento di fondo.
Lo rivedrei volentieri comunque perché è un lavoro ricco di elementi e magari potrei trovarci altro che mi è sfuggito.
Ma soprattutto esigo un poster di Di Caprio con il lanciafiamme e la benda nera sull’occhio perché è meraviglioso.
Voi l’avete visto? cosa ne pensate?

DC Comics dobbiamo parlare

Joker joaquin

Fin da piccola sono sempre stata fan di Batman. Sono cresciuta letteralmente con il Batman in calzamaglia quando tornavo da scuola e facevo merenda; poi c’è stata la folgorazione per i due film di Tim Burton che mi hanno letteralmente plasmato l’immaginario esistenziale; i cartoni animati sull’uomo pipistrello; successivamente, checché se ne dica io ho salvato qualcosa da tutto quanto, anche Batman forever e Batman e Robin si sono ritagliati uno spazio nel mio cuore; poi è stata la volta della trilogia di Christopher Nolan che fa gara a parte e mi fermo qui. L’ultimo prodotto della “saga” e cioè Batman vs Superman l’ho visto di malavoglia e non credo nemmeno di averlo finito, mentre gli altri: Justice League e Suicide Squad li ho ignorati a piè pari.
Si può comunque dire che io sia stata cresciuta a tutti gli effetti estimatrice della DC fin dagli albori, e invece poi qualcosa dev’essere “andato storto” perché la Marvel ha rubato i miei ultimi 11 anni di vita con il suo universo cinematografico espanso.

I cattivi di Batman sono sempre stati i piu fighi: il Joker (ma anche il Pinguino) su tutti.
Ho sempre adorato Jack Nicholson come attore con quel suo essere sopra le righe nella vita e sul palcoscenico. Prendendo una citazione di Eva Green in un’intervista “he makes me laugh” – ti capisco ragazza. Nel primo Batman di Tim Burton ha dato vita a un Joker fantastico, ben più simile all’originale di Cesar Romero apparso nella storica serie tv: un gangster folle, vestito di viola, più simile a un clown, ma col ghigno mefistofelico in faccia e un grottesco senso dello humor misto a follia.
Related image

Dopo c’è stato Heath Ledger nel capolavoro di Christopher Nolan, The Dark Knight. All’inizio non sapevo cosa aspettarmi, non sono mai stata una fan incallita ma mi è sempre piaciuto Heath come attore in quanto sceglieva ruoli interessanti ed era bello vederlo all’opera. Purtroppo sappiamo tutti che fine ingrata gli è toccata e nonostante ormai siano passati diversi anni non nego che faccio ancora fatica a realizzare l’accaduto. Il suo Joker era ben più oscuro e decadente del personaggio costruito da Jack Nicholson. Folle ed eccentrico ma ben più fuori controllo e imprevedibile.
Related image
Related image

Prima che me lo contestiate, no, del joker di Suicide Squad non parlerò perché come ho detto sopra non l’ho ancora visto. La ragione è semplice: mi avevano fatto passare la voglia a suo tempo, in tutti i sensi. Non preoccupatevi prima o poi lo recupererò, sono molto estemporanea per queste cose.

Ma veniamo a noi, cara DC, dopo questo periodo che definirei “fiacco” almeno dal punto di vista personale, io ti chiedo una cosa: TI PREGO, TI PREGO E TI SCONGIURO, NON FARMI RIMANGIARE L’HYPE PER IL NUOVO FILM SUL JOKER.
Se c’è una cosa che a volte azzecco nella vita (ma nonostante tutto sono conscia di non saper fare bene) è il fantacasting. Detto ciò, aspettavo un Joker come quello fatto da Joaquin Phoenix da anni. Il trailer uscito qualche giorno fa promette già grandi cose che spero non verranno tradite nel film.

Image result for Joaquin Phoenix joker gif
Non voglio farmi troppe illusioni ma basandomi su quello che vedo il film mostra toni retrò, una genesi del personaggio promettente un po’ old school che la butta sul psicologico, una citazione a Charlie Chaplin, un attore che adoro e che quando gli è stato richiesto di avere a che fare con le parti da psicolabile ha sempre dato il meglio. Tutto ciò non può essere un caso, questo film dovrà per forza essere bello.

DC COMICS MI VOGLIO FIDARE.

Di soggettive, polmoni persi e settimane della moda

daxeojlfsb-1533026171

Quando leggi che Nicolas Winding Refn passa per Milano.. che fai? non vai? OVVIAMENTE TENTI DI ANDARE

Il 22 Febbraio è stato ospite di Fondazione Prada per presentare uno dei suoi progetti più recenti, il sito BYNWR.COM che veramente esiste da un po’ online ma nel caso in cui non sapeste di che si tratta vi invito a visitarlo.
Ci si deve iscrivere ed è completamente gratuito, inoltre ogni mese si arricchisce di nuovi contenuti. Cosa succede quando adori un regista nerd? Succede che quando meno te l’aspetti può capitarti di avere tra le mani il netflix del cinema exploitation e grindhouse.
Si tratta di una collezione di pellicole completamente restaurate da Refn in alta definizione e messe a disposizione del pubblico senza contare la mole di contenuti da leggere che accompagnano le pellicole.
Più che una piattaforma lo chiamerei una scatola cinese, perché sai quando entri ma non sai come ne esci dato che ci si perde facilmente nell’esplorarlo.

L’evento a Milano si è svolto durante la settimana della moda e ce ne siamo accorte per il traffico, tendenzialmente raddoppiato, noi ci abbiamo provato ad arrivare in orario ma anche la posizione del museo ci ha messo a dura prova. Perché non sarà mai abbastanza drammatica la situazione, dovrai anche correre.
Diciamo che nella sfiga, per fortuna erano in ritardo sulla tabella di marcia e ce l’abbiamo fatta, ma purtroppo visto e considerato che a malincuore me ne sono dovuta andare prima del previsto mi sono persa un pezzetto della conversazione intercorsa tra Refn, l’editor del sito Jimmy McDonough, il direttore dell’agenzia BUREAU David Frost e Manlio Gomarasca di Nocturno. Gli interventi sono stati tutti molto interessanti, fa sempre piacere stare ad ascoltare persone che amano quello che fanno e fa doppiamente piacere se riescono a lasciarti qualcosa, ad esempio l’ispirazione. Siano ringraziate le divinità pagane per i potenti mezzi dell’internet che ci permettono di recuperare il tutto interamente online.

Non sono riuscita nemmeno questa volta ad avvicinarlo, quindi la prossima volta non mi scappi Nicolas. In compenso gli ho fatto delle foto di infima qualità da lontano che fanno pietà – tipo questa sotto – che però mi mettono in pace col mondo (perché se non fotografo qualcosa non sono contenta).
d0czq6uxgamyq0t

Adesso aspetto una data di uscita di TOO OLD TO DIE YOUNG, la sua serie tv prodotta da amazon studios, anche perché non dovrebbe mancare più molto tempo.

Mentre invece l’appuntamento in Fondazione Prada è settimanale: ogni venerdì fino al 24 Maggio 2019 viene proiettato gratuitamente uno dei film restaurati da Nicolas Winding Refn.

SOGGETTIVA NICOLAS WINDING REFN
Fondazione Prada
Largo Isarco, 2
20139 Milano

Una settimana dopo o più semplicemente QUE VIVA MEXICO pt. 2

oscars 2019

Visto l’andazzo prometto che il prossimo post non si chiamerà “un giorno dopo”.
Il weekend degli Oscar 2019 è passato e anche se in ritardo ci tengo a fare il punto della situazione secondo i miei gusti personali.

Mi è davvero piaciuta questa cerimonia degli Oscar?
Ni.

Si poteva fare di meglio?
Sì.

È pur sempre vero che nel 2018 mi era andata fin troppo bene e questo piattume me lo sarei dovuto aspettare, ma pensavo di nutrire un po’ più di entusiasmo per questa edizione.
Tra i lati positivi si può contare decisamente la durata: un’ora e mezza o forse addirittura ben due ore di sonno in più del previsto! Signori, questa è CIVILTÀ.
Nonostante inizialmente ci fossi rimasta un po’ male all’idea di un’edizione senza presentatore vero e proprio e seppur con un velo di malinconia per mancanza di eventuali siparietti trash, sono stata piacevolmente sorpresa.
Questa cosiddetta autogestione non ha pesato più di tanto sulla riuscita della cerimonia in termini di intrattenimento, era tutto scorrevole e veloce, ma a un certo punto devo ammettere di essermi addormentata per la prima volta in non so quanti anni. La definirei un’edizione diesel, ci ha messo un po’ a entusiasmarmi veramente. Gli mancava un po’ di brio.

I premi mi hanno soddisfatta solo in parte e in ogni caso le scelte  non hanno fatto altro che confermare i dubbi che avevo già in fase di pronostici.
Abbiamo capito che all’Academy piace il safe mode e si è votata alla commedia in fatto di miglior pellicola dell’anno premiando Green Book. Chiariamoci, mi è piaciuto tantissimo, ma credo che BlackKklansman sarebbe stato una scelta migliore proprio in termini di messa in scena e trama. Inoltre Spike Lee drama queen che fa per andarsene è stato un po’ over ma tutto sommato mi ha fatta sorridere. Avrei voluto la gif (non so se esista) avrebbe fatto compagnia a Tarantino che sputava ai golden globes qualche anno fa.
Rami Malek attore protagonista diciamo che non era proprio la mia prima scelta, anzi, avrei preferito di gran lunga Christian Bale o Willem Dafoe ma se dicessi che non immaginavo lui avesse una possibilità, mentirei.
Non sono fan dei Queen e non mi sono mai interessata molto alla band, non so tantissime cose della loro carriera quindi non posso nemmeno dare un giudizio oggettivo sul film (che ha diviso tutti da quello che so) però a maggior ragione credo che il mio valga come giudizio imparziale in merito. Fatta questa premessa ci tengo a dire che la sua interpretazione non mi ha emozionata granché, mi è sembrata piu un’imitazione. Ormai quel che è fatto è fatto, Rami resta un bravo attore, ma speravo in un esito diverso.
Mi sarebbe piaciuto vedere un briciolo di considerazione per Cold War di Pawlikowski e Werk Ohne Autor di von Donnersmarck, vista la loro candidatura in categorie diverse oltre a quella di miglior film straniero, ma non è successo, peccato davvero. Restano due gioiellini e se non li avete visti recuperateli.

Sui Queen con Adam Lambert non mi pronuncio perché me li sono persi e stavo cercando lo streaming, mentre invece la performance più chiacchierata del mese la commenterò così
L'immagine può contenere: 2 persone, testo

I punti più alti della cerimonia restano Frances McDormand in birkenstock firmate Valentino e Sam Rockwell sul palco a premiare la miglior attrice

91st Annual Academy Awards - Show

Sam Rockwell che scende dal palco per aiutare Olivia Colman a salire i gradini e ritirare la statuetta

(e nessuno ha fatto una gif, io mi chiedo cosa state su internet a fare)

Olivia Colman emozionatissima che fa il discorso più bello di sempre

Image result for olivia colman oscars

Gary Oldman e Allison Janney insieme sul palco

Gary Oldman, Allison Janney

Alfonso Cuaron che quest’anno aveva il film pigliatutto e sono davvero contenta

alfonso cuaron

Samuel L. Jackson e Spike Lee sul palco

sam jackson spike lee

Spike Lee che finalmente vince un Oscar e blasta il governo

spikelee

Quella persona orribile che risponde al nome di Diego Luna che sale sul palco a presentare ROMA e fa di tutto per togliermi il sonno


vergognati

Last but not least i miei vincitori morali della categoria miglior film straniero

il cast di Werk ohne Autor (o Never Look Away) che scarseggia in foto e dato che non ne ho trovate del red carpet ci faremo bastare questa perché Oliver Masucci, Tom Schilling, Paula Beer e Sebastian Koch un po’ di spazio su questo blog se lo meritano a priori.

Tom+Schilling+German+Oscar+Reception+KVrlUcZTgFlx

Il regista di Cold War, Pawel Pawlikowski

Pawel+Pawlikowski+91st+Annual+Academy+Awards+E8GHCXi_Pi7x

Christian Bale

christian bale

Willem Dafoe

willem

Non dimentichiamoci Glenn Close che da spettacolo sul red carpet

Se ne riparla tra un anno e spero che il 2019 sia pieno di bei film e abbia qualche polemica in meno.

un anno dopo (circa) “and the oscar goes to…”

9b1e0891-8daf-4ae1-a6f0-b34746470fc1-afp_afp_11o8p2

Sull’enciclopedia sotto alla definizione di ‘colpevolezza’ c’è una mia foto. Io con la faccia contrita gli occhiali sporchi e le doppie punte. Immortalata in un mugshot, spalle al muro, che abbandono il blog e non aggiorno più per un anno circa.

Non lo dico più sono tornata, mi faccio schifo, prendete le cose come vengono. Al cinema ci vado sempre volentieri e recupero tutto coi miei tempi ma ho delle fasi alternate, anche se a loro modo compulsive, da serie tv e da cinema.

Le previsioni personali di quest’anno sono arrivate in zona cesarini. Per chi le scrivo? più per me che per altro, perché devo farlo. Non mi obbliga nessuno, ma mi sembra di tradire una tradizione che mi ero imposta tempo fa.

L’anno scorso era tutto più elettrizzante, soprattutto per quanto riguarda i film in gara, ma anche quest’anno ci sono state scelte interessanti.
Diciamo che l’entusiasmo quest’anno me l’hanno smorzato di più le polemiche e i dibattiti sullo streaming e le uscite cinematografiche e le scelte pessime degli organizzatori della cerimonia: conduttore, non conduttore, presentatori dei premi che non avevano niente a che fare con la tradizione delle edizioni precedenti, premi consegnati durante la pubblicità… forse c’è dell’altro ma onestamente mi sembra sufficiente a far girare le scatole a chiunque ami il cinema o per lo meno seguire le premiazioni. Un bel sonoro STICAZZI, quest’anno, se lo meriterebbero ma poi succede che io sono debole e chiamano Diego Luna a presentare qualcosa e devo guardare.

Ma arriviamo al dunque

oscars-2019-best-picture-nominees

BEST FILM

Io non so decidermi tra Roma e BlacKkKlansman, come minimo vincerà Bohemian Rhapsody e mi sentiranno urlare improperi fino a Los Angeles.

BEST DIRECTOR

Per me è un ex aequo tra Spike Lee e Alfonso Cuaron. Sarebbe bello vincesse Spike Lee anche solo per il fatto che è la prima volta che lo nominano.

BEST LEADING ACTOR

Il cuore dice Willem Dafoe perché, ok è un personal fav ma ho davvero amato la sua interpretazione in At Eternity’s Gate, mentre invece il cervello dice Christian Bale perché ok se lo merita tantissimo anche lui ma sono più che altro preoccupata per la sua salute perché non può andare avanti a dimagrire e ingrassare a fisarmonica così. Quindi Academy, ti prego, salva un irlandese da se stesso e dagli l’oscar.
Ciò non toglie che sono offesissima dal fatto che non sia stato nominato John David Washington per BlacKkKlansman. Davvero non capisco, cosa vi ha fatto? è stato meraviglioso.

BEST LEADING ACTRESS

Direi a naso Yalitza Aparicio perché mi è piaciuta molto ma probabilmente vincerà Glenn Close. Io non ho ancora visto The Wife quindi mi fido di quello che ho visto in Roma e scelgo così.

BEST SUPPORTING ACTOR

Vorrei tantissimo rivedere Sam Rockwell sul palco perché sono di parte ma non credo vincerà, quindi direi Mahershala Ali oppure magari non mi dispiacerebbe anche Richard E. Grant.

BEST SUPPORTING ACTRESS

Emma Stone o Marina de Tavira

BEST FOREIGN LANGUAGE FILM

Qui darei il premio a Never Look Away o Cold War. Più a Never Look Away ma solo perché ho pianto di più. Non ho menzionato Roma solo perché potrebbe vincere come miglior film.

BEST ORIGINAL SCREENPLAY

Vice

BEST ADAPTED SCREENPLAY

Non so scegliere tra BlacKkKlansman, Can you ever forgive me e If Beale Street Could Talk.

BEST CINEMATOGRAPHY

Non so scegliere tra Cold War e Roma, in tal caso se dovesse farcela uno di questi due sarei contentissima lo stesso.

BEST PRODUCTION DESIGN

Black Panther

BEST VISUAL EFFECTS

Avengers: infinity war

BEST COSTUME DESIGN

Mary Queen of Scots o The Favourite

BEST MAKE UP AND HAIRSTYLING

E’ una dura lotta tra Vice e Mary Queen of Scots

BEST ORIGINAL SONG

A Star is Born

BEST ORIGINAL SCORE

Black Panther

BEST FILM EDITING

Direi Vice ma se la gioca con Bohemian Rhapsody
non resta che aspettare e scoprire che succederà.